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Diario politico. Non e’ euro causa di crisi Ma nostra ‘furbizia’ di raddoppiare prezzi Mentre “politica” (?) pensava a se stessa Cedendo (nostro) scettro a economia (?) Regole non bastano a (ri)costruire futuro La Politica torni a indicare via da seguire Lavoro, contratto unico o ‘meno’: e’ inizio Ora Italia punti (decisa!) sull’innovazione E nel ripartire riduciamo squilibrio del ’02 di GINEVRA BAFFIGO

gennaio 5, 2012 di Redazione 

Un’indagine di un istituto francese rivela che la “nostra” moneta unica e’, a tutt’oggi, associata al “ricordo” (che come un “fantasma” – molto concreto – si agita pero’ nelle nostre tasche ancor ora con le sue ricadute concrete, e “progressive” – ?) dell’impennata dei prezzi al momento della sua entrata in vigore. E parliamo della Francia!, che non ha certo vissuto il (sostanziale) raddoppiamento avvenuto da noi. Quello fu il momento in cui avremmo dovuto capire che ci saremmo trovati, oggi o giu’ di qui, nello stato in cui versiamo: perche’ é il momento in cui la politica dichiaro’ la propria resa nei confronti dell’economia. In che modo si sarebbe poi inoltrata fino alla situazione attuale? Deresponsabilizzandosi, pacchianamente, a fissare (ipotetiche) regole, e lasciando che i poteri – cioe’ gli unici in essere: quelli economici – facciano cio’ che dovrebbe fare, invece, la politica: impostare la direzione di marcia guidando/ coordinando il cammino (comune). Ci siamo seduti (o, se volete, inginocchiati) a tal punto che oggi la stessa politica, quando si accorge che non si puo’, a questo punto, piu’ fare a meno di un suo “ritorno”, non riesce a concepire altro che continuare, comunque, ossessivamente, a modificare (solo) le regole. Che le cose stiano esattamente in questi termini, lo dimostra il modo in cui i “leader” (?) europei (non) pensano di (non) affrontare la situazione che in queste stesse ore vediamo inasprirsi nuovamente: come la peggiore delle nostre proiezioni politicistico-autoreferenziali – e senza, quel che e’ “peggio”, in molti casi, il nostro disinteress…amento e il nostro livello di “corruzione” (morale): a riprova che anche la possibile, migliore politica – nella sua stessa essenza – ha subito una strutturale involuzione – francesi, tedeschi, nordeuropei – ovvero coloro che ci hanno sostituito alla guida del Continente – dibattono oggi, al piu’ (?), di quante velocità attribuire ad una macchina – ecco il punto – rimasta senza una guida. Ha ragione, Jose’ Manuel Barroso: la crisi (appunto) non é economica, ma politica; perche’ l’economia non era chiamata (o, se volete, non é l’economia ad essere stata chiamata) – in origine – a reggere i destini del mondo, ma solo a consentire un “corretto” scambio di beni e di servizi. In funzione (anche) dell’arricchimento (individuale). Intervenire sul mercato del lavoro – nodo, effettivamente, come abbiamo detto e “convinto” il governo, di ogni possibile politica per la crescita - non puo’ dunque significare cambiare (solo) la forma di contratto (cioe’ una regola) con cui i nostri lavoratori vengono assunti; perche’ cio’ vorrebbe dire, ancora una volta, fissare (o, “peggio”, rimuovere) i (soli) limiti del possibile comportamento degli attori economici, lasciando poi a loro la definizione (con-fusa) della “prospettiva”. Il governo Monti deve quindi avere il coraggio di andare invece avanti sulla strada che il Politico.it gli aveva indicato e che l’esecutivo di tecnici-professori aveva adottato (salvo pero’ – inevitabilmente? – non trovare, almeno fino a questo momento, la leadership (Politica) per proseguire). L’Italia, lo abbiamo gia’ detto, si trova, paradossalmente, in condizioni migliori di altri, grandi paesi occidentali: perche’ loro stanno gia’ girando a tutta, hanno il motore prossimo a scoppiare; noi non consumiamo invece che una minima parte della benzina di cui disponiamo. La “benzina” sono le nostre risorse umane, che in questo (?) Tempo si esprimono, e valorizzano, responsabilizzandole nel senso della costruzione del futuro (del mondo): innovazione, quindi, sul piano della tecnica (e della tecnologia) ma anche del pensiero (a 360°) e, cioe’, della cultura. Per partire da qui, le (nostre) idee sono (appunto) gia’ in campo. Ma di fronte alla “riacutizzazione” delle difficolta’, ci chiediamo se il modo piu’ nitido per sugellare il ritorno sul trono della Politica, non sia - simbolicamente, ma anche con un possibile, sia pure da valutare (con attenzione), beneficio economico – sciogliere il nodo “originale” della subordinazione della politica all’economia: quello che i nostri fratelli francesi ci ricordavano all’inizio, ovvero il gioco di prestigio per cui all’ingresso del nostro Paese nella moneta unica (o meglio con l’entrata in circolazione della moneta tout court), alle (circa) duemila lire che rappresentavano il “cambio” con l’euro in origine, finirono per corrispondere non un euro come avrebbe dovuto avvenire, ma due. Perche’ una politica gia’ piegata (su se stessa) non ebbe la prontezza (ovvero la lungimiranza) di intervenire per, appunto, prima coordinarci e poi “compensare” il nostro dis-orientamento. Ecco: porre rimedio a quello squilibrio – come apertamente si disse avremmo dovuto fare allora - in un momento in cui l’inflazione puo’ (forse) ”con-tenere” il possibile “contraccolpo” (deflazionistico e poi) recessionistico (ed e’ per questo che sarebbe stato meglio agire a crisi meno acuta), e garantendo tanto piu’ che cio’ avvenga ridando – attraverso la Politica – una prospettiva (di crescita) alla nostra (stessa) economia, puo’ essere un buon modo per dire che la Politica e’ tornata, concretizzare le generiche dichiarazioni di fiducia espresse in queste ore (dalla “stessa” – ? – “politica” – ? – Mentre la nave riprende-va ad affondare), e restituirci finalmente quel futuro che, nelle mani dei merca(n)ti che sciaguratamente (ma per colpa nostra) hanno ripreso il controllo del Tempio (nell’immagine: El Greco ci propone la loro cacciata da parte di Gesu’), rischiamo, tra un altro po’, di non (ri)avere piu’. Il Diario ora, con le ultime “dalla” crisi. di GINEVRA BAFFIGO

 

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di Ginevra BAFFIGO

Le speranze che si proiettano sull’inizio di un nuovo anno non tardano ad essere smentite dalle borse europee che già ieri, dopo una giornata di irruenti alti e bassi, chiudevano tutte in negativo.

Nessuna pagina bianca per Piazza Affari che, confermando la tendenza degli ultimi mesi, si aggiudica ancora una volta la maglia nera del mercato finanziario perdendo il 2,04%. Crolla Unicredit e a bancari ed investitori non resta che consolidare i guadagni del primissimo 2012. Magra consolazione vedere sulla scia della debacle Londra con un -0,55%, Parigi e Francoforte che perdono rispettivamente l’1,59% e lo 0,89%.

Ad assumere una rilevanza politica è soprattutto lo spread tra Btp decennali ed equivalenti Bund tedeschi che si aggira ancora attorno ai 500 punti. Troppi. Troppi per tacere la scomoda verità: «L’Europa è sull’orlo della recessione».

A dirlo è niente di meno che il presidente dell’Eurogruppo, il premier del Lussemburgo Jean-Claude Juncker. In questo scenario andrà letto l’incontro berlinese fra il premier italiano Mario Monti ed il cancelliere tedesco Angela Merkel, in agenda per la prossima settimana. Non sono stati ancora resi noti gli argomenti all’ordine del giorno, ma lo scopo, come è ovvio, sarà quello di fare il punto sulla situazione dell’eurozona e sullo sviluppo economico dell’intera Unione. Junker sottolinea la gravità della situazione: «I depositi bancari presso la Bce hanno raggiunto un livello record». Ed i creditori – segue – rimangono riluttanti a concedere prestiti». L’Europa dunque deve agire in modo adeguato al rallentamento economico. Con ciò allontana il sospetto di defezioni alla moneta unica ed in particolare la Grecia «non sta considerando il ritorno alla Dracma». La situazione «è difficile», chiude Juncker, ma «affrontabile».

Sul piano nazionale l’Italia ha il suo Cerbero da sfidare. Il tasso di inflazione tocca il suo massimo dal 2008, scoppia lo scontro tra la Polizia ed il ministro della Giustizia sul decreto carceri, mentre sulla riforma del lavoro i sindacati incalzano un governo già alle strette. La verità palese su cui ognuno ricama la propria versione è che non c’è spazio per la contrattazione. Il governo ha una sola strada. E non ci sono più risorse per far tacere le voci dissonanti.

Il monito di Susanna Camusso mira dunque all’essenziale: «Serve un piano del lavoro per i giovani. Usare il contratto di inserimento e formazione per cancellare i contratti precari a oltranza». «Il contratto unico di Ichino è pubblicità ingannevole – insiste il leader della Cgil – Non cancella la precarietà di oggi e ne aggiungerà nuova domani».

Dimentica del fairplay, la Camusso, è giusto ricordare, arriva a queste conclusioni dopo la chiusura sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori di poche settimane fa, e solo ora sembra convertirsi alla proposta Damiano sull’adozione del contratto di inserimento in ingresso nel mercato del lavoro per i giovani. Per farlo non può evitare di bocciare apertamente la flexsecurity di Ichino, che apre al contratto unico e a tempo indeterminato, nonché alla possibilità del licenziamento per motivazioni organizzative ed economici e basata sul funzionamento dell’outplacement per i lavoratori in esubero. Ancorata a schemi “vintage”, lascia uno spiraglio alla proposta Boeri-Garibaldi, che resuscita lo schema dello statuto dei lavoratori del ’70.

Sull’emergenza carceri potremmo dire che più di una voce fuori dal coro, trattasi di un assolo del ministro Severino nel pieno di un’assordante polemica delle forze di Polizia. «Sono norme concordate totalmente con il ministro dell’Interno, alla presenza dei vertici di polizia» è la debole replica che oppone il neoguardasigilli alle critiche espresse ieri dal vice capo della Polizia, Francesco Cirillo, sull’uso delle camere di sicurezza.

Il Viminale dà il suo via libera alle misure, ma il prefetto Cirillo insiste in una consultazione informale presso la commissione Giustizia del Senato, dalla quale inizia l’iter di conversione in legge del dl sull’emergenza carceraria: «Le camere di sicurezza oggi disponibili in Italia, in tutto 1057, che in base alle norme contenute nel decreto svuota carceri in vigore dallo scorso 23 dicembre dovrebbero ospitare, entro 48 ore dal fermo, persone arrestate per reati non gravi e in attesa di processo per direttissima, sono poche e inadatte a ospitare i detenuti in condizioni di minima dignità. Oltre a questo le forze di Polizia non sono organizzate né attrezzate per la custodia degli arrestati». Le camere di sicurezza, segue il prefetto, hanno «un costo molto alto» e né i carabinieri né la Polizia sono in grado di custodirvi gli arrestati. Il vice di Manganelli ai numeri discrepanti della realtà carceraria lamenta la mancanza di un rituale di trattamento omogeneo: nessuno sa «come devono essere queste camere di sicurezza»: «Veniamo da anni in cui tutte le circolari ci dicevano di far transitare il più presto possibile l’arrestato nei penitenziari». E così nelle camere «non è assicurata l’ora d’aria, non c’è il bagno interno nè è prevista la divisione tra uomini e donne»: tutti «accessori indispensabili per la dignità delle persone». In sintesi, conclude il prefetto, «Il detenuto sta molto meglio in carcere».

Quanto all’uso del braccialetto elettronico come alternativa Cirillo rivela aspramente: «I braccialetti elettronici attivi oggi sono solo otto e costano 5 mila euro l’uno. Se fossimo andati da Bulgari avremmo speso meno».

Sul fronte interno le polemiche coinvolgono non solo il nuovo, ma anche il “il vecchio”. Il governo sembra temporeggiare sulla tassa sul permesso di soggiorno, che potrebbe infatti finire fra le tante dichiarazioni di intenti di questo e dello scorso governo o quanto meno essere ridotta in base al reddito. Il capo del Viminale, Annamaria Cancellieri, e il ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi, si legge in una nota dell’esecutivo, «hanno deciso di avviare una approfondita riflessione e attenta valutazione sul contributo per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno degli immigrati regolarmente presenti in Italia, previsto da un decreto del 6 ottobre 2011 che entrerà in vigore a fine gennaio». Le motivazioni? «In un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani ma anche i lavoratori stranieri presenti nel nostro Paese, c’è da verificare se la sua applicazione possa essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare».

La reazione della Lega appare dunque tanto immediata quanto scontata: «Il governo vuole cancellare il mio decreto sul permesso di soggiorno a pagamento: io dico alla ministra Cancellieri di non azzardarsi a farlo, sarebbe un atto di vera e propria discriminazione nei confronti dei cittadini padani e italiani, un attacco ai diritti di chi lavora e paga la crisi che la Lega non può accettare» scrive l’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni, su Facebook.

A fargli eco l’ex ministro Roberto Calderoli: «È davvero incredibile, per non dire vergognoso, vedere che autorevoli ministri del governo di Mario Monti, dopo aver taciuto di fronte alle pesanti misure adottate dall’esecutivo, che vanno a colpire i nostri pensionati e i nostri lavoratori che fanno fatica ad arrivare a fine mese, adesso si spendano in prima persona e prendano posizione contro la tassa sul permesso di soggiorno per gli immigrati». «Una vergogna davvero», insiste indignato. «Comunque prendiamo atto che per i ministri del governo Monti si possono spremere i nostri pensionati e i nostri lavoratori – è la populistica (?) conclusione del coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord – tassare i loro risparmi, la loro prima abitazione, ma non si deve chiedere nulla agli immigrati…».

Ginevra Baffigo

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