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***Quanto ‘costa’ un deputato al Paese***
PARLAMENTARI ONESTI E GENTE COMUNE, ORA UNIAMO LE FORZE
di FRANCO LARATTA*

gennaio 11, 2012 di Redazione 

Il nostro principale limite culturale e psicologico attuale e’ la mancanza di responsabilita’. E il concetto di responsabilita e’ strettamente connesso – quando non coincidente – con quello di senso dello Stato, ovvero dell’Unità (in senso morale e non soltanto geo-amministrativo) nazionale. Il nostro modo di affrontare gli impegni che (non) ci assumiamo (fino in fondo) è – tanto piu’, o quasi esclusivamente, se questi hanno a che fare con il settore “pubblico”, nelle sue varie declinazioni – sempre meno determinato, risolutivo, conclusivo. In una parola: responsabile. Ed e’ questa la radice prima del nostro progressivo (si fa per dire) disfacimento. Perche’ assistiamo a tutto questo? Trent’anni di autoreferenzialità della nostra politica ci hanno impedito di esercitare, e quindi a “lungo” andare portato a perdere il senso della nostra (possibile) forza nazionale. Classe dirigente che – trattando se stessa con la leggerezza che avrebbe potuto avere un “qualsiasi” ceto popolare, adagiandosi sui risultati raggiunti nei quarant’anni precedenti della nostra storia – a partire dagli anni ottanta ha cominciato a (s)governare allegramente a nostre spese: “tecnicamente” a nostre spese, attraverso (anche) le ruberie (vere e proprie) che abbiamo dovuto nostro malgrado registrare; ma soprattutto a spese (“immateriali”, ma solo in un primo momento) della nostra fiducia in noi stessi. E della nostra, conseguente, responsabilita’ (che – non – potremmo definire) collettiva, o nazionale. Un circolo vizioso nel quale abbiamo percorso i gironi danteschi (oggi) dell’accumulo del debito pubblico piu’ grande del mondo, di un progressivo lasciarci andare che, nondimeno, non è riuscito ad intaccare la solidità dei nostri fondamentali: il dato del (basso) indebitamento delle famiglie italiane – per usare un concreto, e comprensibile a tutti, parametro esclusivamente economico – e’ indice da un lato di quanto sia stato grande il capolavoro fatto dai nostri nonni nel dopoguerra – a cominciare dal loro leader, Alcide De Gasperi – della cui rendita viviamo ancora oggi; ma anche della capacità della culla della civiltà occidentale di restare tre le prime dieci potenze del mondo nonostante un trentennio, appunto, di anarchia interna (senza valori). Ma se la resistenza – e, ora, reazione – delle italiane e degli italiani rappresenta il segnale della necessita’ di un cambio di direzione, la responsabilita’ – appunto – di realizzarlo e’ della stessa classe dirigente che ha dato il la’ a questa involuzione, e a cui tocca (ri)generare (tirandone le somme e, soprattutto, offrendole una prospettiva) la tensione opposta. E’ in questa chiave che il deputato del Pd offre oggi al “suo” giornale della politica italiana un rendiconto del proprio stato economico legato all’incarico di parlamentare, chiedendo (a sua volta) a coloro che si sono ribellati a questa nostra politica autoreferenziale di oggi – le cui (ir)responsabilità, appunto, Laratta per primo torna a ribadire – di comprendere che al suo interno ci sono molte “mele” sane e che possono rappresentare – se coinvolte e se l’unico intento di salvare e rifare grande l’Italia spinge ad unirsi le persone oneste e responsabili nel nostro Paese – il punto d’appoggio ideale, “dentro il palazzo”, per dare ancora piu’ forza ed efficacia alla possibile rivoluzione (silenziosa). Da cui puo’ iniziare il nostro nuovo Risorgimento. di FRANCO LARATTA*

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di FRANCO LARATTA*

E’ in corso una polemica infinita, e assai confusa, sulle indennità dei parlamentari italiani. Le più alte d’Europa; no nella media; tra le più basse. Ma qual’è la verità?

Da tempo ho messo in rete, sul mio sito internet ( www.francolaratta.it ) e sul mio profilo facebook, tutti i dati che illustrano nel dettaglio la mia attività parlamentare e quindi l’annuale dichiarazione dei redditi, spesso affidabile indicatore per ricondurre scostamenti bruschi di imponibili a faccendieri infiltrati nella nobile politica. L’accesso ad informazioni chiare ed esaurienti mette ciascuno nella condizione di esercitare controlli e produrre eventuali critiche se si evince che il mandato conferito non sia stato adeguatamente onorato o abbia fatto scattare ingiustificabili regalìe. Rilievi circoscritti forniscono i cittadini maturi alle pubbliche amministrazioni, ai propri rappresentanti (altrettanto motivati ad informarli e a curarsi delle loro opinioni); non daltonico qualunquismo, scaraventato sulle istituzioni dal ciclone dell’antipolitica, che si avvita frenetico su se stesso attingendo la forza da voci incontrollate, illazioni vaghe, che ripetute senza tregua assurgono a verità: una pseudo-verità che punta il dito contro tutti, ma che di fatto non colpisce nessuno, perché i responsabili, e ce ne sono, si mimetizzano nella folta schiera di censurati.

Servire la politica con coscienza significa far scivolare nella lista delle priorità affetti, amici, interessi. Persino la famiglia è spesso relegata nelle posizioni di rincalzo. Non è un obbligo, si potrebbe replicare. Ma il diritto alle passioni, su cui convogliare le proprie energie, va fatto salvo. Come anche lo speculare dovere di rimettersi all’ insindacabile giudizio degli elettori (col voto e i riscontri giornalieri) per capire quando raggiungere le quinte e contribuire da altra posizione alla causa civica. Essere assimilati a corrotti, strapagati, fannulloni… perché coinquilini di una minoranza con un’etica opaca, trasversale alle categorie ma giustamente più rumorosa nella politica, è iniquo. Le cicliche valanghe spinte lungo i ripidi pendii retorici da cittadini comprensibilmente arrabbiati sono spesso istigate da attori che alle analisi equilibrate preferiscono surriscaldare le temperature per assistere a spettacoli estremi di sagome travolte indistintamente dalla demagogia.

Che la politica debba scrollarsi di dosso gli antichi vizi è un passaggio obbligato ed urgente per riguadagnare credibilità e ambire ad istituzioni qualificate ed efficienti, senza le quali le diffuse ferite che solcano il tessuto sociale contemporaneo non si rimarginano.

Ma guardiamo subito i dati: un deputato italiano costa al bilancio circa 20mila euro al mese lordi, contro i 21mila degli inglesi, i 23mila dei francesi, i 27mila dei tedeschi e i 35mila dei parlamentari europei. (Fonte: Servizio per le Competenze dei parlamentari, Trattamento economico dei deputati in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Parlamento europeo, 31 marzo 2011, tabella pag. 32). L’ apposita Commissione presieduta da Enrico Giovannini, ha di recente analizzato la situazione dei parlamentari dei diversi Paesi europei affinché il Parlamento possa dare il via libera ai tagli. Ma per lo stesso Giovannini, non è semplice arrivare al “numeretto magico che consenta di stabilire qual è la media europea”

Secondo i dati della Commissione, l’indennità del parlamentare italiano è la più alta d’Europa solo perché egli può gestire autonomamente risorse che altrove vengono amministrate per una quota maggiore dalla Camera di competenza del deputato. Sarebbe opportuno dunque che molti rimborsi venissero gestiti direttamente dagli uffici della Camera. Anche perché molti cedono alla tentazione di cambiare ‘destinazione d’uso’ a tali rimborsi, annettendoli arbitrariamente al reddito personale e distogliendoli dal fine per il quale erano stati previsti.

Ma ecco il riepilogo delle mie personali entrate ed uscite.

ENTRATE. 

La Camera accredita mensilmente sul mio conto corrente:

-circa 5.000 euro di indennità per 12 mesi;

-3.500 euro per spese di vitto e alloggio a Roma;

-3.700 euro per collaboratori, acquisto di beni e servizi, attività nel collegio, viaggi (io màcino 60.000 km all’anno);

circa 1.000 euro per trasferimenti periodici, telefono, computer e altre voci.

IL totale è di 13.200 euro netti.

USCITE. Sul versante delle spese mensili, il mio resoconto è questo:

-1.500 euro a beneficio del gruppo Pd della Camera (con regolare bonifico);

-1.500 euro per finanziare e partecipare a iniziative varie come manifestazioni, convegni, convention regionali e nazionali, iniziative sul territorio: attività che un partito come il Pd tiene molto di frequente;

-circa 500 euro per contributi vari (iniziative particolari, sostegni e solidarietà…);

-circa 1.000 euro per pubblicità, abbonamenti, pubblicazioni, web, ecc ecc;

-1.500 euro per il mio telefonino (chiamate, sms…): per i deputati non esistono telefonini gratis;

-1.500 euro per alloggiare a Roma.

Per un totale di 7.500 euro.

Differenza tra entrate ed uscite: 5.700 euro al mese.

È corretto inoltre portare a conoscenza dei cittadini che al momento della candidatura il partito chiede la sottoscrizione di una somma per sostenere la campagna elettorale, la pubblicità, le iniziative nei collegi. 
Somma che va tra i 35.000 e i 50.000 euro (una tantum)!

Capitolo benefit. Tra questi c’è la sanità integrativa, che non incide in alcun modo sul bilancio della Camera, come (dis)informano certe testate, poiché i versamenti sono a carico dei deputati. Nel mio caso, 1200 euro al mese per ottenere il rimborso delle spese per la salute della mia famiglia. Al rimborso c’è un tetto per le singole prestazioni oltre il quale non scatta la copertura.

Il costo dei biglietti aerei e ferroviari per il territorio nazionale è addebitato su un conto della Camera. Il malcostume qui è più tangibile: molti ne approfittano e usano la tessera anche per viaggi non legati all’attività politica. Urgono pertanto limitazioni: coprire solo i viaggi per Roma o essere autorizzati preventivamente per altre destinazioni nelle quali doversi recare per svolgere il proprio mandato.

Di tessere gratuite per manifestazioni, teatro, cinema, stadio ecc. non ne sono a conoscenza, e comunque mai ne ho usufruito.

Io credo che una battaglia ancora più ambiziosa da affiancare agli odiosi sprechi sia quella relativa alla qualità degli eletti nelle istituzioni, a tutti i livelli. Qualità ravvisabile nel possesso di competenze e onestà (basta parlamentari condannati!). Non serve a nessuno un Parlamento debole, esautorato, composto da persone mediocri, poco preparate, che per il carrierismo non disdegnano di profanare quelle sacre aule assumendo condotte ostili all’interesse collettivo e alla legalità. Essi danneggiano il Paese, la sua economia, pregiudicano lo sviluppo. Un parlamentare dovrebbe essere pagato bene, ma solo se rende e lavora con profitto. Penalizzazioni economiche dunque per i desaparecidos, poco sensibili ai ‘semplici’ richiami della coscienza. E un buon trattamento economico – al pari degli altri colleghi europei – non include assurde prebende o irritanti manifestazioni dei segni del potere come le autoblù, le scorte, di cui si è spudoratamente abusato, allargando quella frattura, non solo simbolica, coi cittadini.

Il più grave default che l’Italia sta conoscendo è proprio quello dell’etica. Liberarsi dalla corruzione, dal malaffare, è indispensabile per venir fuori dalle sabbie mobili di questa severa congiuntura. Chi ha voglia di cambiare lotta dalla stessa parte, con coraggio e determinazione. Perché, riprendendo una minima dell’antiquario italiano Alessandro Morandotti: «Le rivoluzioni più clamorose non fanno rumore».

P.s.: il 12 settembre 2011 ho sottoscritto la proposta di legge per stabilire un tetto alle legislature di un parlamentare: al massimo tre. Per legge. Un contributo al continuo e necessario rinnovamento del personale politico del Paese.

FRANCO LARATTA*

*deputato del Partito Democratico

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