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***Il ritorno del grande sondaggista***
CARI PIGI, VENDOLA, DI PIETRO: LA VOSTRA STAGIONE E’ FINITA
di LUIGI CRESPI

marzo 6, 2012 di Redazione 

E comincia il tempo in cui le persone tornano a scegliere in base all’”offerta politica”, ai contenuti; perché nell’Italia in cui finisce (anche, “così”), oggi, ciò che era cominciato nel dopoguerra, gli italiani chiedono alla Politica di tornare ad indicare loro un orizzonte, e il modo in cui, concretamente, lo si possa perseguire. Per ritrovare la motivazione che consentì ai nostri nonni – forgiati dalle guerre e dalla dittatura – di compiere il boom e di lasciarci un’eredità tale da vivere di rendita fino, appunto, ad oggi. Quando però quell’esplosione di capacità, di genio, di creatività ha terminato la propria spinta propulsiva, la propria onda lunga, ed è necessaria – ora! – una classe dirigente che sappia – perché ne sente l’esigenza (morale) avviarne una nuova. Ora, prima che sia troppo tardi. Tutto questo è perfetta- mente (?) “certificato” (speriamo non sia proprio il caso di dirlo), scrive l’ex spin doctor di Berlusconi, dal volto (al contrario) e dalla vittoria (sia pure ora rimessa in discussione), nelle primarie del centrosinistra a Palermo, di Ferrandelli – ma anche dal buon risultato di Davide Faraone – 31enne ex Idv che proponeva – perché aveva, da dire – qualcosa per la città. E, comunque, una visione, una – in tutti i sensi – prospettiva. quella che l’attuale classe dirigente autoreferenziale non è più in grado di offrire. Perché non (ne) sente più (la) necessità. E quindi sì, caro Pigi, è ora di “toglierci dai c…”. Ma non tutti (noi), ma voi che siete al potere da (ben più di) vent’anni, i trenta del nostro declino, e di certo – è ormai comprovato – non avete le risorse (morali, e – quindi – Politiche) per farci rialzare in piedi e ripartire. Come – sia pure in modo diverso – non le ha il presidente del Consiglio e il suo governo, Politico nel momento in cui sarebbe meglio si limitasse ad essere tecnico (quando minaccia di – non – riformare il lavoro abolendo l’art. 18, configurando una concezione – Politica – liberista e legata – in tutti i sensi? – al mondo dei mercati), e tecnico quando dovrebbe essere Politico (se è vero che sia necessario offrire un punto di riferimento al Paese non solo nei termini, meritori, di un buon esempio – di sobrietà, direbbe Papaleo – ma anche come leadership e capacità di indicare un orizzonte e suscitare il necessario entusiasmo. Necessario ad un Paese che ha bisogno di rialzarsi, e ritrovare se stesso, e non solo di vedersi cambiare regole che non ha la forza – di fare – per “rispettare” – in senso – anche – alto). Il commento del capo di Crespi Ricerche. di LUIGI CRESPI

Nella foto, Fabrizio Ferrandelli

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di LUIGI CRESPI

La sconfitta di Rita Borsellino è un passaggio storico; un evento rivoluzionario; rompe tutti gli schemi, rende vani e superflui tutti i commenti dei saccenti commentatori dei grandi giornali. Rompe il conformismo dialettico di chi pensa di capire e interpretare la nostra società; sfancula leader ormai consumati e superati come Antonio Di Pietro, Bersani e lo stesso Vendola. Viene superata la loro visione del futuro e della società. I 30 mila di Palermo ridicolizzano chi parlava di crisi della partecipazione politica nel nostro paese riportando al centro il vero problema che non è la partecipazione, ma l’offerta politica. I palermitani hanno selettivamente scelto, partecipando in massa al voto democratico e la Borsellino è stata sconfitta. Incredula chiede il riconteggio consegnando al crepuscolo suo e dei suoi sponsor quel pizzico di acididà e incredulità che porta a pensare che la democrazia vale solo quando ti dà ragione.

I sondaggi che cantano il peana del Pd che esaltano Monti e i suoi “montanari” finiscono (ex ante) nella pattumiera, anche se ieri sera Enrico Mentana ci ha rappresentato la retorica del punto in meno e quello in più e che gli elettori dichiarano di non andare a votare, mentre la realtà risuona in modo diverso come un boato che nessuno vuole sentire. Berlusconi ha chiuso con il passo indietro la sua stagione politica, ma chi credeva di avere vinto (la sinistra) non si è reso ancora conto che Berlusconi se li è portati via con sé.

La gente cerca e vuole facce nuove, non segue più i partiti, guarda negli occhi chi lei candida e sceglie e sempre meno sceglierà le vecchie facce.

Genova, Napoli, Milano Cagliari e ora Palermo cosa deve ancora succedere perché Bersani, D’Alema e Veltroni possano prendere atto che la loro parabola è finita.

Ora è il tempo di Ferrandelli uno sconosciuto che a 31anni mette in fila tutti, ma è anche il tempo di Davide Faraone, il rottamatore legato a Renzi, che aspetta il momento giusto per travolgere la sinistra della Serena Dandini superata da quella di Giorgio Gori, ma anche quella di Costa il candidato del Terzo Polo. Facce nuove che rappresentano una realtà complessa che viene mediata dai social network, ma che passa dai porta a porta da un contatto diretto non mediato da Vespa.

Ma è anche la vittoria di Lombardo il presidente della regione che sembra sempre ad un passo dal baratro e che come un’araba fenice risorge ogni qual volta il giudizio viene mutuato dalla gente un uomo che viene dal passato, ma che rimbalza sui social network e su internet come un pischello e che ha messo in capo 2 candidati (da una parte Costa e dall’altra Ferrandelli). Ora sarà interessante capire per chi dei due stamperà i manifesti e i volantini perché ho l’impressione che i giochi non siano ancora chiusi visto che Cascio non ha ancora sciolto le riserve per la sua candidatura.

LUIGI CRESPI

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