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***Per superare l’immobilismo***
ELEZIONI DOPO L’ESTATE, RIDIAMO VOCE AI CITTADINI
di LUIGI CRESPI

giugno 10, 2012 di Redazione 

In oltre sei mesi il governo Monti – tradendo le attese (dei più) – ha dimostrato di non essere la risposta alle nostre difficoltà. Il default non è stato scongiurato – come avrebbe garantito un governo Politico capace di avviare, nel mettere in sicurezza i conti, la costruzione del futuro – ma solo “sospeso”. E la spirale recessiva nella quale le stesse politiche messe in campo dall’esecutivo dei tecnici hanno fatto crollare la nostra economia, rischia oggi di abbreviare – e non di allungare – i tempi di una possibile (ri)caduta. I continui annunci di imminenti provvedimenti per la crescita – da Palazzo Chigi così come nei vertici internazionali – costituiscono la (“migliore”) garanzia che nessuna misura sarà effettivamente presa, ed è dunque il perseverare nell’affidare a personalità che – non avendo peraltro alcuna legittimazione popolare – non hanno la necessaria prossimità con i cittadini – nelle cui risorse (oggi frustrate, soffocate, penalizzate anche da una tassazione che minaccia di essere ulteriormente aumentata) sta la possibile chiave per rilanciare la nostra produttività – a rappresentare un “salto nel buio” per la democrazia; e non elezioni che – anche attraverso il ricambio di una classe politica che è la principale responsabile – ma non esaurisce l’intero spettro di opzioni elettorali – della situazione nella quale ci troviamo – possono restituirci un governo che non abbia più ad esitare nell’assumere i provvedimenti che servono al nostro paese: (ri)costruzione (e riorientamento) di un sistema integrato tra scuola, università/ formazione, ricerca e, ovviamente, tessuto imprenditoriale nel senso dell’innovazione; attraverso anche il riconoscimento e la valorizzazione di quella parte più moderna e dinamica del nostro paese, che attende ormai da anni che le nostre istituzioni facciano accedere – non solo facendone una colonia dei mercati – l’Italia ad una modernità dalla quale siamo ancora esclusi. Concentrazione di questi sforzi nel nostro Sud, che solo la burocrazia/ tecnocrazia che ha preso in ostaggio la politica, può pensare di legare al traino di una Mitteleuropa lontana migliaia di chilometri (e fuori da qualsiasi rotta commerciale che possa giustificare un tentativo di aggancio ad un sistema produttivo che non ha mai guardato a sud – come provano, peraltro, le crisi spagnola e greca, e dell’intero meridione del Vecchio continente), e che la Primavera araba invita a “voltarsi” verso quelle regioni settentrionali del continente africano – dirimpettaie della Sicilia – l’età media giovanissima delle cui popolazioni – e il loro desiderio di accedere, finalmente, ad una compiuta democrazia – impone alla Politica (e non alla tecnica) di valutare la possibilità di un progetto di sviluppo (comune). Serve, come dice ora (anche) Oscar Giannino, discontinuità. Per salvare un nostro paese che – dopo decenni di normale (mediocre) eccezionalità – merita finalmente un po’ di (eccezionale: nel senso di straordinaria) normalità. E anche di quella qualità che le élites che esercitano la (loro) golden share sul nostro paese, non sono state evidentemente in grado di esprimere. di LUIGI CRESPI

Nella foto, Luigi Crespi

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di LUIGI CRESPI

Non è certo la sua retorica spesso pelosa, accompagnata da singhiozzi troppo frequenti, che lo rende umano e lo fa apparire fragile, dandogli le stesse caratteristiche che riconosciamo nei nostri vecchi. Non è certo per averci regalato una indecorosa parata quando la gente gli chiedeva di essere rispettata con un gesto che non fosse solo simbolico. Queste sono bazzecole rispetto alla parabola in cui ha consegnato il nostro Paese, imponendo una visione tutta sua e andando ben oltre le sue prerogative.

Alla fine del 2010, in seguito alla rottura di Gianfranco Fini con la maggioranza di Governo, Pierferdinando Casini presentò una mozione di sfiducia. Se si fosse votato il giorno dopo, in Parlamento avremmo assistito alla caduta politica del Governo Berlusconi e alla nascita di una nuova maggioranza e di un nuovo esecutivo oppure saremmo tornati al voto. Questo ci avrebbe consentito anche di utilizzare i tecnici ma nell’ambito di un governo politico, capace più della parodia della squadra di Monti di affrontare la crisi. Invece il presidente della Repubblica ha dato 30 giorni a Berlusconi per poter riorganizzare la sua maggioranza. Da quella fase che nasce da Napolitano si apre la “stagione dei responsabili” che ha messo in luce i vari Scilipoti ed è quella fase uno dei momenti chiave che sanciscono la rottura tra le istituzioni e l’opinione pubblica.

La stessa fase ha consentito al Governo Berlusconi di resistere ad oltranza, proprio quando tra la gente aveva perso credibilità e prestigio. Il Governo italiano da quel momento non ha più esercitato reali funzioni e si è presentato delegittimato nella fase più difficile della crisi. Questa difficoltà ha aperto la strada al Governo Monti voluto da Napolitano, scelto e imposto solo da lui. I risultati dopo sei mesi sono quelli sotto gli occhi di tutti: un governo che è riuscito a tagliare le pensioni, a portare la tassazione a livelli non accettabili, che non è riuscito a mettere una straccio di patrimoniale se non quella sulla casa di tutti.

Un governo che piange per avere perso l’appoggio dei poteri forti e dei giornali e neanche si chiede perché. Un governo che non ha legittimazione popolare, che non ci ha salvato dal baratro ma lo ha solo spostato, senza idee, senza uomini credibili, senza qualità, senza alcuna capacita di dare speranza e senza alcuna visione del futuro. Ora torniamo alla democrazia, al voto, ridiamo voce ai cittadini e facciamolo subito. Non si capisce perchè il voto è possibile in tutta Europa e non in Italia.

Francia, Spagna e Grecia votano e scelgono. Noi, invece, dobbiamo avere una classe di gerocrati che pensano ad un futuro che non gli appartiene. Si voti, caro Napolitano, ripristiniamo la legalità e diamo voce alla Costituzione. Prenda atto che i tecnici hanno bisogno di quello di cui ha bisogno chiunque, la legittimazione popolare. Non mi interessa oggi chi vince, se Grillo o la foto di Vasto. Vale di più l’interesse generale che non quello di una parte, quindi si voti ad ottobre, rapidi e veloci, ma senza dimenticarsi di cambiare la legge elettorale altrimenti anche il voto sarà un esercizio per pochi e chiunque vincerà non avrà l’indispensabile legittimazione popolare.

LUIGI CRESPI

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