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Scudo anti-spread meccanismo difensivo Serve (solo) mantenere (?) status quo (?) Ma Italia non si salverà senza la crescita E Monti (e l’abc) non sa(nno) come farla

luglio 1, 2012 di Redazione 

Ha vinto l’Italia, a Bruxelles, o ha vinto Mario Monti? Il meccanismo anti-spread serve a frenare ondate speculative, ma è anche la coperta di Linus che copre l’incapacità del nostro premier di concepire provvedimenti per rigenerare la crescita. Perché lo spread resta alto – non dimentichiamolo – perché Monti ha tagliato (male) la spesa (al punto da dover nominare un altro tecnico perché lo facesse meglio) e aumentato le tasse, senza assumere alcuna misura per far ripartire la nostra economia; determinando così (però) un effetto di accentuazione delle tendenze recessive. Ed è poiché l’Italia non cresce (e, anzi, ora decresce), che a Bruxelles siamo stati costretti a chiedere l’elemosina di un contributo degli altri paesi per colmare le nostre mancanze. Il che non ha impedito a Monti che Ostellino definisce (a ragione) “altro da un tecnico, un abile politico, che vende fumo quando non sa che pesci pigliare”, di apparire come il mattatore di un vertice che, al solito, ha rimandato a data da destinarsi l’unica scelta da cui dipende (veramente) il futuro dell’Europa: quella che riguarda il modo in cui rilanciare la (nostra, in primo luogo) economia. Il meccanismo anti-spread è, infatti, un meccanismo “difensivo”; è vero che il contenimento dei tassi permette finanziamenti più facili, e questo può favorire la circolazione di una maggiore liquidità: che le imprese possono tradurre in investimenti. Ma si tratta di un “effetto collaterale”, che non promette di determinare alcuna svolta, al massimo di ridare un po’ di ossigeno (il che non è comunque nulla) a quei privati che – come lo Stato – erano in balia delle onde della speculazione. Ma a lungo andare, se il nostro paese non cresce, saremo “daccapo”: e non potremo più fingere, come fa Monti, di avere proposto lo scudo per dare un contributo disinteressato alla salvezza dell’euro, senza avere intenzione di avvalersene; e capiremo che la vittoria di Bruxelles era stata, in realtà, una vittoria di Pirro – o, forse, di Monti – utile a mascherare (abilmente) il vuoto di iniziativa di questo governo (fresco reduce dal flop del decreto sviluppo), sufficiente ad incantare la politica politicante (che di Politica, e di economia, ha ampiamente dimostrato di non intendersi – e interessarsi – granché), ma non gli italiani onesti e responsabili e, comunque, gli attori economici. Pesa il silenzio assordante di Confindustria, che solo l’altro ieri aveva definito la nostra economia “come se fosse uscita da una guerra”, proprio perché continua a perdere colpi: -2% è la previsione (stante l’attuale assenza di politiche) per quest’anno. Ed è lì, in quel segno meno che dura (se non formalmente, sostanzialmente) da trent’anni, che sta il vero buco nero in cui il nostro paese continua a rischiare di essere risucchiato; e che il meccanismo anti-spread ottenuto da Monti non tocca (se non) minimamente. E questo accade “perché” il presidente del Consiglio, ideale ambasciatore del nostro paese all’estero, ha dimostrato di non sapere come si fa la crescita.

P.s.: C’è chi ha definito le scelte (?) del vertice una “risposta dei leader ai mercati”, da cui i primi si sarebbero finalmente smarcati. E, certo, il meccanismo anti-spread serve, quanto meno, ad evitare “colpi di testa” quali quelli a cui ci hanno abituato le agenzie di rating, che sfuggono non solo (ovviamente – ?) al controllo dei governi (?), ma anche ad ogni principio di trasparenza e responsabilità (come del resto gli – stessi – mercati – ?). Ma con la decisione di intervenire in una chiave puramente “mercatista”, ovvero assumendo una misura utile a regolare (esclusivamente) il rapporto tra i debiti e la speculazione, i leader (?) europei hanno sancito ancora una volta l’egemonia (culturale) del mondo delle borse sui paesi “reali” (e, dunque, della finanza sulla Politica). Che aspettano ancora, appunto, misure per la crescita. La loro. Quella che – assicurando stabilità anche sul piano “finanziario” – tocca (direttamente) la vita dei cittadini. Che purtroppo ai tecnocrati di tutto il mondo – nominati dalle élite – bancarie – e mai “passati” per un voto popolare – sembra interessare poco.

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