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‘Diam le briciole e si salvi chi puo” L’autoreferenzialita’ della sinistra

gennaio 3, 2012 di Redazione 

De Gaulle: “Non amo i socialisti perche’ non sono socialisti”. Qualcuno potrà brandire una caricatura di Sarkozy, per segnalarci che il gaullismo é una declinazione del conservatorismo e comunque una opzione politica di destra. Ma Sarkozy non é De Gaulle, che in Francia ricordano soprattutto per avere guidato – con coraggio e generosità – il proprio Paese fuori dalla palude della guerra e avere dato il là ad una ripresa che ha offerto la possibilità del benessere anche a coloro che, altrimenti, sarebbero stati peggio. E qui sta il punto: se in vece di De Gaulle avessimo avuto, alla testa della Francia, uno dei rappresentanti del post-comunismo italiano di oggi, avremmo assistito ad una politica assistenziale che li’ per li’ avrebbe riavvicinato le condizioni dei deboli a quelle dei meno deboli; salvo, magari, qualche anno (o mese) piu’ tardi, ritrovare l’intero paese impoverito e, in buona sostanza, un “numero” di persone che non ce la potevano fare maggiore di quello di partenza. Ed é in questo che, come dice De Gaulle, i socialisti non sono tali: perche’ quella che mettono in campo non é una reale opzione per assicurare buone condizioni di vita in modo stabile e duraturo a tutti, a cominciare, ovviamente, da chi non le ha; ma solo di offrire (loro) un illusorio palliativo che – tanto piu’ se tutto questo avviene in un Paese in condizioni difficili come l’Italia oggi – ha la durata di un lampo nel cielo e – quel che e’ peggio – rischia di generare fenomeni involutivi e, in ultima analisi, impoverenti per l’intera società. I veri socialisti, al contrario, non sentono il bisogno di dichiarare di esserlo, e di manifestarlo apparentemente; i veri socialisti hanno davvero a cuore le condizioni di… tutti; “piangono” per loro e – se fanno politica e se ne assumono la responsabilità – immaginano una strategia organica e complessiva per consentire al proprio Paese – se questo e’ messo male – di rialzarsi, e di farlo in un modo e in una (rinnovata) prospettiva – anche, se non soprattutto, culturale – nella quale ci siano sempre meno persone bisognose di ricevere la carità, e sempre di piu’ desiderose di farla. Perche’ la carità è santa; e, appunto, beato e’ il paese che ha in se’ le motivazioni per farla (diffusamente). Ma e’ una proiezione individuale, che non ha nulla a che vedere con la politica. La politica che facesse la carità – scegliendo la (sola, o prioritaria) via dell’assistenzialismo - non sarebbe una politica ‘caritatevole’, ma una politica deficitaria. Che, a lungo andare, aumenterebbe la poverta’.

Nella foto, il ‘fumo’ di Bersani

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