Top

Caro Monti, te lo dice pure Confindustria Decreti omnibus non bastano far crescita ‘Se’ incentivi si disperdono in mille rivoli Politica deve dir dove vuol portare Italia Squinzi: ‘Puntare su ricerca/ innovazione’ Gad: “O mercati (‘ora’) aggrediranno noi”

giugno 19, 2012 di Redazione 

Perché l’innovazione costituisce, ad un tempo, il risultato e la “causa” (il motore) di ogni – vera – politica di crescita (economica), se è vero che non ci può essere crescita (arricchimento) senza ricerca, e la ricerca porta appunto alla generazione di nuove idee. “Come hanno ben capito in altri paesi”, scrivono gli industriali. Perché quelle stesse nazioni che fingiamo di prendere a modello, hanno costruito su questo – e non sul liberismo – la propria attuale, maggiore solidità (economica e non solo). E’ il caso degli Stati Uniti, culla delle start-up e dell’innovazione (tecnologica). Ma è il caso – anche – dell’India – oltre che della – stessa – Germania – che tiene infatti il passo delle (sue) aspettative a differenza di un gigante cinese che avendo prediletto la prospettiva di un “guadagno” (facile e) immediato – “come” in una speculazione finanziaria; facendo scontare ai – “soli” – lavoratori i “costi” del (proprio, mancato) sviluppo – si ritrova ora a crescere meno del previsto, e a vedere allontanarsi il traguardo di un possibile sorpasso nei confronti dell’economia americana. Come abbiamo già scritto è la Cultura, e non competere – e basta – la chiave del nostro possibile Rinascimento. Non è un caso che l’azienda di maggior successo della nostra Storia abbia fondato proprio sulla formazione (dei – propri – dipendenti) e sulla creatività (liberata da un clima – aziendale ma “familiare” – in cui ciascuno riceveva gli stimoli e, ad un tempo, la serenità – leggi: il contrario della minaccia del licenziamento selvaggio – necessaria a dare il meglio) la capacità di generare quella invenzione/ scoperta che costituisce il perno attorno a cui ruota la nostra (attuale) civiltà: il primo pc. L’innovazione, appunto, come risultato e “motore” della crescita (culturale, cioè umana e, a cascata, tecnica e professionale) degli italiani, e, attraverso di essa, della nostra economia. Sarà dandoci questa prospettiva (a 360°) – e non continuando a mettere una toppa qua e là – che potremo salvare l’Italia. E, allora, potremo confidare di tornare a crescere (in una – possibile – doppia cifra; e non dell’ennesimo zero virgola – in negativo? – a cui rischia di condannarci l’ultimo – ? – decreto “sviluppo” – ?). E di evitare un “contagio” che è frutto – in realtà – solo della “nostra” (?) incapacità (di rigenerare, appunto, la crescita). Perché, come ci ricorda il conduttore de L’Infedele, il voto greco non risolve affatto la crisi dell’eurozona; visto che i mercati, ben più che alla Grecia, puntano (ora) al bersaglio grosso: (la Spagna e, soprattutto,) il nostro paese, che dopo sei mesi di governo Monti si ritrova sull’orlo del baratro “esattamente” (?) come prima. di GAD LERNER

Nella foto, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi

-

di GAD LERNER

Patetico lo sforzo odierno dei principali mass media desiderosi di rappresentare la vittoria di Nuova Democrazia nelle elezioni politiche greche quale viatico per una riscossa dell’eurozona. Intanto perchè se si sommano gli astenuti ai voti dell’opposizione risulta ben difficile sostenere che i cittadini greci abbiano votato davvero in favore del memorandum e della disciplina di bilancio in esso prescritta. Ma soprattutto perchè la speculazione finanziaria che ha scommesso sulla disgregazione dell’eurozona e che ha imparato a usare il debito (sovrano o bancario) come una clava, ha proseguito imperterrita il suo attacco al bersaglio grosso: cioè alla Spagna e all’Italia.

Così nel pomeriggio i mass media zelanti che annunciavano una riscossa mai neppure incominciata, si sono dovuti inventare la cronaca di un “effetto Grecia” che svanisce in poche ore. Ma va là, è svanito l’equivoco di una Grecia che votando la sottomissione alla Troika cambierebbe il corso della storia; ed è svanita la mistificazione secondo cui la cancelliera Merkel sarebbe una rappresentante sciocca e maldestra degli interessi tedeschi, con il suo insistente diniego ad accollarsi il debito altrui sulle spalle germaniche. Può darsi che abbia torto, ma la sua gente ha fatto i conti e la pensa come lei.

GAD LERNER

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom