Top

Tagli da soli non bastano. Crescita non si fa con gli annunci F. Laratta

luglio 4, 2012 di Redazione 

Il presidente del Consiglio assomi- glia sempre più ad un liquidatore: come conferma, plasticamente, anche la nomina di un liquidatore di professione – Bondi – alla guida della revisione della spesa. Ma i liquidatori agiscono senza altra ratio che non sia quella di tagliare: tagliare la spesa, ma, a questo fine, anche il personale e i rami produttivi dell’azienda. Che poi dovrà (magari) essere rimessa sul mercato affinché qualcuno si preoccupi “anche” di fare sì che ricominci a produrre: altrimenti i capitoli di spesa ancora attivi, e i successivi investimenti non inquadrati in una pianificazione, faranno ripiombare l’azienda in rosso, e gli stessi tagli – costosi sul piano umano e produttivo; i così detti “sacrifici” – si riveleranno inutili. Un accanimento. Ecco: Monti, ancora una volta, dimentica che il bilancio è fatto di contenimento di spesa, sì, ma anche di una strategia di crescita – specie se si ha un debito enorme da ripagare – e lascia che il nostro paese prosegua sulla strada di una decrescita che il taglio alla spesa – come lo scudo anti-spread, ammesso che venga mai effettivamente varato – potrà limare di qualche decimale, ma non invertirà, condannando il nostro paese ad una persistenza sull’orlo del default che l’alleggerimento “liquidatorio” – e non in funzione di una ristrutturazione nel senso di un recupero di efficienza – della macchina dello Stato rischia, semmai, di aggravare. Perché, come scrive il deputato del Pd, anche i tagli alla spesa – fatti (comunque) male in un primo momento da Monti, costretto a nominare un altro tecnico perché facesse quello che alla prima ondata di tecnici non era riuscito – vengono messi in campo senza nessuna rispondenza ad un disegno complessivo e di rimodellamento del sistema delle nostre istituzioni e dei nostri servizi (sanitario, scolastico), e quindi “rischiano” (?) di andare a colpire “alla cieca” e in modo tale da penalizzare, alla fine, il funzionamento e (quindi) la stessa resa di bilancio del nostro comparto pubblico. E’ davvero la delocalizzazione (interna), l’accentramento (nelle città) dei nostri ospedali e dei nostri plessi scolastici – e quindi il loro allontanamento dai cittadini, sia in senso geografico sia in termini di capacità di ascolto e di interazione – il modello che vogliamo adottare nell’organizzare lo Stato e quindi l’Italia di domani? Il problema è che a questa domanda il governo Monti ha scelto di non dare una risposta, continuando a tagliare indiscriminatamente o reiterando il modello liberista che già lo aveva guidato nella non riforma (?) del lavoro – dopo la quale lo stesso ministro Fornero auspica (ex novo) un “mercato” capace di ridare occupazione ai giovani: senza rendersi conto che era evidentemente nella sua riforma, la leva attraverso la quale, avendo le idee chiare, avrebbe potuto/ dovuto perseguire quell’obiettivo ora solo sterilmente rilanciato in una dichiarazione – da (inevitabilmente) governo tecnico (quale è) e non Politico. Lo spread che permane sopra quota 400 (due anni fa, lo ricordiamo, era a 200) dimostra che tutto questo non basta al paese ma nemmeno ai mercati: e che la fase-1 e la fase-2 non possono esistere, per la semplice ragione che la fase-1 (cioè quella dei tagli) senza una contestuale fase-2 (quella della crescita) è privata della bussola della prospettiva nella quale ci si muove e finisce per rischiare di essere condotta in modo sbagliato quando non deleterio e compromissorio della possibilità di scelte strategiche future; e comunque non basta, non basterà mai a tirare l’Italia fuori dal pantano. L’accanimento (quasi ossessivo) di Monti nel ridurre la spesa, senza “completare l’opera” con misure per la crescita (che continua furbescamente ad invocare da parte dell’Europa: ma l’Europa siamo, appunto, noi! E l’Europa non crescerà, nemmeno con le più straordinarie misure assunte a livello comunitario, se il nostro paese non penserà intanto ad alleggerire la sua parte di responsabilità nella frenata del Pil continentale) maschera, come lo spettacolo pirotecnico del suo marcamento a uomo della Merkel a Bruxelles, la mancanza di visione e il conseguente vuoto di iniziativa. L’immagine (riflessa nello Specchio: ricordate?) è sufficiente ad illuderci (ancora una volta, come, per alcuni di noi, con il primo Berlusconi) che “grazie a nostre speciali risorse, possiamo cavarcela anche tirando a campare”: e invece no, presidente Monti. Come dice lei stesso, è giunto il momento di fare sul serio; il momento della sostanza. Il momento del (ritorno al)la Politica (vera). di FRANCO LARATTA*

Nella foto, il presidente del Consiglio: scettico (allo Specchio. Degli italiani)

-

di FRANCO LARATTA*

Il governo taglia. Taglia tutto. Occorre risparmiare miliardi e miliari di euro. Presto. Anzi subito. Ma siamo sicuri che così si risparmia davvero? Siamo certi che miglioreranno i servizi in qualità ed efficienza?

Io ho molti dubbi. Sono molti anni che qualcuno ci spiega che grande è bello, che il piccolo è inutile, se non dannoso, e costa molto. E via con la globalizzazione. Via con i Grandi Centri Commerciali, le Tav, i Ponti, le Frecce Rosse. Tutto grande, tutto bello, tutto veloce, tutto comodo!

E così si tagliano gli ospedali medio-piccoli, si accorpano a quelli grandi. Si dimezzano gli istituti scolastici, si cancellano gli uffici postali, si minaccia la cancellazione dei piccoli comuni, si chiudono i piccoli aereoporti.

Il risultato nella Sanità è già evidente: il deficit aumenta, i servizi non migliorano, i grandi ospedali scoppiano letteralmente, riprende l’emigrazione sanitaria.

Le province. Per un decennio sono stati trasferiti compiti e funzioni dello Stato e delle Regioni alle Province. Oggi ci si inventa la totale cancellazione delle piccole e medie province: quasi il 50% del totale. Ma ne vorrà fuori un gigantesco buco, un vuoto, tra Regioni e Comuni, che qualcuno dovrà pur coprire. Volete scommettere che alla fine non si risparmierà nulla? Più semplice sarebbe costringere le province a …fare le province. A gestire cioè strade, scuole, territorio, ambiente. Evitando di occuparsi di politica estera, della grande convegnistica e delle sagre! Riportare tutte le competenze alle regioni significa intasare ancora di più quest’ultime che già operano in condizione di grave confusione, incapaci di spendere le risorse proprie e quelle comunitarie, fallimentari nelle deleghe proprie come sanità, agricoltura, turismo, energia, ambiente.

Ma che fine hanno fatto le leggi che toglievano la gestione alle regioni per trasformarle in ente esclusivamente legislativo e di programmazione? Silenzio, a molti fa comodo così!

L’amministrazione della Giustizia. Come per gli ospedali, anche qui vale il principio che grande è bello. Applicando, il governo Monti, la legge del Governo Berlusconi, il tribunale dovrebbe essere uno solo per provincia. Una provincia come Cosenza ne perderebbe addirittura tre. Un errore gravissimo. Concentrare tutto sul tribunale della città di capoluogo, porterà ad una vera e propria paralisi, un gigantesco caos in settore assai delicato.

Ed ecco che spuntano le deroghe: ne lasciamo un altro, forse due. Ma a cosa giova?

Stesso discorso per le scuole: moltissime perdono le autonomie, altre vengono accorpate, nei piccoli comuni si va verso lo smantellamento totale. Grande è bello: e così si torna a viaggiare verso la città più grande. Vivere in un comune medio-piccolo non converrà più a nessuno. Tanto gli uffici postali non ci sono più, i comuni presto spariranno, degli uffici non c’è più traccia. Anche i piccoli negozi hanno dovuto chiudere: il Centro Commerciale della città è grande, fresco e ospitale! Grande è bello.

Al di là di ospedali, scuole, province e tribunali (prefetture e questure comprese), quello che continua a non convincere è proprio l’idea del grande è bello! Anche perchè non è vero che produca risparmio. Almeno finora nessuno lo ha provato.

Lo Stato arretra, chiude, accorpa. Dopo un trentennio di forte, e costosissima, avanzata, lo Stato oggi non ce la fa più. E taglia, chiude, licenzia. Oggi si pagano le scelte del passato, i gravissimi ritardi degli ultimi anni, lo sperpero e gli sprechi in tutti gli Enti pubblici. Per troppo tempo, dal comune più piccolo alle province, dalle Regioni allo Stato, tutti hanno sprecato e sperperato. Oggi vivono una situazione drammatica, sommersi dai deficit di bilancio. Una bolla destinata a scoppiare e fare molti danni.

Ma grande è bello non è la risposta giusta. Soprattutto manca una riforma più complessiva delle istituzioni del Paese. Per cui con un emendamento si cancellano decenni di storia, si tratta allo stesso modo enti utili ed enti inutile (oltre 3.500 sarebbe quelli inutili già censiti, che però resistono ai tagli da almeno un decennio).

Qualche anno fa ci eravamo permessi, chi scrive e una trentina di deputati, di proporre un’Assemblea costituente per riscrivere in un anno la Costituzione e riformare profondamente le Istituzioni del Paese. Non se ne fece nulla.

Oggi, a tempo scaduto, qualcuno ha preso la scure e colpisce a fondo. Ma ormai è tardi. E molti si faranno male!

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom