Top

Agenzie rating ci prendono torte in faccia E per ‘accontentarle’ (solo) colpiamo taxì (Una) prospettiva torni a essere (Politica) E a riguardare ‘essenza’ delle nostre vite Solo cosi’ rigenereremo nostra economia

gennaio 17, 2012 di Redazione 

I nostri tassisti sono oggi in piazza, ancora una volta, per lanciare l’allarme (e il grido d’aiuto) che se il governo Monti liberalizza la loro categoria, molti di loro rischieranno un significativo (in termini assoluti) impoverimento. Per loro, dunque, le liberalizzazioni – o almeno quella che raddoppierebbe, suppergiu’, le licenze in circolazione nel loro settore – non sono giuste. Il governo sostiene invece la tesi opposta. Ed e’ anzi proprio un’idea di giustizia – quella che ritroviamo nelle parole del presidente del Consiglio ogni qual volta dichiara guerra alle ‘corporazioni’ – alla base del piu’ politico – e concepito in altra epoca e da altre teste, il che la dice lunga sulla tecnicità, fino al rischio della sterilita’, dell’attuale esecutivo – dei provvedimenti. Ma il concetto di giusto rimanda al concetto di etico. Ed etico significa, anche, ‘che attiene alla nostra vita’. Ed e’ solo ed esclusivamente nella chiave di una prospettiva (Politica) che torni a riguardare (nella loro – vera – essenza) le nostre esistenze – e non soltanto, tecnicamente, le ‘regole’ del nostro ‘mercato interno’; ‘titolo’ al quale il presidente del Consiglio è del resto molto familiare, essendo stato a quel comparto che venne chiamato a svolgere il proprio mandato di commissario europeo – che le liberalizzazioni possono essere percepite come giuste (o, comunque, responsabilmente accettate) anche da chi ne viene (inizialmente, e privatisticamente) colpito; ed essendo parte di un piu’ organico e complessivo, e quindi motivante e rigenerante – anche in chiave direttamente economica! – progetto di costruzione del futuro. Come appare ancora piu’ lampante analizzando la vicenda dell’attacco (concentrico) delle agenzie del debito, proprio mentre l’Unione compie il suo massimo – e degno di apprezzamento e fiducia. Proprio dal loro punto di vista! – sforzo per uscire dalla crisi. L’Europa ha il dovere, pena la sua fine, di denunciare la (“presumibile”) tendenziosità e mancanza di indipendenza di ‘arbitri’ ‘organici’ ai nostri stessi avversari (che da un nostro fallimento, o dalla ‘fine’ dell’euro, potrebbero ricavare vantaggi in termini di ulteriore speculazione, quando non di maggiore potere ‘politico’), e che sono ben lontani dall’essere obiettivi; ma la forza di farlo continuera’ a mancarle se la sua condizione psicologica e culturale restera’ quella (im)propria (non) di una nazione – e nemmeno di un insieme, piu’ o meno federato, di nazioni – ma di un (“semplice”, e sterile) mercato (comune) che coincide in tutto e per tutto con il sistema economico, al quale e’ perfettamente organico e dal quale dipende (o, “meglio”, discende) strettamente.  I cittadini europei – e con loro, grazie(!) a loro, gli altri nostri fratelli degli altri Paesi del mondo – possono tornare a dire la propria – ad essere protagonisti e fautori delle proprie scelte – solo se decidono che la propria ‘linea di galleggiamento’ non coincide piu’ – solo – con le triple A o B (che ricordano molto i giudizi sintetici introdotti ad un certo punto nelle nostre scuole, di fronte ai quali – quando ancora avevamo questo respiro e questa ‘tensione’ – ci domandammo se non avrebbero impoverito il motore del nostro futuro) affibbiate (o tolte. “Arbitrariamente”) da (nostri) competitors. Ma con un (proprio) giudizio non solo quantitativo ma anche qualitativo; i cui ‘capitoli’ principali tornino ad essere scuola, cultura (‘popolare’ e diffusa), motivazioni (e conseguente responsabilizzazione). Avendo la prevedibile e auspicabile speranza, in questo modo, di vedere tornare a fiorire – strutturalmente – la nostra stessa economia. La prima condizione perche’ tutto questo avvenga? Smettere di affidare una nazione (e non un mercato – interno) ad un (“semplice”) economista.

Nella foto, il presidente del Consiglio: non e’ contento

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom