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Tagli spesa, perché accanirsi su scuola? Crescita (strutturale) riparte (solo) di qui Perché governo non tocca loro clientele? Vera fonte di principale spreco nazionale

aprile 29, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

“Ma perché” quando si parla di taglio alla spesa, invece di “guardare” alla scuola (! Di cui, per crescere, bisognerebbe prioritariamente ricominciare ad occuparsi. Politicamente – e in chiave ri-costruttiva e non di – ulteriore – destrutturazione – e non solo amministrativamente) e alla (in)sicurezza, non si comincia da quegli organismi (para)pubblici (“familistici” e clientelari. Della “nostra” – ? – “politica” – ? – Appunto) che rappresentano il principale – e tutt’oggi inviolato – spreco colossale nazionale?

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***A rischio la democrazia(?)***
E’ GIUNTO IL TEMPO DI UNA NUOVA REPUBBLICA
di FRANCO LARATTA*

aprile 14, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il corto circuito è ormai prossimo: cancellata da anni l’attività parlamentare (le camere ridotte a organi di ratifica dei decreti del governo); immobiliz- zate (anche a causa della crisi finanziaria) le istituzioni nazionali e locali; azzerata l’autorevolezza della politica, sottoterra la fiducia dei cittadini verso i partiti. Il sistema politico democratico rischia così di ‘saltare’ in aria! di FRANCO LARATTA* Read more

***L’ultimo rilevamento***
CROLLO PD, IL PDL LO AGGUANTA A (BASSA) QUOTA 25%
di LUIGI CRESPI

aprile 10, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Quando solo cinque mesi fa le due forze maggioritarie del nostro Paese erano distanziate da un abisso di 10 punti percentuali. E il Pd avrebbe vinto a man basse le elezioni. Potendo assolvere lui – come è suo compito – originale – e come avrebbe acquietato i famelici mercati sapere – alla funzione di salvare e rifare grande l’Italia. Come oggi non sta avvenendo. E ora gli italiani si sono lasciati alle spalle gli scandali che hanno caratterizzato l’ultima fase della carriera politica di Berlusconi (“travolti” da più impellenti esigenze non soddisfatte da una politica piuttosto impegnata a preservare se stessa, legate alla crisi, e dalle ricadute – sul paese – di nuovi scandali), e tornano in sintonia con la (sua) creatura. E se l’attuale esecutivo non riuscirà a tirare fuori l’Italia dalle secche (come ha già secondo noi dimostrato di non saper fare, come suggeriscono i nuovi picchi dello spread ma anche il vuoto pneumatico di spunti e piani per la crescita, con tanto di giornali “amici” costretti – per salvarlo – a paventare “salti nel buio” in caso di nuove elezioni – democratiche: “Monti – mai passato per il voto, ndr – non ha alternative”, ha scritto Dario Di Vico. Ovvero qualcosa che assomiglia molto all’ipotesi, ovviamente molto ipotetica, di sospensione del sistema), il Pdl passerà comunque all’incasso, tornando in corsa (essendo, meglio, appunto già tornato) e scongiurando una sconfitta già certa. A fronte della quale – e del proprio ritorno al potere – i Democratici avrebbero invece potuto compiere la propria vocazione di partito “del” futuro avviando subito il nostro paese nella prospettiva della innovazione, facendo ripartire immediatamente la – stessa – ? – crescita. ”Ma ora i nostri connazionali – scrive il grande sondaggista – si stanno dimenticando di Berlusconi”; mentre gli elettori Pd – tornati ad aumentare quando il Politico.it è intervenuto per preservare la vita di milioni di lavoratori e delle loro famiglie convertendo il segretario di se stesso a più savi consigli che a quelli di calare definitivamente le brache a 150 anni di conquiste dei diritti dei lavoratori e non solo – fuggono verso quella che Pigi chiama “antipolitica”, e che è invece il grido di disperazione di un’area di opinione e di sensibilità – “allargabile” a quel 40% di persone che oggi non votano – che dalla forza più onesta e responsabile di questo paese si aspetta di più: “Tocca solo a noi?”, si domandava retoricamente un Pigi dallo sguardo stanco sabato a Cortona. Se è vero, come noi pensiamo che sia vero, come sostiene il deputato del Pd, che “non tutti – in questa “melma” autoreferenziale: il vero “populismo”, caro Bersani, è questa “maggioranza” artificiosa che si regge solo sugli interessi – convergenti – della Casta – sono uguali”, è il momento di dimostrarlo. Se a questo si aggiunge che l’attuale governo, come intuito per primo da Dino Amenduni – e come ampiamente argomentato, spiegato e criticato da noi – è evidentemente di destra, e che Casini è (da sempre) naturale alleato di un Pdl post-Berlusconi (ma anche, come sappiamo, pre), Bersani rischia di compiere il capolavoro di (ri)consegnare – a conti fatti – il Paese per dieci anni consecutivi nelle mani delle forze conservatrici. Con quanto, specie nel momento di questa crisi, che richiede un completo cambiamento di prospettiva che non può essere assicurato da una destra – (post-)montiana – organica a poteri forti e mercati, ciò rischia di comportare per il paese.
di LUIGI CRESPI Read more

“Schiaffo” mercati a Monti: spread a 380 “Non ci hai ‘offerto’ art. 18, ci rivaliamo” Ma gov. non dev’esser affidabile co’ loro Ma agire nell’esclusivo interesse italiani E oggi ciò significa (ri)generare crescita Anche per (ri)mettere in sicurezza debito Ma questo Monti (proprio) non lo sa fare Esecutivo proff. è ancora utile al Paese? Crespi: “Maggioranza di noi pensa di no”
di GAD LERNER

aprile 9, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

La creatività, cita Giulio Giorello domenica sul Corriere, è riordinare elementi al cui uso siamo abituati quotidianamente, ma che nell’ordine attuale non danno la resa che possono dare in un ordine nuovo. Il giornale della politica italiana ha già indicato nella formazione continua – tassello per ciò che riguarda il lavoro di un completo ribaltamento di prospettiva in cui torniamo a fare della cultura il nostro ossigeno, (ri)sostituendo i contenuti al gossip, riavendoci della nostra capacità di pensare, recuperando il gusto per lo studio – la chiave per fare del lavoro (e della forza lavoro) il principale motore del rinnovamento delle aziende nel senso dell’innovazione. E – quindi – per rigenerare (una) crescita (che può arrivare “fino” alla doppia cifra). Il governo, invece, spiega il conduttore de L’Infedele, usa “gli strumenti tradizionali della scuola economica neoliberista”. Che è come infierire sul malato iniettando altro vaccino della stessa malattia che l’ha portato nelle condizioni in cui si trova oggi. Perché Monti ‘pretende’ di ascoltare i mercati. Ma i mercati, abbiamo già avuto modo di dirlo, non perseguono il bene dell’Italia, ma il loro. E quando nel nostro paese (la Politica) (si) torna a discutere per stabilire di non prendere una decisione – l’abolizione dell’art. 18 – che non è nell’interesse generale, ma solo di una parte e, al limite, degli investitori di Wall Street, ecco che loro si ribellano, come anticipato dal loro giornale, e come vediamo in queste ore. Perché è evidente che il nostro spread non sale (peraltro, da almeno dieci giorni) solo per la crisi occupazionale negli Stati Uniti – come tentano di accreditare, fuorviandoci, stamane i commentatori – ma anche perché non abbiamo sacrificato la libertà dei nostri lavoratori sull’altare della (loro) convenienza. Il compito di un governo dell’Italia, però, non è fare la loro convenienza; ma quella del paese (e non – di – un mercato). Quell’”affidabilità” nei confronti degli italiani, e non nei confronti di Wall Street, che abbiamo già rivendicato come condicio sine qua non per fare Politica nel nostro paese. E il bene dell’Italia, oggi, sarebbe (ri)generare la crescita; (ri)producendo la quale si metterebbe peraltro il nostro debito in sicurezza al di là di ogni tentazione famelica degli investitori. Ma Monti, lo abbiamo già scritto, questo non lo sa fare. E perciò cincischia intorno a provvedimenti preliminari – quale sarebbe stata, comunque, anche l’abolizione dell’art. 18 – che girano intorno al punto, senza mai centrarlo. Perché il suo “referente” (Etico) non siamo tutti noi, ma i mercati. Ed è anche per questo che, come ci rivela Luigi Crespi, i professori hanno sperperato in poche settimane il patrimonio di fiducia che avevano accumulato presso gli italiani, scendendo oggi al di sotto del 50%. Perché i nostri connazionali sono disposti ad accettare ogni sacrificio – per il bene, di tutti – ma non (ulteriore) sofferenza “spesa” sull’altare della salvezza di (solo) una parte di loro (o, peggio, dei “dominatori” stranieri: una tendenza, quella a “calare le brache” nei confronti dei conquistatori, che attraversa tutta la nostra storia – “recente”). Una riforma unilaterale e – in ultima analisi – anti-italiana – senza essere, come abbiamo già scritto, anticiclica – che infatti l’esecutivo è stato costretto a rimangiarsi. Ma ora Catricalà: “In Parlamento sarà possibile re-introdurre maggiore flessibilità”, gli fa eco anche il presidente del Consiglio da Israele. Il Pd è chiamato a tenere ferma la barra, o contraddirà la propria funzione (di “partito dell’Italia”, e non – tanto - dei – soli – lavoratori). Che è, semmai, quella di approfittare del passaggio parlamentare per introdurre la formazione (continua) nei momenti di transizione da un lavoro all’altro come chiave per mantenere i nostri lavoratori “sempre” occupati, dare quindi un senso ad ammortizzatori sociali che cesserebbero così di essere tali e diventerebbero una indennità di (dis)occupazione finalizzata a dare più forza, competenza, specializzazione, libertà alle nostre risorse umane, e infine per attivare un circolo virtuoso nel quale aziende e lavoratori sarebbero entrambi impegnati per (far) crescere (loro stessi e le proprie aziende), e quindi capace, in questo caso per davvero, di (ri)generare la crescita. Altrimenti, scrive Gad nel pezzetto che stiamo per leggere, “la recessione rischia di mangiarsi anche un governo impegnato solo a pagare il debito”. Ovvero incapace, “aggiungiamo” noi, di offrire (al paese, e non ai mer- cati) alcuna soluzione per ripartire. di GAD LERNER Read more

E (così) alla fine Monti ha dovuto cedere Con noi la Sinistra è (già) tornata vincere (Adesso) Bersani è segretario (più) forte E Camusso ci “restituisce” Cgil Cofferati Peraltro 10 anni esatti dal Circo Massimo Ma ora serve completo cambio orizzonte Una economia rifondata sull’innovazione Formazione continua a ‘integrare’ lavoro Cultura ‘chiave’ del nostro Rinascimento Torneremo ad essere la culla della civiltà

aprile 5, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Solo quindici giorni or sono la Sinistra aveva sfiorato il punto più basso della propria parabola storica. Il vertice dell’abc della politica politicante, battezzato da Monti, in cui il segretario Democratico aveva accettato di concedere l’abolizione dell’art. 18, rischiava di segnare un passo indietro di centocinquant’anni nelle conquiste dei lavoratori e non solo. La sconfitta, (che sarebbe stata) “definitiva”, di tutta la tradizione progressista europea, dal Risorgimento ad oggi. Aveva vinto il Marchionne che, in queste ore, vediamo arrancare, con la sua Fiat – sia pure in un momento di crisi per tutto il settore auto – dimostrando di essere il guru solo di se stesso (visto che il suo stipendio, al contrario, è aumentato del 42%). Ciò nonostante, lo stesso principale sindacato confederale, aveva ormai alzato bandiera bianca. Poi il giornale della politica italiana ha cominciato a giocare la (sua) partita: dalla sferzata nei confronti del segretario del Pigi, alla reazione di Camusso, fino alla definizione di un possibile orizzonte nuovo per la Sinistra, che non fosse più quello, della destra, mercatista, e alla specificazione delle modalità concrete attraverso cui realizzare tutto ciò. E in poche ore la situazione si è completamente ribaltata. Se, prima, Alfano gongolava, potendo sostenere che, dieci anni dopo, il Pdl aveva centrato il proprio obiettivo – dopo il fallimento, proprio dei primi mesi del 2002, per l’”invasione” del Circo Massimo da parte di tre milioni di cittadini, del primo tentativo di Berlusconi di cassare l’art. 18 -; se Confindustria fingeva soltanto, di non essere pienamente soddisfatta (oggi vediamo come si mostra quando lo è davvero, arrivando a minacciare di licenziare migliaia di persone per pura ripicca), giocando, con Monti, ad accreditare che la riforma era nell’interesse di tutti e costringeva ciascuno a cedere qualcosa; a distanza di pochi giorni – dopo l’inizio del nostro fuoco di fila di editoriali e commenti con cui risvegliavamo, a suon di contenuti, l’orgoglio delle forze più oneste e responsabili del nostro paese – le tecnocrazie finanziarie (e con loro il presidente del Consiglio) erano costrette, dopo l’offensiva, ad arretrare (fino al cedimento di oggi) difensivamente; Marcegaglia tradiva segni di nervosismo (assumendo toni che non le avevamo mai ascoltato usare: “Ridicolo”), il Pdl subiva palesando “finalmente” il profilo basso a cui la leadership (?) di Alfano lo ha ridotto, e che solo la forza di inerzia di un ventennio in cui Berlusconi aveva annichilito il centrosinistra (preparando però, oggi, con il suo annichilimento, il possibile risveglio “storico”), aveva continuato – per poco, illusoriamente – a mascherare. In buona sostanza il vento era completamente cambiato. E oggi la Sinistra può festeggiare l’inizio del possibile ritorno (?) alla sua egemonia. L’egemonia (naturale, quando esprime compiutamente se stessa) dell’area di opinione e di sensibilità più onesta e responsabile della nostra nazione, che in quanto tale sta (anche) dalla parte delle persone che soffrono, che hanno una maggiore urgenza di essere sostenute, ma lo fa, proprio per la sua onestà e responsabilità, assumendosi la responsabilità di caricarsi sulle spalle l’(intero) paese, puntando a salvarlo e a rifarlo grande (tutto), e quindi a creare le condizioni strutturali affinché anche le persone deboli – ma non solo loro – possano stare (sempre) meglio, essere incluse, e, in ultima analisi, cessare di essere ai margini. Perché questo si compia effettivamente, è necessario – dopo aver salvato, grazie a noi, milioni di lavoratori e le loro famiglie – però, mettere ora in campo un piano per la costruzione del futuro. Ecco progetto e programma che il Pd ha l’opportunità di cominciare ad attuare dalle modifiche (in Parlamento) alla riforma del lavoro – che serva a rielevare – attraverso la formazione – la vita di milioni di operai (dando così un senso ad ammortizzatori altrimenti “buttati” a fondo perduto, e che possono invece rappresentare un investimento, che ci ritroveremo in termini di maggiore crescita e produttività, nel nostro futuro), e con essi a far crescere le nostre aziende, e quindi a ricreare le (prime) condizioni – a cui far seguire l’attuazione dell’intero progetto, dal ripotenziamento della scuola alla costruzione di un nuovo centro (geopolitico) intorno al nostro Sud – per riportare l’Italia, dopo trent’anni di isolamento, al centro del mondo.

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Ora Monti (si) sbrodola: “Riforma storica” Pg (chiesto permesso): ‘Importantissima’ Ma FT e WSJ: “Non (si) fa (così) crescita” E imprenditori: “Altro che ‘st’articolo 18″ Blocco (sviluppo) arretratezza (culturale) (Vera) Politica oggi (ri)’elevare’ gl’italiani Formazione continua a integrare il lavoro Rai ritrovi (ora!) suo respiro (educativo) Torneremo (? Noi!) a crescere a due cifre Italia sarà (di nuovo!) la culla della civiltà

aprile 4, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

In un paese in cui il 70% di cittadini è “affetto” da semianalfabetismo – l’incapacità di comprendere il significato di un testo scritto e, quindi, di elaborarlo/ crearlo – un linguaggio, (quindi) un pensiero – quale volete che sia la chiave della crescita? E qual è lo strumento di emancipazione – che sostituisce il lavoro di un tempo e, anzi, va ad intervenire sulle sacche di arretratezza e di schiavitù che attraversano anche l’impiego ‘moderno’ – a cui la Sinistra deve rivolgersi, inserendolo nel proprio simbolo (al posto della falce e del martello), ritrovando (così) un linguaggio in grado di parlare alle classi più deboli e, ad un tempo, al futuro? E quale è – dunque – la forma che deve prendere l’unica riforma del lavoro possibile – l’unica, cioè, capace di contribuire efficacemente a far ripartire la nostra economia – se non quella della formazione (continua) e della piena liberazione, quindi – all’opposto della riduzione in schiavitù attraverso la libertà di licenziare – (delle energie – intellettuali e, quindi, morali) dei nostri lavoratori? Le scelte per la costruzione del futuro – le risposte alle esigenze di un paese – non possono che partire da una ricognizione d(i qu)elle esigenze (la – vera – spending – le nostre qualità intrinseche – review), scevra da ogni pregiudizio ed ideologia (e quella di Monti, è ideologia, caro De Bortoli, se è vero che dalle liberalizzazioni – abortite – all’abolizione dell’art. 18 – rientrata, grazie a noi – il presidente del Consiglio ha fatto razzia di tutta la letteratura di luoghi comuni sulla crescita ereditata da un ventennio di dibattito pubblico-spettacolo e riaccreditata dalla lettera di settembre della Bce, la quale però non fa Politica ma monitoraggio – economico – e si occupa solo di rilevare i nodi da sciogliere e non di indicare il – proprio – orizzonte ad una società), e dunque da un rapporto etico – vitale, vissuto – con quella società, della quale si sappiano cogliere – si con-tengano in sè – le sue (stesse) aspirazioni, le sue (stesse) necessità, solo muovendo dalle quali – scriveva Gramsci – si può perseguire il suo bene. Il bene dell’Italia, oggi, è cancellare – e ribaltare! – quella vergogna causa della nostra attuale arretratezza – e che la nostra scuola, ferma agli anni ’20, non promette di evitare fino in fondo nemmeno per le nuove generazioni, pure, evidentemente – almeno al nord – meno gravate dal peso dell’(auto)limitazione atavica di un paese nel quale la politica, negli ultimi trent’anni, ha pensato solo ad alimentare le proprie prebende -; ed è ritrovando la nostra inteligenza, la nostra creatività, in ultima analisi la nostra libertà – la vera, libertà, che si ottiene appunto attraverso la cultura e che può costituire la chiave di volta (ideologica; ma nel senso della piena espressione – moderna – della propria identità – storica) della sinistra del futuro. Una sinistra che – consistendo, inevitabilmente, nel (“solo”) Pd – si dia l’obiettivo di perseguire il bene di (tutto) il paese, compiendo la propria vocazione (maggioritaria) di “partito dell’Italia” – che libereremo le nostre energie – le nostre ineguagliate risorse (umane), come commentava in estate lo stesso Trichet, non esattamente né un italiano – proprio per questo, in tutti i sensi – né un (post?)comunista – e ci avvieremo sulla strada di una crescita che – se sarà adeguatamente accompagnata da una politica che a sua volta abbia ritrovato, così, la propria fertilità – può non avere limiti (di una – sola – cifra). Read more

Monti da Oriente: ‘Italia, se tutto va bene’ Ma disoccupazione (in Ue) mai così alta
E riforma non la ridurrà (strutturalmente) Paese si salva se torna crescere (subito) E si cresce se il lavoro aiuta ad innovare Formazione (cultura) ‘leva’ Rinascimento di GINEVRA BAFFIGO

aprile 4, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Tutti gli interventi compiuti finora dal presidente del Consiglio, anche ammesso (e non concesso) che siano stati concepiti nell’interesse di tutti, e non solo (programmaticamente) di una parte, costituiscono la (sola) premessa, di un’azione di governo (Politica) tale da rimobilitare le componenti della nostra società, e avviare – in questo modo – la crescita. La preparazione, appunto, di un terreno sul quale – però – deve avvenire la semina, o rimarrà incolto. E quella semina non può attendere che la preparazione sia stata compiuta pazientemente, centimetro per centimetro, puntigliosamente, per, POI, essere effettuata; questo avviene quando non si hanno semi da spargere nel terreno, o non si sa come fare. Perché l’effetto, in questo caso, è un progressivo deterioramento dello (stesso) terreno preparato per la semina, che a quel punto non sarà più tale, e richiederà una nuova preparazione – ammesso che nel frattempo non si sia inaridito (del tutto). Politicamente, s’intende che lo stesso bilancio, verrà di nuovo posto in una condizione di instabilità, se il paese non genererà ricchezza, avvitandosi nuovamente nella spirale del debito. Peccato che la leva più efficace per generare crescita sia proprio il lavoro, e proprio secondo (anche) i modelli danese e tedesco citati – dopo il nostro spunto – dal segretario del Pd. Evitando, di buttare risorse a fondo perduto in ammortizzatori destinati (comunque) a non durare (oltre ad andare a regime fra cinque – ! – anni), e utilizzandole piuttosto per rivitalizzare – attraverso la formazione – una forza lavoro che, come in Germania, come in Danimarca, può diventare il vero valore aggiunto – auspicabilmente, nel senso dell’innovazione – di aziende che, altrimenti, “dotate” della sola libertà di licenziare, preferiranno tirare i remi in barca e aspettare che cambi il vento (della crisi). Ma intanto migliaia, se non milioni, di lavoratori e di loro famiglie si troveranno in difficoltà (per usare un eufemismo); questo scollerà un paese che proprio nella sua coesione (nonostante tutto), ha fondato, finora, la propria tenuta – oltre che su un capitale di risparmio privato – e di basso indebitamento delle famiglie – che ha rappresentato l’unico vero argine all’ondata speculativa dei mercati, e che fa – ancora – ? Perché naturalmente la “stretta” dei licenziamenti costringerà molti a mettervi mano – della nostra economia – insieme al nostro tessuto di piccole e medie imprese – una economia comunque dotata di “buoni fondamentali”, come ripetono spesso i tecnocrati di Francoforte e Bruxelles – Ridurrà i consumi (già “uccisi” comunque dagli aumenti delle imposte). E questo, tanto più in piena (non a caso) recessione, non aiuterà (per usare un altro eufemismo). Ma il giornale della politica italiana ha a cuore soltanto il bene del Paese; e così, dopo l’introduzione critica, ancora una volta, nei confronti di questo governo, affida a Ginevra Baffigo un affresco (comunque impietoso) dei dati dell’Istat sulla disoccupazione (che questa riforma del lavoro non promette – strutturalmente – di ridurre, che semmai rischia – all’inizio – di aumentare e che per quanto riguarda i giovani, renderà – l’occupazione – (progressivamente) instabile – e non, flessibile! In mancanza di un impegno programmatico per la formazione e l’innovazione – a vita), sullo sfondo di un premier che, da Oriente, dice che “tutto va bene, l’Italia è uscita dalla crisi” (ricordando il suo predecessore e, oggi, principale sostenitore e mentore: vedi cravatte di Marinella in-debitamente raccontate da Elsa Monti su Chi); ma al quale concediamo “diritto di replica” e, comunque, il riconoscimento dei possibili punti di merito. Solo le (generose, e a volte al prezzo di sacrifici – per sé) onestà e responsabilità – e quindi la Politica – possono salvare l’Italia. Prima ce ne (ri)appropriamo (tutti), meglio sarà (per tutti). di GINEVRA BAFFIGO Read more

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