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Avevamo (ancora una volta) ragione noi E ora coinvolgiamo fratelli nordafricani Per fare insieme pressione su Assad
Il nostro Sud può tornare centro mondo

marzo 14, 2012 di Redazione 

Ventiquattrore dopo il nostro articolo in cui denunciavamo il silenzio, persistente, dell’Italia (e – dell’Europa) sulla repressione – sul massacro – della rivolta in Siria, il governo – ancora una volta – ci “ascolta” e – anche alla luce di rapporti che svelano l’orrore delle pratiche utilizzate da Assad per colpire i propri stessi connazionali – ritira il proprio corpo diplomatico dal paese mediorientale, intervenendo finalmente in una situazione (internazionale) in cui troppe reticenze e troppa (falsa) prudenza stanno compromettendo il tentativo del popolo siriano di accedere finalmente alla democrazia e, comunque, ad un prezzo inaccettabile. Ma, indicavamo ieri al presidente del Consiglio, non possiamo fermarci qui: non lo possiamo fare sul piano diplomatico, perché questo nostro (primo) gesto non basterà a fermare la furia assassina di Assad; ma non possiamo farlo – nemmeno – sul piano politico, perchè suggerivamo ieri come a margine della crisi siriana si celino straordinarie opportunità per l’uscita dalla nostra, stessa crisi, e comunque per l’avvio di quel rilancio strutturale – leggi: la famosa crescita – per il quale il governo non ha ancora saputo compiere una vera mossa (quale non potrà esserlo una – falsa – riforma del lavoro finalizzata alla sola abolizione dell’art. 18 – gli ammortizzatori sono uno specchietto per le allodole insostenibile economicamente e destinato a non durare – e alla salvezza degli imprenditori, a discapito dei lavoratori – dipendenti – e quindi – in assenza dell’indicazione di un orizzonte comune da perseguire e della scelta di ri-unirci e di collaborare insieme all’insegna appunto del rilancio per perseguirlo – senza nessun beneficio per la nostra crescita. Al massimo, per salvare qualche azienda in più. Ma senza ripartire). Perché l’attrazione di investimenti sarà facilitata da un esecutivo – un paese – che esprima una leadership convincente a livello internazionale, e in qualche modo si faccia apprezzare; e perché la primavera araba offre un clamoroso, potenziale co-traino per lo sviluppo del nostro sud, e smettere di voltarsi dall’altra parte – a cominciare dalla Siria in rivolta – significa mettere le basi per una possibile politica economica comune. In un Mediterraneo – che comprende la Grecia!, e – che, aprendosi agli scambi – da/ verso l’Europa (continentale) e non solo – con l’oriente di Cindia – e considerato che parliamo della sponda settentrionale dell’Africa, quel gigante narcotizzato che un giorno si sveglierà e offrirà il nuovo, principale focolaio di crescita al mondo intero - può aspirare realisticamente a tornare ad essere il centro – geopolitico, perchè culturale ed economico – del pianeta. Cosa stiamo aspettando? Impostiamo – ora! – con i nostri fratelli arabi dei paesi già “liberati” una comune pressione sulla Siria – e non solo sui giacimenti petroliferi – perché il massacro cessi immediatamente. E perché la (vera) democrazia trionfi (una volta tanto - anche da/ per noi).

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