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Partito Democratico, adesso tocca a te (Con noi) la Cgil torna quella di Cofferati E salva sinistra/operai da sconfitta finale (Ma) ora il Parlamento ritorna/ i sovrano
(Ri)dica no a (sola!) abolizione dell’art. 18

marzo 21, 2012 di Redazione 

Eravamo arrivati al punto di non ritorno. Nella notte del ‘vertice’ tra Monti e l’abc della politica politicante Bersani aveva definitivamente calato le brache (alla sinistra). Che era sul punto di essere completamente inglobata e assimilata dalla destra. Senza che ciò fosse in alcun modo necessario per il bene del paese: no, presidente Napolitano, questa riforma non persegue l’interesse generale, ma quello dei (soli) imprenditori. Che avendo la possibilità di licenziare nel momento piu’ acuto della crisi – ovvero, in (piena) recessione – scaricheranno la zavorra dei lavoratori alleggerendo i propri costi e salvando loro stessi, ma senza far ripartire alcunché. E determinando una carneficina sociale: molte aziende – le piu’ piccole – e i loro lavoratori non hanno mai avuto l’art. 18, ma quelle con piu’ di 15 dipendenti – una minoranza, le aziende – hanno sotto contratto – per contro – la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti italiani. Dunque: altro che questione “simbolica”, in gioco c’è – proprio – la libertà di licenziare. La crescita si fa in altro modo. Il giorno successivo il vertice la nostra strigliata. Il segretario Pigi capisce la portata dello scivolone (“E’ stato un errore parlare di accordo, quella notte”), ma soprattutto Susanna Camusso rimette in campo gli attribuiti che avevamo imparato a conoscer quand’era segretario confederale di Epifani. La leader della Cgil, grazie al nostro spunto, capisce finalmente che “l’unico obiettivo del governo è abolire l’art. 18″, e non “fare qualcosa per il lavoro” (che non aumenta se – solo – cresce il numero di aspiranti agli – stessi! – posti, generando – semmai – una sfrenata e controproducente competizione selvaggia. Tra poveri), e alza il muro del principale sindacato italiano. Monti, resosi conto che il gioco è stato scoperto (da noi), sente l’odore del (suo) sangue e si getta sulla preda: “Sull’art. 18 non si discute piu’, la partita è chiusa”, contando sul krumirato delle altre parti sociali (?). La partita non è (affatto) chiusa, ma serve un ultimo sforzo. Il presidente del Consiglio ha rimesso la palla alla Politica, facendo conto sulla debolezza di Pigi. Ma nel momento in cui ha rischiato (rischia) di scomparire, la Sinistra può – proprio in questo momento – tornare ad avere un senso e riprendere il proprio cammino. Vincente. Il Pd dica no a questa non-riforma. E se necessario sfiduci questo governo. Di destra. Amici dell’ala riformista, il licenziamento selvaggio, che uccide la coesione, serve solo ad una (piccola) parte. Non fa il bene del paese. Il bene del paese è smettere di cercare di salvare il salvabile, a discapito dei soliti noti, puntando – piuttosto – a (ri)fare dell’Italia la culla mondiale dell’innovazione. Licenziabilità di tutti, a quel punto, ma con la formazione permanente a rimettere in circolo la forza-lavoro “licenziata” e ripreparata e “rielevata” per accompagnare (e, magari, con la compartecipazione, e conseguente – maggiore – fidelizzazione dei lavoratori alla direzione delle aziende – come da (vero) modello tedesco! – contribuire a definire) lo sforzo di imprese coordinate dalla Politica nella chiave dell’innovazione. Indennità per chi partecipa ai corsi, pronto a tornare al lavoro pochi mesi dopo, avvicendandosi con chi ‘esce’ dall’impiego. E così via. Il salario di disoccupazione immaginato da Monti rappresenta soltanto un clamoroso spreco di risorse pubbliche (!) sperperate a fondo perduto per soddisfare il capriccio delle imprese di poter licenziare come e quando vogliono solleticato da Berlusconi nel 2001. Quando le indennità di (dis)occupazione possono invece costituire – associate alla formazione continua – un (proficuo) investimento nella costruzione del futuro dell’Italia. Liberando le nostre ineguagliate risorse (umane). E rafforzando (e non il contrario) la coesione. Così si fa la crescita. La sottolineatura dell’ipotesi di aumento del costo del lavoro per le assunzioni a tempo determinato – perché, dice Fornero, la “via maestra” dovrebbe essere il più produttivo rapporto di lavoro stabile – è l’ultimo specchietto per le allodole/ “presa in giro” da parte del governo – che rinnova così il proprio conflitto di interessi e (di)mostra di non agire nell’interesse generale – nei confronti dei lavoratori (e di chi, tra i loro “rappresentanti” – ? – pare voler farsi prendere in giro): è evidente che una volta abolito (svuotato; “deviato”) l’art. 18 nessuna impresa sarà “costretta” ad assumere a termine, perché a termine saranno di fatto divenuti anche i contratti a tempo indeterminato, che di fatto non esisteranno più. Interessi (particolari), e non interesse (generale). Caro Pd, la salvezza della Sinistra è nelle tue mani. E, con essa, quella di milioni di cittadini “deboli” e delle loro famiglie.

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