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Fassina? Dice ciò che in molti pensano
NEL PD COVA LA RIBELLIONE (A MONTI E A BERSANI)
di MASSIMO DONADI*

giugno 6, 2012 di Redazione 

“Molti Democratici mi avvicinano e mi dicono: non ce la facciamo più a votare provvedimenti che non condividiamo”. E la ragione è molto semplice: il governo Monti è un governo di destra, fedele (o – a volte, sembra – prono) all’ideologia liberista, che prevede la competizione (sfrenata) come unico mantra a vantaggio di “chi (pochi) ce la fa”; ed è completamente indifferente alle istanze delle persone più “deboli”. E tutto questo è semplicemente il contrario di ciò che – serve per uscire dalla crisi e che – la Sinistra è chiamata a mettere in campo. Perché se nell’anno (più acuto) della crisi, la soluzione (?) adottata è rafforzare le misure assunte nello stesso senso – appunto, utile a fare gli interessi degli speculatori; a cui non importa nulla della salvezza dell’Italia! – che ci ha portati nell’attuale situazione – ovvero il laissez faire gli attori economici – o finanziari – in nome di un predominio della (fredda) economia sulla Politica, attraverso la deregulation – è evidente che questa distonia non può essere fatta propria da chi è chiamato a porre rimedio ai danni arrecati dalle ricette (sbagliate) della destra. E infatti nel Pd, scrive il capogruppo alla Camera di Italia dei Valori, sono in tanti a pensarla come il loro responsabile economico: ma non hanno (per ora) lo stesso coraggio (in pubblico: mentre nei corridori di Montecitorio, confidano di non farcela più a votare provvedimenti di questo governo che non condividono). Serve discontinuità, o non ci salveremo. E quanto all’assenza o meno di una prospettiva (alternativa) nella quale muoversi, il giornale della politica italiana – molto ascoltato da una classe dirigente che però, pur riconoscendo la forza e l’autorevolezza di ogni nostra proposta, preferisce far proprie solo quelle che fatti due conti paiono convenirle (come nel caso dell’art. 18; sul quale, pure, alla fine Pigi è riuscito comunque a sentirsi in colpa – con i suoi alleati di governo, non certo con i lavoratori, che pensavate – e a ringraziare per la concessione che la a e la b – e Monti – gli avevano fatto), nel tentativo (disperato) di salvarsi dalla propria (ormai inevitabile, tanto più quanto più insisterà nell’anteporre i propri – presunti – interessi – particolari – al bene del paese) sparizione – mette in campo da mesi le chiavi di un nuovo pensiero forte per la Sinistra: dalla critica del modello (fallimentare: in senso letterale) mercatista della destra, alla definizione di un progetto per far ripartire la crescita, all’indicazione di un orizzonte nuovo per i lavoratori (e i loro rappresentanti). E siccome l’unico scopo della Politica (italiana) è (oggi) salvare l’Italia, ecco che ogni proposta coincide – essenzialmente – con ciò di cui (pensiamo) abbia bisogno (a prescindere da destra e sinistra!) il paese. Perché come l’inefficacia (anzi, la dannosità) delle misure (di destra) assunte da Monti dimostra, e com’è peraltro sempre stato nel corso della Storia, è (inevitabilmente) da Sinistra – ovvero da una reale e disinteressata partecipazione ai destini delle Persone – che si ha la prospettiva (giusta) per fare gli interessi del proprio paese. Per una ragione molto semplice: che la Sinistra agisce per fare il bene di (tutti!) gli italiani – e (dunque) dell’Italia – la Destra, per difendere i privilegi (che Monti dice di voler eliminare, ma che poi reitera: non toccando nemmeno lontanamente gli organismi nei quali sono annidati i figli e gli amici dei potenti, nonostante l’esorbitante – e del tutto infruttuoso! – dispendio di risorse pubbliche; “parificando” la scuola pubblica a quella – delle élites – privata: per poi, magari, un giorno, scoprire che il nuovo governo – di destra – in carica fino al 2018 che la persistenza dell’esecutivo dei tecnici rischia di propiziare, ha introdotto l’obbligo – anche nella scuola dello Stato! – di pagare una retta per poter accedere alle lezioni. Perché questa, è la “logica” – ?) di quei pochi che ce l’hanno (già) fatta (e continuano a farcela, sì, ma a “discapito” di ciascuno di noi. E quindi dell’Italia). di MASSIMO DONADI*

Nella foto, il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina

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di MASSIMO DONADI*

Complimenti a Stefano Fassina, che ha detto ciò che molti pensano nel Pd, ma che pochissimi hanno il coraggio di dire pubblicamente. Sarà stata un’iniezione di siero della verità, realismo politico, un lapsus freudiano o altro, ma Fassina ha centrato la questione: meglio il voto delle sciagurate misure recessive e antisociali del governo Monti. In Transatlantico sono molti quelli che a quattr’occhi ti dicono che non ne possono più di questo governo, di dover votare provvedimenti in cui non credono per tenere in piedi il governo.

La pazienza si sta esaurendo anche in coloro che, a destra e a sinistra, hanno anteposto la tenuta del governo alla politica. Fassina ha semplicemente preso atto di una realtà che è davanti agli occhi di tutti. Questo governo non ha più una maggioranza parlamentare in grado di fare le riforme e di esprimere una linea economica, politica e sociale univoca.

La pseudo-coalizione che sostiene il governo Monti è divisa su tutto ed ogni provvedimento è il frutto di un compromesso al ribasso. Dunque siamo d’accordo con Fassina: prima si va a votare meglio è. Il Paese ha bisogno di una guida politica stabile, condivisa dalla maggioranza degli italiani, in grado di fare il bene del paese.

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo alla Camera di Italia dei Valori

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