Mobilità, ma in chiave innovazione Per rigenerare (lavoro e) noi stessi
febbraio 2, 2012 di Redazione
“Posto fisso? Monotono. Meglio cambiare“. ‘Monotono’ è Stato che limita (se stesso). E ciò è per (‘fissità’ ma anche) precarietà. ‘Mobilità’, sì, ma in chiave di innovazione. Per (ri)generare (il – lavoro e) ‘noi stessi
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‘Nella chiave di un (semplice) ‘contenimento (?) dei danni’ (puramente materiale) chiaro che l’affermazione del presidente del Consiglio – secondo la quale il posto fisso sarebbe ‘monotono’, e sia meglio ‘cambiare’ (in tutti i sensi) – fa rabbrividire, e che la prospettiva (è, la stessa) ‘precarietà’ (e – non può essere accettata).
Nella foto, Monti
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di MATTEO PATRONE
Nella chiave di un (semplice) ‘contenimento (?) dei danni’ (puramente materiale) chiaro che l’affermazione del presidente del Consiglio – secondo la quale il posto fisso sarebbe ‘monotono’, e sia meglio ‘cambiare’ (in tutti i sensi) – fa rabbrividire, e che la prospettiva (è, la stessa) ‘precarietà’ (e – non può essere accettata).
Ma se cambiare lavoro significa crescere, arricchirsi, progredire – individualmente e come ‘collettivo’ (sia esso un gruppo, un’associazione, un’azienda o l’intera società) – ecco che lo spunto di Monti diviene non solo accettabile, ma auspicabile.
Perché il posto fisso è (sì) monotono (e – soprattutto – auto-limitante), ma il suo ‘contrario’ (?) – una (eccessiva) ‘mobilità’ – è (ri)generante solo nella (opposta) chiave (che “solo” la Politica può attivare. Direttamente) dell’innovazione (di sé. Dei singoli e, appunto, delle imprese. “Attraverso” la formazione continua).
Il limite del governo dei tecnici sta proprio nella sua natura (eccessivamente ‘tecnocratica’. E priva di visione – Politica).
Ma la politica politicante che di questa situazione è (principale) (con)causa, farebbe bene a tornare a parlare solo quando avrà qualche (sua) soluzione da mettere in campo, per non sembrare – altrimenti – ipocrita.
MATTEO PATRONE


Guardate la bellezza di questo dipinto di Gerolamo Induno (La visita di Garibaldi a Vittorio Emanuele II, 1879, olio su tela
Milano, Museo del Risorgimento): due dei nostri padri, "ormai" in età senile, in abiti borghesi Vittorio Emanuele (e si trattava, non dimentichiamolo, del - l'allora - re d'Italia!), nel mantello di una vita (votata, sempre, alla causa dei popoli) l'Eroe dei due mondi, si incontrano, un pomeriggio tranquillo, al Quirinale, nella sobrietà e nell'asciuttezza di chi non ha avuto (sentito!) altro scopo, nella propria vita, che compiere il proprio dovere e lo ha fatto, facendo l'Italia
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