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***66 anni dopo la nostra liberazione***
DOBBIAMO DIRE GRAZIE AGLI AMERICANI (ANCHE PER LA GUERRA IN IRAQ – ?)
Ma ora tocca a noi
di GIUSEPPE ROTONDO

dicembre 22, 2011 di Redazione 

Senza l’intervento che ha deposto e portato alla fine di Saddam Hussein e “restaurato” la democrazia in uno dei Paesi-chiave dello scacchiere mediorientale, non ci sarebbe stata la Primavera araba, non sarebbero (presumibilmente) cadute altre dittature, l’Occidente sarebbe meno sicuro ma soprattutto non vivrebbero in libertà e democrazia (sia pure under construction) milioni di nostri fratelli arabi. Anche se la destra (dei falchi) programmava la guerra da tempo e per ragioni avulse da uno spirito di generosità ed altruismo, senza un Paese disposto a morire per la libertà propria ma anche dei cittadini di ogni parte del mondo la nostra vita sarebbe certamente, comunque, più incerta e peggiore. Oggi che le (nostre) conquiste del secolo scorso vengono messe in discussione, e che l’accesso alla democrazia di popoli da “sempre” oppressi da una dittatura non conviene a nessuno possa avvenire (acriticamente) all’insegna di (soli) valori (?) d’un (nostro) mondo che vacilla, il tema è semmai verso quale (nuovo) orizzonte continuare-riprendere il cammino (comune). E se la leadership americana deve fare i conti con i tanti (comunque) nemici che ne hanno progressivamente consunto la brillantezza e l’affidabilità, chi, se non l’Italia – culla dell’attuale civiltà – è chiamata, attraverso la forza della propria storia e della propria cultura, a tornare ad indicare la strada? di GIUSEPPE ROTONDO

Nella foto, Barack: “Grazie a voi (per ciò che farete. Ora)”

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di GIUSEPPE ROTONDO

Iraq, la guerra è finita. Le truppe Usa ritornano a casa. Non è una notizia di qualche anno fa, ma di questi giorni. Il 18 dicembre l’ultimo reparto americano ha lasciato l’Iraq dopo nove anni di guerra, 5000 morti americani e decine di migliaia tra gli iracheni.

Finita la guerra “giusta”. Da un punto di vista etico una guerra non è mai giusta. Il giusto non può essere in ciò che causa cosi tanti morti.

Cosa invece possiamo dire sulla realtà storica e politica di questa guerra?

La realtà è sempre molto complicata, lo è ancora di più nel caso di una guerra. Che ha tante chiavi di lettura. Che s’intrecciano. Si accavallano.

E’ vero che l’amministrazione Bush, la destra Americana, ancor prima di arrivare al potere, aveva già teorizzato e pianificato la guerra in Iraq. Per interessi economici precisi da loro politicamente rappresentati.

E’ vero che il popolo americano crede che la democrazia e la libertà siano le migliori condizioni possibili per ciascuno, ed è disposto a far morire la sua gioventù, pur di difendere quei valori e quelle condizioni di vita da possibili minacce.

E’ vero che molti americani credono che la democrazia non sia un bene a loro esclusivo, ma valga la pena combattere, e morire, per donarla agli altri. Non solo per altruismo. Non si può essere certi di rimanere liberi se non si è circondati da popoli a loro volta, liberi.

E’ vero che il potere economico, e la sua espressione politica, non riuscirebbero ad imporre una guerra, ed i suoi morti, se il popolo non fosse genuinamente convinto che è un tributo alla democrazia.

E’ vero che, per la prima volta, in quella parte del mondo, un dittatore feroce fu sconfitto, e ora, incredibilmente, con grande difficoltà, una democrazia regge, tenendo insieme etnie che si sono sempre combattute e che si credeva solo una dittatura potesse tenere insieme.

E’ vero che sarebbe difficile immaginare le rivolte arabe di oggi, la Primavera araba, la caduta di tante dittature, la voglia di libertà della gioventù araba, se la guerra in Iraq e la caduta di Saddam non ci fossero state.

E’ vero, di certo, che se non ci fosse un popolo, quello americano, disposto a morire per difendere dei principi e soprattutto il suo livello di vita in democrazia e libertà, quante dittature avremmo ora in giro per il mondo, anche qui nella nostra cara Europa allergica alla democrazia e alla libertà’ ottenute con la guerra. E qui, a casa nostra, in Italia…

GIUSEPPE ROTONDO

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