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Santoro: Italia deve scegliere modernità? Significa: adottare la tesi di Marchionne Sì, abbiamo bisogno attrarre investimenti Ma ciò non a scapito di vita (di lavoratori) Meno diritti uguale sempre meno diritti Chiave di nostro futuro si chiama cultura Ma non (solo) conservazione del passato Italia (ri)generi (ancora) futuro del mondo Torneremo ad essere la culla della civiltà E ‘tutti’ (!) vorranno (re)investire (da noi)

marzo 2, 2012 di Redazione 

No, caro Michele: non è vero che l’unica via alla crescita sia ridurre gli spazi (di vita) dei lavoratori. Abolire l’art. 18. Ridurre i tempi delle pause nel corso di una giornata di lavoro. Ridurre – o non armonizzare – i salari. Questa è la tesi dell’ad Fiat, che non è il presidente del Consiglio – portatore di una responsabilità generale – e non ha (infatti) esitato, in tempi recenti, a mettere il proprio stretto interesse di attore sul mercato davanti ad ogni principio di opportunità non solo nei confronti dei lavoratori ma dell’intera nazione – chiudendo stabilimenti, trasferendo armi e bagagli in America, minacciando di farlo ancora, di più – nonostante – come hanno ricordato in molti – la casa torinese (?), oltre ad essere un simbolo del nostro Paese, (lo è anche perché) ha ricevuto cospicui aiuti da parte dello Stato dal dopoguerra ad oggi. E invece no. Noi possiamo infischiarcene della soluzione di (suo) comodo (in mancanza della – sua – capacità di fare altrettanto dalla plancia della Fiat, che fatica a creare nuovo valore aggiunto. Leggi: auto vincenti sul mercato) di Marchionne e rendere il sistema-Italia (il) più appetibile non solo perché il diritto dei lavoratori viene ridotto all’osso, come avviene in Cina, dove – però, attenzione (!) – per questo – causa di numerosi, continui suicidi tra i “lavoratori”-schiavi – la prospettiva di uno sviluppo inarrestabile, a doppia cifra e superiore, per ritmo e intensità, a quello degli Stati Uniti comincia a traballare. Il giornale della politica italiana ha una gran voglia di vedere, di “scoprire” – invece – quel nuovo Rinascimento che è nelle possibilità dell’Italia se cambia subito direzione (anche rispetto a questa ipotesi), e passo. Nuovo Rinascimento che può consistere in un’era nella quale un’Italia “campus a cielo aperto” – in cui un’università rifondata e una scuola primaria in cui siano stati iniettati nuovi stimoli mietano i risultati di un ritorno alla cultura (in senso ampio) come cifra quotidiana della nostra esistenza anche grazie ad un uso finalmente illuminato della tivù pubblica – torna progressivamente ad essere la culla della cultura mondiale e con essa della civiltà, ovvero del progresso. Immaginatevi un Paese che si ri-ha della propria capacità di pensare, e che torni ad impegnarsi, e a creare. E’ un Paese la cui economia esploderebbe (in senso positivo!) nel giro di poco: un’Italia che vedrebbe i propri migliori cervelli tornare nella loro patria e produrre qui i loro risultati scientifici e artistici, un’Italia in cui le politiche culturali tornerebbero ad avere il respiro di ciò che genera futuro, ovvero di una cultura che crea e che innova e fa tendenza, e Storia. E’ un Paese alla nostra portata. Un Paese che può essere fatto da un nuovo Risorgimento (senza macchie) che sostituisca questa nostra politica autoreferenziale ora, e senza la necessità di un passaggio buio della Storia che confermi, creando le condizioni per il rinnovamento, la “consolante dottrina del progresso” di Cattaneo. Siamo padroni del nostro futuro; riprendiamo in mano le redini della Storia e facciamolo, ora, traendo dal declino nel quale ci siamo ficcati e che sarà inesorabile – se non cambiamo direzione subito (anche rispetto ad una guida governativa assolutamente piatta e “conservatrice”!), la forza necessaria. Quando saremo tornati ad essere il luogo in cui si rigenera il futuro (del mondo!), vedrete dove gli investitori avranno voglia – attratti dal nostro dinamismo – di portare i loro capitali da investire.

Nella foto, Santoro: ascolta attonito e spiazzato

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