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Fitch: fuga investitori da Italia (e Spagna) ‘E’ questo governo continua a non agire (Ma) crescita non si genera con annunci La Politica non è apparire (a “vertici” – ?) Ma un impegno senza sosta per ripartire Il decisionismo di Monti (a due velocità) Via la concertazione per abolire l’art. 18 ‘Paralisi’ quando si tratta di fare crescita Non sono in gioco interessi (particolari)?

maggio 23, 2012 di Redazione 

Quando si trattò di spazzare via 150 anni di conquiste di diritti dei lavoratori, il presidente del Consiglio invocò – e praticò – un modo di decidere “moderno”. Che significava, senza discussione coi sindacati. Perché “bisogna fare in fretta”. Ma ora che sul tavolo non c’è più l’abolizione dell’art. 18, quella fretta sembra essere svanita. Le agenzie di rating, pure nel loro opportunismo, continuano a segnalare che l’emergenza non è finita. E non è finita perché il governo Monti, a dispetto di una critica straordinariamente generosa, ha fatto poco di ciò che andava fatto, e ha fatto molte cose (come gli contestano in molti) che non bisognava fare: non è – ancora – ad “esempio” (è, in realtà, la chiave di ogni politica seria di taglio alla spesa) intervenuto sugli organismi (para)”pubblici” (?) occupati dalle clientele della politica politicante, assicurazione sulla vita per il suo esecutivo, che può così continuare a perseguire (que)gli interessi (particolari). Ma anche principale fonte dei nostri sprechi di denaro pubblico. E unico, vero capitolo di spesa a non avere alcuna utilità (per i cittadini). Ma siccome i referenti del governo Monti non siamo noi, ma i poteri (“forti” – ?) che tirano (indisturbati. Da questa politica autoreferenziale che “mirano” a conservare al potere il più a lungo possibile) i fili della nostra vita comune, a rigor di logica può accadere che ad essere tagliati siano – invece – i servizi a ciascuno di noi, e – non potendo contare su quella straordinaria riserva di liquidità, vedi ad esempio al capitolo Arcus – e che siano aumentate le tasse. A beneficio della casta, e non degli italiani, che vedono infatti il loro paese al palo come ai tempi del governo Berlusconi (in termini di produttività – rilanciata – ? – , non c’è stato alcun cambiamento. E non esiste “fase 1″ e “fase 2″, ma una – sola – possibilmente lungimirante politica di governo della nostra economia. Attuata da parte di una classe dirigente che tagliando i veri sprechi, riaccresca la fiducia dei nostri connazionali nei suoi confronti e (, quindi,) di loro stessi e, se lo fa, è perché è a sua volta motivata a superare l’andazzo – autoreferenziale – da un – più alto, della propria sopravvivenza – obiettivo da perseguire). Con un po’ più di rispetto a livello internazionale (che non basta però ad impedire la “fuga” – o il mancato approdo – di – nuovi – investimenti), dove però il timore che l’Italia possa “seguire la Grecia”, continua ad essere vivo. E lo dimostra, appunto, la valutazione di Fitch. Quegli stessi potentati che Monti è andato continuamente a trovare. E che – a differenza di “noi” – a giudicare anche da uno spread che è tornato ai livelli di fine estate, non sembrano dare più molto peso alle sue (sole) parole.

Nella foto, lo “sdegno” di Monti

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