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Italia ce la fa da sola se cresce -lei E non (si) aspetta soluzioni da altri

giugno 22, 2012 di Redazione 

Durante l’ultimo picco (alto) della curva delle sue difficoltà, fu il presidente del Consiglio a scaricare sulla Germania, e sulla Merkel, la (propria) incapacità a concepire provvedimenti per far ripartire la crescita. Fu (proprio) lui ad attirare sui tedeschi quello che abbiamo definito “razzismo anti-tedesco”, e che porta il segretario del Pdl a minacciare ritorsioni (?) del Parlamento italiano nei confronti della Germania (!), e una delle candidate alle primarie del centrodestra ad auspicare l’uscita dei tedeschi dall’euro (…) – boutade ora ripresa anche dal “leader dei moderati” – versione anarchica delle tentazioni populistiche di ritorno (alla lira) di Berlusconi. Fu dunque lui ad avviare il processo di disgregazione che mette oggi a rischio l’unità e rende più difficile un processo di integrazione europeo che è lo stesso Monti, ora, ad indicare come chiave per risolvere i problemi dell’eurozona (continuando peraltro a dare l’impressione di avere ripreso – ? – a fare il commissario al mercato interno, più che il capo del governo italiano). Nel rispondere alle domande rivoltegli da Fabio Martini della Stampa e da altri cinque quotidiani europei, il presidente del Consiglio glissa sulla questione dell’impatto sociale delle politiche di rigore, preferendo dedicarsi a ragionare di banche. Ed è vero che banche, debiti sovrani e economia reale (e quindi rispettivi cittadini) sono legati a doppio filo: perché se le banche chiudono i rubinetti del credito le imprese si fermano (quando non falliscono), e se questo accade le stesse banche hanno poi più difficoltà a ”sostenere” i debiti dei paesi. Che a loro volta scontano, evidentemente, la frenata delle proprie economie. Ma un governo lungimirante lascia che siano i banchieri centrali – e i burocrati di Bruxelles – ad occuparsi delle questioni legate all’organizzazione del sistema bancario (evitando di farsi richiamare da Draghi a riaversi della propria funzione “politica”); o comunque mette questo punto al secondo posto della sua agenda: dando priorità, invece, alla definizione e all’adozione delle misure per far ripartire l’economia. Che alimenterà, poi, sia il sistema bancario sia il finanziamento del debito. E’ in questo modo che un paese membro può contribuire, in modo decisivo, a salvare l’Europa. Ed è solo così che Monti potrà inverare il proprio mantra secondo cui l’Italia “ce la farà da sola, senza bisogno di aiuti”: possibilmente, non solo in termini finanziari, ma anche di idee e di azione Politica. Non lamentando la mancanza di elasticità di altri capi di governo, e aspettando dai vertici internazionali la risposta – ai problemi del SUO paese – che il presidente del Consiglio non è in grado di dare da solo (e che non è vero non sia possibile dare a livello di singole nazioni). Non è così che si sostanzia l’incredibile propaganda alimentata dai giornali di tutto il mondo intorno alla figura di Monti. A meno che Monti non punti a salvare – prima di tutto – se stesso.

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