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Futuro dell’Italia. Caro Pd, è tempo di una rivoluzione gentile F. Laratta

gennaio 13, 2012 di Redazione 

La sinistra perde, o quando vince e’ per brevi esperienze di governo, “occasionali”. Oppure – come in America – mette in scena, volente o nolente, solo la versione soft della destra (repubblicana). Ma soprattutto (ed e’ per questo che oggi e’ perdente) la sinistra ha perso la sua battaglia storica: quella ingaggiata, nel secolo scorso, sotto le insegne del comunismo marxista. Battaglia – e opzione – rispetto alla quale (alle quali) va chiarito un equivoco di fondo: la sinistra non ha mai davvero puntato a cambiare il mondo; ma solo (a cambiare) il capitalismo. Come riconosce, nella sordita’ (ideologica) dei suoi “continuatori”, lo stesso Carlo Marx. Che definisce la sua ideologia altro da un’utopia: pragmatica ipotesi di aggiustamento dei difetti del capitalismo. Altro che rivoluzione. Ed e’ giocando nel campo, con le regole e con la casacca dell’avversario che la sinistra si e’, da sola, infilata nel vicolo chiuso della sconfitta, trovandosi oggi a non avere (apparentemente) piu’ ragione d’essere (e spazio) in un sistema che non mette, perche’ non ha mai messo, realmente in discussione, e – com’e’ uso dire, superficialmente, per uno specifico fenomeno della nostra teatralita’ politicista interna – in cui le persone, se devono scegliere, scelgono l’”originale”. Il vero. Che e’ tale perche’ crede realmente nel sistema che non propone di cambiare perche’ non sente di doverlo fare, trovandocisi perfettamente a suo agio, e che percio’ – contrariamente a quanto si creda – non deve mentire (alla radice). La sinistra e’ onesta con i suoi elettori, ma (solo fino ad un certo punto, perche’) non (lo) e’ onesta con se stessa: se e’ vero, come noi crediamo che sia vero, che la sinistra - donne e uomini di quell’area di opinione e sensibilita’ - si possa trovare (realmente) a suo agio in un mondo il cui unico valore – Monti, per l’appunto, dixit – e’ l’accumulo di ricchezza; un mondo nel quale il principale scopo della vita e’ “consumare” (con quell’orribile definizione-deformazione dell’umanita’ che e’ il nostro rimodellamento sotto l’etichetta di “consumatori”), priorita’ assoluta alla quale piegare ogni altra istanza e potenzialita’: da cui la devastazione del pianeta, fino alla “promessa” della fine della Terra (altro che 2012…) e (conseguentemente) della Storia; un mondo “falso”, “di cartone”, per usare la poetica (quanto lo e’ il suo Villaggio) metafora olmiana, in cui capita che - per dire - le persone per strada si sorridano, pronte, al primo colpo di vento, ad azzannarsi reciprocamente – “fino” alla guerra – sfogando la rabbia e il dolore – la disperazione – nascosti, in profondita’, sotto il velo della nostra apparente felicita’ (materiale). Nell’anno della crisi piu’ grave del capitalismo, in cui anche queste nostre “certezze” sono messe in discussione, la sinistra deve capire che il momento e’ ora: e’ ora perche’ il livello di saturazione collettivo ha raggiunto la soglia di guardia; e se non siamo piu’ sicuri che l’appiglio al quale ci tenevamo stretti fino ad oggi per non cadere nel baratro su cui barcolliamo – l’”abbandonanza”, narcotico di ogni passione umana – possa ancora reggere il peso delle nostre sempre piu’ pressanti necessita’, abbiamo bisogno di cambiare. Non ci rendiamo conto, e non ci ribelliamo, perche’ nessuno (a cui spetti la responsabilita’ di farlo) ci ha detto che questa possibilita’ esiste davvero (se e’ vero che l’umanita’, come le sue organizzazioni democratiche, non dimentichiamolo, siamo noi); ma se – “ideale” termometro – gli ascolti di programmi televisivi organici alla sterilizzazione (di pensiero e, quindi, morale) come i reality show crollano, e’ perche’ gli italiani, finita la scorta di anestetizzante, hanno ripreso ad avvertire il dolore; e sentono il bisogno di lenirlo, possibilmente (se la Politica glielo consente) ricominciando a coltivare lo spirito. Il mondo puo’ cambiare – senza bisogno di spargimenti di sangue (al contrario, per la loro auspicabilmente ”definitiva” cessazione) e nemmeno della fine dei (pur) legittimi interessi attuali, messi in discussione, invece, dal comunismo; l’abbiamo chiamata rivoluzione culturale, potrebbe benissimo essere ribattezzata la rivoluzione gentile – per una ragione molto semplice: noi lo vogliamo. Ne abbiamo la necessita’ (morale), pena, se non l’ascoltassimo, la nostra (“definitiva”) (auto)distruzione. Se la sinistra se ne accorge – e questo pezzo serve a dare un contributo in questo senso – e recupera la profondita’ di respiro che aveva prima del default (…) di fine ottocento, rifacendo proprio l’anelito mazziniano per la ricerca di una “ragione piu’ alta”, tornera’ a vincere, ma, quel che e’ meglio, con lei, finalmente, vincera’ (definitivamente) l’(intera!) umanita’. Il deputato del Pd fotografa una classica fenomenologia dell’umanita’ alienata: i turisti – e persino, quel che e’ peggio, i nostri giovani – “arrivano” (fisicamente) a Roma, culla della cultura umana e della civilta’, e cio’ che si attardano a fotografare sono – a Montecitorio – i sosia (televisivi) di Vespa e Maroni. Un falso. La copia di loro stessi. Perche’, parafrasando Flaiano, c’e’ chi si muove senza viaggiare, e chi, senza muoversi, arriva lontano. di FRANCO LARATTA*

Nella foto, i (nostri) sosia

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di FRANCO LARATTA*

Giovedi primo pomeriggio. Roma, piazza del Parlamento. Una scolaresca fa la fila per una foto con il sosia di Vespa (quello di Striscia!). Qualche foto anche con il sosia di Maroni. Foto di gruppo, tutti sorridenti. Alcune ragazzine, felici e sorridenti, ottengono foto singole, con i sosia!

I sosia stazionano tutti i giorni tra Piazza di Montecitorio e Piazza del Parlamento. La sera, poi, li vediamo in tv.

Piazza del popolo: si ferma un torpedone, ne scendono quaranta turisti, che, senza perdere tempo, occhio al mirino, come una banda di guastatori, fotografano la piazza e risalgono nel torpedone, che riparte. Il tutto si è svolto con la rapidità delle manovre militari. Il turista è un essere prvilegiato, che non rimane ferito da ciò che vede, dalla gente soprattutto, dalla gente che continua a vivere nei luoghi che egli fotografa e che impiega spesso la vita a penetrarne il mistero. Il turista raccoglie documenti che proveranno il suo viaggio, ma sarebbe troppo facile provargli che non si è mai mosso“.

(cfr. Ennio Flaiano, La solitudine del satiro, Adelphi, p. 212)

Foto! Soltanto foto! Attorno c’è arte, storia, cultura. Ma il sosia vale di più: la sera lo vedi in tv!!

Da poco lontano i proff. guardano la scena: sembrano indifferenti.

Dai palazzi del Parlamento escono i rappresentanti del popolo. Oggi giornata doppiamente ‘storica’: l’on. Cosentino non va in galera. La Consulta ha bocciato i quesiti referendari per l’abolizione del porcellum: erano sbagliati (Di Pietro urla sempre più sguaiato, ma non c’azzecca più!).

Gli studenti fanno le foto senza più fermarsi. Con Vespa. Con Maroni. I sosia. I sosia della cultura e della scuola d’Italia.

Che tristezza!

FRANCO LARATTA*

*deputato del Partito Democratico

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