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Il governo ascolta (di nuovo) il Politico.it Ora Italia ha (preso) posizione sulla Siria Ecco il pezzo che l’ha spinto a ‘muoversi’

marzo 13, 2012 di Redazione 

In Siria migliaia civili vengono massacrati. (Assordante) silenzio di Europa (‘e’ Italia). Non cresceremo se non farà nostro Sud. E Sud può rifarlo guardando a nordAfrica. (Ri)fare Mediterraneo culla innovazione. Ma per poterlo va aiutato popolo siriano. di MATTEO PATRONE e DESIREE ROSADI

Nella foto, un bambino siriano

In Siria migliaia civili vengono massacrati. (Assordante) silenzio di Europa (‘e’ Italia). Non cresceremo se non farà nostro Sud. E Sud può rifarlo guardando a nordAfrica. (Ri)fare Mediterraneo culla innovazione. Ma per poterlo va aiutato popolo siriano

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di MATTEO PATRONE

Il mercato ha unito il mondo in nome degli interessi e dell’egoismo. Puntando ad omologarlo. Internet lavora per unirlo (del tutto) culturalmente e socialmente. All’insegna della (vera) libertà. Il primo passo sul piano mercatista l’ha fatto l’occidente, all’insegna dei suoi (dis)valori. Il primo passo per l’unione culturale e sociale – sia pure dopo la nostra “invenzione”-scoperta della Rete – l’hanno fatto i nostri fratelli arabi, quelli più vicini a noi, della costa settentrionale dell’Africa. E lo hanno fatto con-petendo la nostra stessa ricchezza (materiale e dell’anima. Del – nostro – popolo). La nostra (stessa – ?) libertà. Stenti e sofferenze – ri-marcati da un momento di maggiore crisi più o meno s-legato dalla nostra, crisi economica – sono stati, ancora una volta, il primo movente. Come lo sono in Siria, dove il popolo ha sopportato tutto finché la situazione economica non si è fatta difficile. Ma poi – grazie ad internet – quei popoli hanno chiesto di più, del “”"solo”"” pane (o, meglio, delle brioches, che i loro potenti facevano calare loro dall’alto). Hanno chiesto la (nostra) democrazia. E’ per questo che risulta ancora più odioso, e politicamente cieco, che l’Europa – in primis – resti silente di fronte al massacro dei civili in Siria da parte del dittatore Assad. Odioso, ma anche cieco perché la Primavera araba – il Politico.it lo ha indicato per primo, e continueremo a ripeterlo finché non sarà stato compreso – è una straordinaria occasione non “”"solo”"” per la nostra economia (!), ma – attraverso (anche) di essa – per un possibile progetto di riavvicinamento nel nome dello sviluppo tra noi e quei popoli; e dunque per un ulteriore passo sulla strada della pacificazione del pianeta. Magari verso la sua (progressiva) unità (anche politica e istituzionale, dopo che sociale e culturale). E’ cieco, dunque, che i nostri politicanti non si siano ancora mossi per scendere in Libia, e dire ai libici che possiamo ripartire. Insieme. Co-involgendo la sponda sud del Mediterraneo e il nostro Meridione in un grande progetto di sviluppo comune. Ed è cieco che l’Europa tecnocratica e dei mercati – cieco, ma anche inevitabile – non muova un dito (almeno esplicitamente, sul piano su cui si può esprimere la maggiore forza, quello politico, e non solo in chiave cripto-diplomatica) per sostenere la rivolta del popolo siriano. La Siria è un Paese potente, e gli equilibri dell’area sono precari; ma qui è in gioco la (nostra) democrazia. Ed è ancora più grave che l’Italia, paese-ponte con la sua tradizione in politica estera (da Andreotti a Massimo D’Alema) tra Europa e Medioriente, tra occidente e mondo arabo, non abbia – sia pure nel pieno della sua crisi del debito – saputo assumere lei la leadership di questo processo. (Anche) perché la crisi del debito, caro presidente del Consiglio, si potrebbe risolvere – “definitivamente” – proprio così. La nostra esperta di Mediterraneo e Medioriente, ora, ci spiega brillantemente il contesto nel quale è esplosa e le dinamiche della guerra civile in Siria.

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di Désirée ROSADI

Gli occhi del mondo intero sono puntati sul massacro di civili che si sta consumando in Siria. Ad Homs in un solo giorno sono state 50 le vittime della repressione governativa. Da giorni rimbalza la notizia di un ipotetico intervento militare dell´Onu: la Cnn ha rivelato come il Pentagono stia valutando le risorse militari disponibili per un piano di attacco contro Bashar al-Assad. L’Unione Europea ha già detto no. E mentre le potenze internazionali studiano l´inasprimento delle sanzioni per Damasco e le diplomazie di mezzo mondo abbandonano le ambasciate, in Siria si continua a morire.

Una strage continua di civili che va avanti da ben undici mesi.

Ad aiutare Assad nella sanguinosa repressione c´è il vicino Iran che ha inviato oltre 15 mila uomini delle Forze Speciali. Dalla parte dei ribelli scendono in campo i consiglieri militari provenienti da vari paesi che danno un supporto strategico e logistico.

Guerra civile. È questo il termine con cui possiamo classificare ciò che sta succedendo in Siria.

C´era da aspettarselo, dopo i moti di rivolta nel Nord Africa e nel Mashreq, la cosiddetta “Primavera Araba”, non restava che la Siria di Bashar al-Assad. Presidente della Repubblica nonché segretario generale del partito Ba´th e capo del Fronte Progressista Nazionale, Bashar porta sulle sue spalle una grande responsabilità, quella di aver sempre rifiutato un´apertura al pluralismo politico in Siria.

Nato all´interno di un gruppo di potere piccolo, quello alawita, ma che ha mosso i fili dell´economia e politica siriana fino ad oggi, mantenendo alleanze interne ed esterne legate al mondo sciita, Bashar al-Assad si è trovato, suo malgrado, a ricoprire il massimo ruolo di potere nel paese, ereditato prematuramente dal padre Hafiz.

È opportuno ricordare che in Siria vige la legge marziale, che permette al presidente di prendere decisioni sul piano della sicurezza interna.

Fino ad oggi la casta alawita ha goduto di un potere assoluto, ma il gioco si è rotto nel momento in cui l´economia interna siriana ha risentito della crisi economica internazionale ed ha visto aumentare i prezzi delle materie prime. Così, come nel resto dei paesi della “Primavera Araba”, i civili e i ribelli più o meno organizzati sono scesi in piazza e per le strade a protestare.

L´unica soluzione che resta ad Assad è quella dell´apertura politica verso nuove, libere, elezioni. La scelta non può non essere nelle mani del suo popolo, stanco di una dittatura ereditaria. Ma la via imboccata da Bashar è quella della repressione militare, della guerra contro il suo stesso popolo.

Eppure il presidente siriano non vuole cedere nemmeno un grammo del suo potere ad altre forze interne. Persegue questa strada perché può contare sull´appoggio esterno dell´Iran e di Hezbollah, ed è consapevole del fatto che ci sono dei precari equilibri nell´area mediorientale. Gioca le sue carte in ambito diplomatico per rivendicare le alture del Golan, quei territori siriani che dalla Guerra dei Sei Giorni sono stati occupati da Israele. Fa scendere in campo la moglie Asma per convincere la siriani a cessare le proteste. È ancora in ballo e sa di avere un enorme potere contrattuale in ambito internazionale. Basta pensare alla “bomba” iraniana, pronta ad esplodere in supporto di un attacco alla Siria.

E mentre la diplomazia tesse le sue trame il bagno di sangue continua.

Désirée Rosadi

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