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Inno alla gioia di Beethoven Inno Europa (Ri)suoni(amolo) insieme a canti nazionali Viaggio in Italia atto d’amore per “noi” (!) Facciamo leggere Goethe (nuovi) italiani Europa tornerà ad essere culla (di) civiltà

febbraio 10, 2012 di Redazione 

(E noi siamo la Politica, quelli che tirano le fila, quelli che vanno in gol, che fanno la Sintesi – come abbiamo fatto noi oggi, ora, qui). Ecco che cosa intendiamo quando parliamo del Vecchio continente come culla dell’umanesimo. Sappiamo tutti, ovviamente, che le nostre terre sono i luoghi in cui è nato e si è sviluppato il (libero) pensiero (illuministico), innervato e traendo origine (e non contrapponendosi! Quale tremendo equivoco) dal cristianesimo. Entrambi ‘figli’ anche della concezione filosofica (cioè della – ricerca della – verità!) dell’antichità greca della conoscenza come chiave per (ri)dare dignità alle nostre vite. Ebbene, ciò è vero in quanto tutto ciò non è limitato (ovviamente) ad un piano formale e simbolico, bensì affonda le proprie radici nell’etica. Ovvero nel modo di pensare (la nostra vita). La nona sinfonia di Beethoven si chiama Inno alla gioia non per caso: ed è ad una civiltà della gioia (così ri-definita da Fabrizio Ulivieri), appunto, positiva, che miri a costruire il futuro e non a salvarsi (semplicemente) dalle insidie del Tempo che sta la ragione fondante dello spirito europeo. Ed è per questo che sentirlo (ri)suonare accanto al nostro splendido – ma chi è che dice che si tratta solo di un motivetto? L’avvertite la carica, sincera, di generoso patriottismo? Qualcuno che non conosce, in tutti i sensi, la Storia - Inno di Mameli, fonte di ispirazione per ogni italiano che voglia tornare a dare tutto ‘per’ la propria nazione (e cioè, ‘attraverso di essa’, per se stesso e per tutti gli altri nostri fratelli del mondo), favorirà l’Europa (unita) più di qualsiasi mercato (interno). Ma ancora più patriottico è, ed in apparenza – ma solo in apparenza – si tratta di un paradosso, il diario dell’agognato, e finalmente compiuto, viaggio nel nostro paese del padre della cultura tedesca (e non solo). Goethe desiderava sin da bambino visitare l’Italia e in particolare Roma, ‘capitale del mondo’ (come la ri-chiamava lui e come intendiamo tornare presto a richiamarla, non solo per rievocarla e ‘prepararla’, anche noi). Quando la vide percepì subito la grandezza che il patrimonio che ci era (già) stato lasciato dai nostri avi infondeva in ogni spirito che l’ammirasse con la sensibiità – data dalla cultura – per poterlo Ascoltare. E, ad un tempo, il grande poeta tedesco già si accorgeva dei primi (? In realtà il nostro direttore ha già ricostruito in modo diverso – rispetto a questa definizione di ‘inizio’, non da Goethe, naturalmente – da questo punto di vista, la nostra Storia) segni del nostro decadimento, ‘piangendo’ per la Bellezza (di Roma) progressivamente rovinata (con le nostre mani). Ebbene, leggere Viaggio in Italia – scritto, appunto, da un cittadino – allora – di un altro (?) Paese – consente (proprio per questo!) di riprendere coscienza, e di riallacciare un rapporto, con i fili della nostra storia e della nostra identità. E, senza imposizioni, ma proprio per la bellezza di (ri)scoprir(lo/)ci, andrebbe fatto leggere a tutti. A cominciare dai nostri giovani (nelle scuole! Ma, di nuovo, senza tedianti imposizioni. Al contrario!), e da quei migranti che Matteo Patrone ha già indicato come i possibili co-fautori, e innervatori decisi, del nostro possibile Risorgimento, che da Goethe, prima ancora che da ‘noi’, possono cogliere il respiro della nostra anima (nazionale ma in un senso, appunto, aperto). Il che non deve (più in generale) in nessun modo sorprenderci: perché quella di cui parliamo non è la cultura (italiana), ma la Cultura (occidentale, ma non solo). E la cultura (occidentale) è la cultura europea. Il pensiero greco, abbiamo detto, fino all’illuminismo (passando per i valori della rivoluzione francese e di Napoleone) sulla traccia sicura del Cristianesimo. Fino all’avvento dell’inglese (con gli Stati Uniti) e dell’impero dell’economia. Ecco: far (ri)suonare l’Inno alla gioia di Ludwig e leggere Viaggio in Italia di Wolfgang, può ridarci il senso di un cammino da (re/)intraprendere. e quindi “facciamolo”. Subito. Per salvare l’Europa (così, sì, davvero…) ed evitare di (dis)imparare – soltanto, s’intende – a ‘competere e a concorrere’, mentre il mondo muore di una competizione sfrenata di chi ha a cuore (?) soltanto il proprio arricchimento (? Sì, ma materiale).

Nella foto, a sinistra Ludwig van Beethoven, a ‘destra’ Johan Wolfgang von Goethe

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