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Ora Monti (si) sbrodola: “Riforma storica” Pg (chiesto permesso): ‘Importantissima’ Ma FT e WSJ: “Non (si) fa (così) crescita” E imprenditori: “Altro che ‘st’articolo 18″ Blocco (sviluppo) arretratezza (culturale) (Vera) Politica oggi (ri)’elevare’ gl’italiani Formazione continua a integrare il lavoro Rai ritrovi (ora!) suo respiro (educativo) Torneremo (? Noi!) a crescere a due cifre Italia sarà (di nuovo!) la culla della civiltà

aprile 4, 2012 di Redazione 

In un paese in cui il 70% di cittadini è “affetto” da semianalfabetismo – l’incapacità di comprendere il significato di un testo scritto e, quindi, di elaborarlo/ crearlo – un linguaggio, (quindi) un pensiero – quale volete che sia la chiave della crescita? E qual è lo strumento di emancipazione – che sostituisce il lavoro di un tempo e, anzi, va ad intervenire sulle sacche di arretratezza e di schiavitù che attraversano anche l’impiego ‘moderno’ – a cui la Sinistra deve rivolgersi, inserendolo nel proprio simbolo (al posto della falce e del martello), ritrovando (così) un linguaggio in grado di parlare alle classi più deboli e, ad un tempo, al futuro? E quale è – dunque – la forma che deve prendere l’unica riforma del lavoro possibile – l’unica, cioè, capace di contribuire efficacemente a far ripartire la nostra economia – se non quella della formazione (continua) e della piena liberazione, quindi – all’opposto della riduzione in schiavitù attraverso la libertà di licenziare – (delle energie – intellettuali e, quindi, morali) dei nostri lavoratori? Le scelte per la costruzione del futuro – le risposte alle esigenze di un paese – non possono che partire da una ricognizione d(i qu)elle esigenze (la – vera – spending – le nostre qualità intrinseche – review), scevra da ogni pregiudizio ed ideologia (e quella di Monti, è ideologia, caro De Bortoli, se è vero che dalle liberalizzazioni – abortite – all’abolizione dell’art. 18 – rientrata, grazie a noi – il presidente del Consiglio ha fatto razzia di tutta la letteratura di luoghi comuni sulla crescita ereditata da un ventennio di dibattito pubblico-spettacolo e riaccreditata dalla lettera di settembre della Bce, la quale però non fa Politica ma monitoraggio – economico – e si occupa solo di rilevare i nodi da sciogliere e non di indicare il – proprio – orizzonte ad una società), e dunque da un rapporto etico – vitale, vissuto – con quella società, della quale si sappiano cogliere – si con-tengano in sè – le sue (stesse) aspirazioni, le sue (stesse) necessità, solo muovendo dalle quali – scriveva Gramsci – si può perseguire il suo bene. Il bene dell’Italia, oggi, è cancellare – e ribaltare! – quella vergogna causa della nostra attuale arretratezza – e che la nostra scuola, ferma agli anni ’20, non promette di evitare fino in fondo nemmeno per le nuove generazioni, pure, evidentemente – almeno al nord – meno gravate dal peso dell’(auto)limitazione atavica di un paese nel quale la politica, negli ultimi trent’anni, ha pensato solo ad alimentare le proprie prebende -; ed è ritrovando la nostra inteligenza, la nostra creatività, in ultima analisi la nostra libertà – la vera, libertà, che si ottiene appunto attraverso la cultura e che può costituire la chiave di volta (ideologica; ma nel senso della piena espressione – moderna – della propria identità – storica) della sinistra del futuro. Una sinistra che – consistendo, inevitabilmente, nel (“solo”) Pd – si dia l’obiettivo di perseguire il bene di (tutto) il paese, compiendo la propria vocazione (maggioritaria) di “partito dell’Italia” – che libereremo le nostre energie – le nostre ineguagliate risorse (umane), come commentava in estate lo stesso Trichet, non esattamente né un italiano – proprio per questo, in tutti i sensi – né un (post?)comunista – e ci avvieremo sulla strada di una crescita che – se sarà adeguatamente accompagnata da una politica che a sua volta abbia ritrovato, così, la propria fertilità – può non avere limiti (di una – sola – cifra).

 

Nella foto, Alfano: (Non) sa leggere (la società: non per nulla li chiamano l’abc – della Politica)

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