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2012 ‘torni’ ad essere l’anno dell’Italia. Come con Alcide Patrone

dicembre 31, 2011 di Redazione 

Il 2012 “torni” ad essere l’anno dell’Italia. Nuovo Risorgimento ritrovare noi stessi. E puntare obiettivo mondo unica nazione. E’ cio’ che avrebbero voluto nostri padri. Ed é cio’ che (ora) (ri)farà Politica italiana. La nostra Storia c’indica la via da seguire.

L’Italia, se vogliamo usare una metafora (astrologica), fa – o puo’ tornare a fare – la parte del Leone. Per capire le nostre potenzialità  basta osservare i giornali quotidiani italiani, facitori - in quanto interpreti ed anticipatori – dello spirito della nazione. Essi oggi rappresentano lo specchio fedele del nostro carattere e della nostra (attuale) psicologia. Nel punto piu’ basso della loro parabola storica – se si eccettuano i limiti e l’omologazione imposti nell’era fascista – i nostri giornali riprendono e puntellano l’autoreferenzialità e la litigiosità della politica. Ad eccezione del Corriere della sera, che é tornato a svolgere la propria funzione di testata “dell’Italia”. Ma pure questa (presa di per sé, e con i nostri paraocchi attuali, scoraggiante) rappresentazione di sterilità e animosità (reciproca), (di)mostra (pero’) un carattere e una passione - e persino una capacità di “altezza” e di visione – che i principali quotidiani francesi, ad esempio (e noi consideriamo i nostri fratelli francesi i ”prediletti” tra i nostri consanguinei europei) non hanno (proprio). Ancora: non sappiamo se esistano statistiche circa l’esportazione di cervelli; ma si fa fatica ad immaginare un esportatore piu’ gettonato e “intensivo” dell’Italia. E anche questo fa trasparire le nostre attuali due facce: mancanza di sintesi; ma anche straordinarie (in senso letterale) “particelle” da “sintetizzare”. Il genio italiano, che non è solo retorica o un luogo comune, si puo’ fare risalire probabilmente al nostro “privilegio” originale: essere stati “liberi” sin dalla nostra “comparsa” (e prima evoluzione civile, fino alle vette della Repubblica e dell’impero) sulla Penisola. Il che ci ha offerto pregi – che abbiamo visto – ma anche difetti: la nostra cialtronaggine, la nostra (apparente) superficialita’. (Altro) sintomo, pero’, della (stessa) libertà. In seguito questa nostra libertà si e’ ridotta: quando i nostri comuni sono stati sottoposti al dominio delle sovranità straniere. Ma eravamo “arrivati” ai comuni stessi – pure modello di pratica amministrativa – perche’ prima ci eravamo…dissolti, e ci eravamo dissolti a causa delle invasioni dei barbari, ai quali avevamo aperto pero’ la porta…noi. Nel momento in cui, all’apice della nostra parabola di allora, avevamo preso a privilegiare i nostri interessi (particolari). Dando luogo all’imper(i)o, si’, ma della corruzione. E, da corrotti, facile preda. Quegli interessi si sono rafforzati, non potendo dedicarci a ricercare una nuova ragione di unità, quando le potenze straniere ci hanno tolto la nostra possibilità di autodeterminarci, rafforzandoci (o, meglio, indebolendoci) della/ nella nostra faziosità; e soffocando il nostro anelito ad essere popolo. Il (primo) Risorgimento ha messo una pezza solo sul piano formale; affidandoci (“”"”"solo”"”"”) una (pur imprescindibile) sopra-struttura. La deresponsabilizzazione (o la mancata responsabilizzazione) dovuta a quel (pur valoroso, e allora ineluttabile) modo di agire – con l’emblema della “conquista” forzosa del nostro sud – si e’ ripetuta all’ennesima potenza negli anni venti e trenta, e non ha trovato un antidoto efficace nell’opera del primo, e finora unico, continuatore del Risorgimento: Alcide De Gasperi. Che ci ha indicato, coinvolgendoci, un obiettivo comune; con i risultati – di quel coinvolgimento e di quella responsabilizzazione – che non solo conosciamo, ma dei quali beneficiamo, vivendone di rendita, tutt’oggi; ma non riuscendo ad andare oltre, purtuttavia, la (piu’ che mai) necessaria, allora, dimensione economica e materiale, in buona sostanza (“”"solo”"”) amplificando (e si tratta, appunto, comunque, di una amplificazione) a livello nazionale e collettivo i nostri interessi particolari. Quindi (in tutti i sensi) fine di tutto cio’: e riesplosione di quei particolarismi, nelle individuali, (“sporadiche”) espressioni del nostro carattere. Oggi l’Italia é un gigante che non sa di esserlo; esattamente alla stregua di una donna o di un uomo che non “lavorino” (nel campo in cui sono i migliori) da tanto tempo, e quindi non (ri)conoscano piu’ le proprie capacità. L’antidoto é il ritorno della Politica. I migranti possono aiutarci nello sforzo e indicarci la strada. Il nostro compito, oggi, non è piu’ quello di (ri)”conquistare” (territori) - “misura” della grandezza di una nazione fino all’ultima guerra – (ri)aprendo, appunto, le ostilità; ma, esattamente all’opposto, fornire nuova linfa, idee, e la nostra leadership, al processo di possibile unificazione (prima europea e, quindi, attraverso l’Europa, mondiale). E’ quello che avrebbero voluto, ne siamo certi, i padri della Patria. Ed e’ quello che, con tutti noi stessi, darem(m)o la vita per conseguire.

Nella foto, la copertina di Time dedicata all’ultimo dei grandi: proviamo a riconquistarci (insieme), per i mesi a venire, il titolo di “nazione dell’anno”?

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