Top

E, certo, pensiamo anche alle “riforme” Ma rispondendo a (reali) esigenze Paese Giusta é l’idea del ‘Senato delle Regioni’ Ma perche’ Camera deve restare ibrido? Sia complessiva, ‘prospettica’, strategica Vi si eserciti (ora) la leadership legislativa I deputati eletti su base (solo) nazionale Senza piu’ le liste, lobbies e clientelismo E campagna si svolga (‘tutta’) su internet L’Italia sara’ di nuovo la culla della civiltà

gennaio 2, 2012 di Redazione 

Un tema su cui la nostra politica autoreferenziale di oggi é ferratissima. Sara’ perché, in fondo, è decisivo per la propria vita (o sopravvivenza) politica (e, in qualche caso, come ricordava Giovanni Sartori nel suo ultimo editoriale sul quotidiano di via Solferino, non solo) e, comunque, concerne loro – e li lusinga – in un modo che anche i meno Politici sono in grado – diversamente che sulle questioni, appunto, Politiche – di “afferrare”. E, purtuttavia, cio’ e’ vero solo se si considera tutto cio’ nella “prospettiva” in cui, appunto, vi guardano – e “aspirano” – loro. Cioé in funzione – in definitiva – di loro medesimi. E, invece, la forma é sostanza solo quando discende da quest’ultima; quando ne costituisce il naturale raggiungimento della “maturità”. E la tecnica non é fine a se stessa, e persino deleteria per la Politica, solo se messa strettamente al servizio di - subordinata a - quest’ultima. Cosi’ le regole devono rispondere ad una reale necessità, e non essere inventate pour le plaisir de le faire. E qual è, oggi, la piu’ grande necessità del Paese, in rapporto alla sua (classe) Politica? E, in particolare, a quella parte che è direttamente chiamata a fare le leggi? Che questa classe avverta, fino in fondo, la responsabilità del proprio mandato. Ovvero di essere non tanto “rappresentante” – ché la (pur elevata) rappresentanza implica una qualche forma di deresponsabilizzazione e di “rimando” ad altri, dei quali si rischia di potersi sentire soltanto, e senza (profondere troppo) impegno, dei portavoce – bensi’, finalmente, “guida” e riferimento.

Magari, tutto cio’, verso un tempo successivo in cui la pre-condizione di questa assunzione di responsabilità – lo “spessore assoluto” di chi é chiamato ad averla – sia (sempre piu’) diffuso nella (intera) società. “Non tutti possono fare la politica, ma tutti possono giudicarla”, diceva Pericle; nell’era della comunicazione puo’ essere sempre piu’ vicino, e perseguibile, il momento in cui – invece – “tutti” siano nella condizione anche di farla. E quindi di compiere, finalmente, e fino in fondo, la democrazia. E a questo proponiamo di tendere; attraverso quella che abbiamo definito la rivoluzione culturale. Ma questo momento potrà essere avvicinato se la Politica – nelle sue espressioni piu’ alte – sarà veramente democratica, ovvero accessibile – “contendibile”, come si dice in certi ambienti con un termine terribile che esprime bene l’idea di un Paese concepito come una torta da dividersi, o nella peggiore delle ipotesi da sottrarsi, “magari”, a colpi di morsi – a tutti; e tanto pîu’ quanto piu’ - come non avviene oggi – i soi “protagonisti” ne siano veramente degni. E cio’ sara’ possibile se il confronto avverra’ “strettamente” (? Al contrario) tra le idee e la forza morale che le muove. E, ad un tempo, coloro che sono degni davvero saranno tanto piu’ motivati ad impegnarsi in Politica se cio’ di cui dovranno occuparsi sara’ – davvero – la cosa piu’ alta, senza temere di dover cadere nei piccoli giochi, all’insegna dell’ipocrisia e dell’autoreferenzialità, del palazzo di oggi; e tanto maggiore sara’ la responsabilizzazione – e quindi il cerchio si chiude - quanto piu’ di questo, e “”"solo”"” di questo, ci si potrà occupare.

E qual é il livello piu’ alto della Politica in una nazione, se non essere chiamati a contribuire a definire, idealmente e programmaticamente, il futuro del Paese? Per creare questa condizione ecco una possibile bozza (rivoluzionaria) di riforma che, pure, si inserisce perfettamente nello spettro delle ipotesi di modifica del nostro sistema parlamentare che i politicanti di oggi – retropensando, naturalmente, di potere comunque continuare ad “usufruirne” – hanno messo in campo.

Oggi ci sono, appunto, due pre-condizioni che (al contrario) determinano la corruzione (a 360′) della classe dirigente: il clientelismo; il basso profilo. Il clientelismo dipende evidentemente dalla dimensione territoriale di una candidatura e di una elezione; o, meglio, in un territorio di una certa dimensione – poniamo, sotto i 5 milioni di abitanti – quanto piu’ circoscritta é l’area in cui due candidati si devono confrontare, tanto maggiore é la possibilità di “controllo” diretto da parte dei cittadini, senza – per l’altro verso – che la corruzione possa passare, pena la severa reazione di quella comunita’ ristretta (tesi Ceccanti). Ma oltre quella misura – oltre i 5, i 10, i 15 milioni di abitanti: e quanto piu’ la “cifra” salga – e’ vero l’opposto: su una base elettorale che coincida con – “poniamo” – l’intera popolazione di una grande nazione come l’Italia, e’ molto difficile che corruzione e clientela a cascata possano influire significativamente sull’esito del voto. A meno che non ci sia qualcuno capace di controllare – in un sol colpo – 60 milioni di cittadini… Quanto al basso profilo, se i temi di cui ci si deve e puo’ occupare – anche al netto di quei fenomeni di distorsione – sono le (pur sempre) “minimali” questioni territoriali (perche’ se é vero, come noi sosteniamo, che una nazione non “va” da nessuna “parte” senza il coinvolgimento di tutte le sue “parti”, e’ altrettanto vero che difficilmente una intera nazione va lontano a “partire” da un proprio localismo); e se l’unica motivazione (materiale) a “(ri)alzare lo sguardo” è “procurare” (pur sempre in una modalità piu’ clientelare, ancorchè politicamente legittima, che Politica) le risorse per – ad esempio – consentire la riasfaltatura delle strade di una città – fatto fondamentale! Ma qui stiamo parlando dei destini di un intero Paese – ecco che, inevitabilmente, minore finisce per essere l’attrazione (per il possibile impegno Politico) che questa (im)possibilità esercita sulle persone di alto profilo, e comunque l’esito dell’impegno di ciascuno sara’, a sua volta, di minor profilo. Se, al contrario, ci si “confronta” con l’Italia intera – e, soprattutto, se il proprio ruolo é esercitare quella che potremmo definire una >leadership legislativa> per la costruzione del nostro futuro nazionale e, attraverso di esso, del mondo intero – immaginerete come il risultato possa essere diverso. Non impedendo, naturalmente, allo stesso tempo - e questo é il possibile effetto collaterale – che cio’ dia luogo ad ambizioni ugualmente censurabili come quelle a cui assistiamo tra gli autoreferenziali di oggi; con l’aggravante – certo – di proiettare tutto questo in una dimensione piu’ grande. Ma e’ pensabile che cio’ finisca per riguardare la totalità degli eletti? E qui si parla di elezione del Parlamento. Mentre cio’ e’ gia’ (quasi) avvenuto con l’elezione su base locale… E, d’altra parte, e’ giunto il momento, in premessa, anche di dirci che se decidiamo di superare la – vera – antipolitica (costituita dall’autoreferenzialità della politica italiana di oggi), e il conseguente encefalogramma piatto della nazione – che é anche legittimo considerare una misura di buona pacificazione collettiva, da, al contrario, difendere e mantenere – e’ evidente che si aprono le porte anche a possibili fenomeni contrari – ed egualmente importanti – a quelli che lavoriamo per avviare. L’era del ritorno all’idealismo, non puo’ che essere l’era dell’idealismo buono come, evidentemente, di quello “cattivo”. Ma noi – e stara’ a voi naturalmente giudicare se possiate essere d’accordo – pensiamo che il gioco valga la candela.

Ma qual é, dunque, la modalità (elettorale) attraverso cui si possa proiettare – e rielevare – la figura del deputato – oggi, di fatto, espressione del territorio e privo di respiro e responsabilità complessiva, cosi’ che il Parlamento finisce per diventare il luogo del compromesso tra un interesse generale (che piu’ “nessuno” ivi rappresenta) e quelli particolari; mentre il ruolo di un’assemblea legislativa nazionale e’, al contrario, andare oltre tutto questo per contribuire a definire i contorni del Paese di domani – nella sua, naturale (e necessaria tanto piu’ se, come ipotizzeremo, il Senato dovesse diventare la camera delle ‘autonomie’) “vocazione nazionale”, per usare le parole che il capo dello Stato ha impiegato per auspicare la stessa evoluzione, ma, in quel caso, da parte dei sindacati?

Cinquant’anni fa, naturalmente, non sarebbe stato possibile. Ma come pensiamo di coniugare le potenzialità che ci vengono offerte dai mezzi di comunicazione di massa, con la Politica – e allo stesso, unico “fine” di quest’ultima, mettendo dunque finalmente la tecnica al servizio dell’idea – se non – invece di immaginare scivolosi e inutili trasferimenti del momento chiave della democrazia, il voto, dalle cabine elettorali agli ordinateurs, molto meno (in)visibili e, percio’, piu’ facili da controllare – utilizzando internet per consentire una campagna elettorale sine loco che non sia quello, complessivo, della (intera) nazione?

Il Senato, dicono gli autoreferenziali di oggi, sia trasformato in “camera delle regioni”. Benissimo. Giustissimo. Cio’ avvenga, naturalmente, consentendo una diretta rappresentanza – qui, anche, si’ – dei territori in quella assemblea; e dunque piccoli collegi uninominali, secondo la logica analizzata sopra. Ma se il Senato diventa la camera dei territori, perche’ la Camera deve restare un ibrido tra dimensione locale e nazionale? E se e’ vero che abbiamo finalmente bisogno di sintesi, di ritrovare un senso di unità e di tensione comune, se e’ vero che abbiamo bisogno di tornare alla Politica – il che non puo’ che passare attraverso una “liberazione” dai lacci delle clientele e del basso profilo, e financo della necessità di occuparsi “prioritariamente” di “semplici” questioni locali – perche’ la Camera non dovrebbe vedere compiuta finalmente la propria vocazione originale, diventando l’(alta) camera delle leggi ma in una chiave complessiva, prospettica, strategica e nazionale? In cui si (ri)faccia finalmente la Politica! Esercitando quella “leadership legislativa”?

I cui membri – i deputati – siano finalmente selezionati in ragione del loro spessore assoluto, capaci di generare idee, alimentate da un respiro etico, in un senso ad un tempo alto e concreto. E la cui ulteriore, e maggiore, indipendenza, puo’ essere garantita dal “passaggio” (tecnico) intermedio tra la campagna, finale, per l’elezione – e il relativo voto. Nelle scuole e nelle cabine! Sempre – e una pur necessaria, precedente scrematura delle candidature ai 250, 300 seggi della nuova Camera. Anche perche’, per essere sicuri che il confronto avvenga nel merito e nel solo interesse del Paese, si possono immaginare ”confronti diretti” – secondo la formula dell’uninominale – tra due candidati. Lo spostamento della cui campagna su internet – luogo dell’anima, senza sovrastrutture che ci allontanano da essa – associata naturalmente ad una presenza “fisica”, sia pure non omogenea (ma non e’ detto) e capillare, sul territorio nazionale; e alla visibilità televisiva a quel punto assicurabile in eguale misura a tutti i candidati e, grazie alla formula del confronto a due, senza piu’ il rischio della gazzarra e della mediaticizzazione: tutto questo imporra’ – “pena” il “rigetto” della rete ovvero dei cittadini – di confrontarsi sui soli contenuti. Confronti a due – ecco la chiave – semplicemente, in mancanza di un “riferimento” territoriale, sorteggiati tra i 500-600 candidati che – nello spirito dell’uninominale – saranno giunti a questo “secondo turno”. Prima del quale, fatta una selezione preliminare sulla base delle firme raccolte o di un altro criterio (magari) piu’ democratico ed affidabile che ora non ci occupiamo di indicare, le “primarie” – ma del Paese – avvengano nelle stesse modalità del secondo turno ma tra un numero – ovviamente – maggiore di candidati. Sin da allora sorteggiati nel loro essere messi a confronto con altri, “mescolati” tra loro perche’ – in questa nuova prospettiva e tensione unitaria e nazionale – si “tende” a fare Politica nel solo interesse del Paese; con la buona probabilita’ di non (riuscire a) dividersi in fazioni (almeno, esattamente) come prima.

Tutto questo, sia pure nell’accentuazione, “programmatica”, della responsabilità individuale, non va affatto nel senso (ampio) del presidenzialismo, ma al contrario rigenera la democrazia parlamentare. E (/perché), contemporamente, ci priva dei suoi vizi.

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom