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M (ri)prende (in giro) politicanti (e Paese) “Gli italiani vogliono quella (mia) riforma” Quando sondaggi dicono esatto opposto Ma loro hanno paura di perdere poltrona E sacrificano coerenza su (proprio) altare
di LUIGI CRESPI

marzo 28, 2012 di Redazione 

Monti lo sa, che con Pigi ce la può fare. Perché il segretario di se stesso (riscattato dalla reazione degli ultimi giorni, ma solo se terrà la barra. Andare dietro a Monti – “Il Paese è, pronto” – non è un buon inizio) è debole, in mancanza di (nostre) idee, e perché il suo unico punto fermo è essere solidale – con i “colleghi” – nel difendere il (proprio) posto. Così, nonostante le rivolte nel paese – debitamente taciute dalla maggioranza dei quotidiani, ai quali, pure, degli italiani non importa nulla – il presidente del Consiglio, incassato il (nostro) colpo, (si) riprende (a circuire l’abc). Agitando il peggiore spauracchio (per l’”attuale” classe “dirigente” – ? – autoreferenziale di oggi): quello delle (sue) dimissioni. Che vorrebbe dire fine delle (in)certezze dei politicanti. Oggi uniti (purchessia) nel sostenere un governo che ha (per loro) l’unica (?) funzione di far proseguire la legislatura. E salvare (non l’Italia ma) la (loro) posizione. Lo dimostra l’ultimo vertice, in cui sulla riforma del lavoro si decide di non decidere (ma che possono decidere, poi, tre leader di partiti che, al netto dell’”attuale” sterilità, hanno identità opposte su tutto?), rimandando (irresponsabilmente) ogni intervento (ma la riforma del lavoro – sia pure non questa – è, urgente: su questo Monti – del resto imbeccato da noi – ha perfettamente ragione; ci torneremo auspicabilmente su nei prossimi giorni) ad “agosto” o addirittura al 2013, e in cui si rispolvera il passatempo (sempre buono) della discussione sulla legge elettorale (sic). Mentre l’Italia declina (perché abbiamo messo una pezza sul – l’immediato – rischio default, ma il “dottore” non ha saputo finora offrire alcuna “cura” definitiva. Leggi: ricette – organiche – per la crescita. E magari un adeguato taglio – strutturale – alla spesa, anche a costo di scontentare le clientele. E/ o “presto” rischiamo di tornare nella bufera), e un governo tecnico si assume la responsabilità di fare la riforma più politica (in grado di determinare un vero “cambiamento” – ? – di “prospettiva” – ? – ma contro gli interessi del paese) degli ultimi vent’anni, la “politica” (?) che fa? Si gingilla (ancora una volta) con se stessa. E sì che negli ultimi dieci giorni, da quando abbiamo “cominciato” ad offrirgli un punto di riferimento, il Pd ha guadagnato quasi un punto percentuale, come non era mai accaduto nell’era Pigi (figuriamoci in dieci giorni). E non, perché ci sia qualcuno più capace degli altri a fare tattica (politicismo): ma perché la difesa dell’art. 18 è, nell’interesse del paese, e la piu’ grande arma (vincente) della Politica è la (sua) verità, che è l’opposto sia dell’autoreferenzialità sia del populismo (che del resto è la “stessa” cosa – dell’autoreferenzialità). E’ quello che sostiene (anche) il grande sondaggista, che rileva (al contrario di quanto, autoreferenzialmente, millantato – per loro – stessi – dai politicanti) la grande voglia di (vera) Politica che si registra nel nostro Paese.
di LUIGI CRESPI

Nella foto, il vertice della politica politicante

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di LUIGI CRESPI

Solo qualche mese fa si è raggiunto il quorum ad un referendum dopo decenni che non accadeva, ma generalmente ogni qual volta gli italiani vengano chiamati a votare si recano in massa sia che si tratti di primarie di partito che altro; si guardino anche i livelli di partecipazione sui social network. La politica subisce solo la concorrenza del calcio. Eppure quello che è in crisi sono giornali che, rilevazione dopo rilevazione, toccano abissi e cali mai visti, quello che è in crisi sono certi programmi come quelli della Dandini & co. O taluni programmi di approfondimento che hanno perso audience a secchiate.

Allora cosa succede? Credo che siano respinte tutte le forme che forzano rappresentazioni della realtà; credo che ogni italiano si costruisca un palinsesto di interessi selettivo che esclude chi non si dimostra all’altezza delle aspettative che genera. La gente vuole partecipare, decidere, ma non vuole più sentire parlare di partiti e politici e di chi parla solo di loro ecco perché credo che le reti civiche e le forme di cittadinanza attiva siano una nuova frontiera che naturalmente politologi e commentatori stanno sottovalutando come sempre; eppure il successo di Grillo e dei referendum dovrebbero aprire gli occhi, ecco perché non mi ha sorpreso di vedere la gente in fila ieri a Roma per la nascita di Rete Attiva per Roma per ascoltare Gianni Alemanno che probabilmente se si fosse presentato con il suo partito vecchio o nuovo che sia non avrebbe avuto le stesse attenzioni. I tempi sono duri e selettivi e va avanti chi ha idee e ha il coraggio di cambiare.

LUIGI CRESPI

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