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Giovani, destra vuol differenza classe (?) Tremonti: “Si riabituino a far lavori umili” E per Sacconi meglio (così) non laurearsi Sì, tutti mestieri hanno funzione e dignità E ora “onore” va spostato sulla persona Ma l’Italia vuole essere culla della civiltà E (ri)concorrere alla Nuova Civilizzazione Il diritto alla cultura rivà reso universale E serve sempre più “vostra intelligenza”

gennaio 23, 2012 di Redazione 

Studiate. Perché abbiamo bisogno della vostra intelligenza”. Antonio Gramsci avrebbe potuto pronunciare questa frase nell’Italia di oggi, e avrebbe colto l’esigenza di una diffusione della cultura (popolare), per preparare, liberandone appunto le risorse intrinseche, il nostro Paese al proprio possibile Nuovo Rinascimento. Che, “tecnicamente”, passa anche attraverso un sistema economico (ma non solo) che – come il Politico.it indica ormai dal febbraio di due anni fa – dovrà avere al proprio vertice l’innovazione. E a questo scopo non solo non possiamo permettere/ permetterci che lo studio torni ad essere una prerogativa di pochi (come minacciava di voler determinare la destra al governo), ma dobbiamo creare le condizioni – facendo della nostra istruzione la più avanzata al mondo; integrando e mettendo nella condizione il sistema delle imprese e del lavoro di favorire e raccogliere la spinta che verrà dall’istruzione rifondata – perché il lavoro intellettuale divenga una necessità sempre maggiore per tenere il passo di una nostra economia finalmente avviata ad uno sviluppo duraturo. Senza per-ciò abbandonare il filone degli altri mestieri, bensì l’esatto contrario: un’Italia che si riabbia della propria capacità di pensare è un’Italia (più) libera e capace di riassegnare alla Persona il proprio primato sociale, così che la “differenza” possa non essere più fatta dell’impiego che ciascuno svolge, bensì dal proprio valore umano e dalla propria saggezza. Una consapevolezza, quella della cultura come chiave della nostra liberazione (e del nostro stesso possibile rilancio economico), che ispira anche il “programma” (“politico”) dei movimenti cristiani nel corso della (nostra) Storia. Ce lo ‘dimostra’ Giulia, oggi. Riproponendoci un passaggio di un fondo dell’allora direttore de Il Popolo, il quotidiano della Democrazia Cristiana, Guido Gonella. Era il 1944; la fine di un’era (buia) e, come insegna la “consolante dottrina del progresso” di Cattaneo, l’inizio, quindi, di un ulteriore passo in avanti. Gonella scrive che il fine essenziale della Dc è “educare le masse”. Il direttore del Popolo minim(al)izza - o meglio rende essen- ziale - un ragionamento che può essere portato alla sua sublimazione: “educare” non solo per rendere capaci di “deliberare” tra proposte politiche differenti, non solo per liberare dai demagoghi e dagli “avventurieri” (fondamento, del resto, della democrazia e della possibilità di mantenere e far evolvere lo stesso “sistema”). Ma per liberare (tout court). Liberare dalle limitazioni imposte dalla mancanza di consapevolezza di sé, rendere gli italiani liberi di essere – in “definitiva” – (fino in “fondo”) loro stessi; come italiani e come individui. Come italiani, attraverso (anche) una ripresa (controllata e contestualmente implementata verso lo sbocco europeista) di un patriottismo-nazionalismo che ci svincoli da una subordinazione psicologica per la quale continuiamo a non sentirci degni di essere nazione, e dunque di poterci (pienamente) autodeterminare. Come individui, rifacendo della cultura il nostro ossigeno, e fornendo così a ciascuno gli strumenti della propria libertà. Un popolo, una nazione, che tornino ad essere coscienti (di sé), sono nella condizione di riprendere a scrivere la Storia, come hanno già fatto i loro avi. E di riportare così l’Italia,e con essa l’Europa, al centro del mondo.

Nella foto, Giulia Innocenzi

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di GIULIA INNOCENZI

Il direttore de Il Popolo Guido Gonella nel 1944 a proposito della Dc:

Educare le masse è il fine essenziale della Democrazia Cristiana. Educarle significa dare a esse la coscienza della loro dignità, cioè abituarle a superare la loro istintività impulsiva, la loro credulità che le porta spesso al sacrificio sull’altare della demagogia [...] Educare le masse significa ancora eliminare il loro spirito di intolleranza e pur di violenza così spesso eccitato da avventurieri incoscienti.

Se penso che al loro posto, oggi, c’è il Popolo della Libertà, divento nostalgica di tempi che non ho vissuto.

Ecco, questi sono riusciti pure a farmi rimpiangere la Dc.

A quando il Fascismo?

GIULIA INNOCENZI

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