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Chi non vede le potenzialità di Europa e Africa “unite”? Laratta

dicembre 21, 2011 di Redazione 

Il deputato del Pd ci racconta una Rosarno nella quale non è cambia- to nulla. Due anni dopo, i migran- ti, costretti a raccogliere le arance, sfruttati, in condizioni disumane, sono pronti ad una nuova rivolta. Il giornale della politica italiana, (anche) per questo, non ha cambiato idea riguardo alla necessità che la nostra politica – e l’Italia – abbia ben chiara la priorità di rimettere in piedi prima di tutto se stessa, facendo in modo che il nostro Paese cessi di rappresentare una “palla al piede” piu’ o meno “pesante”, al momento (ma potenzialmente-prossimamente di nuovo devastante, come lo è stata per tutta l’estate), sugli equilibri europei e non solo. Ciò significa, in primo luogo, rinunciare ad ogni tentazione buonista e assumere una linea di rigore che non può che tradursi, anche, nel far dipendere la capacità di accoglienza di nuovi, possibili cittadini che decidiamo di offrire, dalle esigenze che l’impegno per salvare e rifare grande l’Italia impone. Anche e proprio perché, appunto, nelle condizioni attuali l’abbassamento senza regole e senza limiti delle frontiere non determina effetti positivi per nessuno: per i nostri connazionali e per i possibili immigrati, che come vediamo vivono oggi (in gran parte) in condizioni non molto migliori di quelle dalle quali erano scappati cercando una prospettiva nel Vecchio continente e in particolare da noi. Ed ecco il punto. L’Italia avrà chance di rialzarsi in piedi e di rioccupare la posizione che le compete nel mondo, e ad un tempo di dare risposta (proprio per questo!) alle richieste d’aiuto che vengono dai barconi che attraversano, quando ci riescono, il Mediterraneo, se darà a se stessa, e ai migranti, una prospettiva. Che non può consistere nell’illusorio e consolatorio affidamento in una “buona sorte” che si occupi di sistemare le cose dopo che – tra l’altro – avremo fatto “entrare” tutti indiscriminatamente, accrescendo il (nostro) disagio sociale, alimentando circuiti di insicurezza, non risolvendo i nostri problemi (come non li risolve crogiolarsi nell’idea che gli immigrati “ci servano” – quantitativamente -: come abbiamo già visto, ciò non risolve, almeno, di sicuro, il problema della mancanza di lavoro dei nostri giovani – è un eufemismo – e continua a rappresentare una soluzione-tampone e di sopravvivenza che non promette di consentirci di uscire definitivamente dalla “palude”), e senza offrire – appunto – quella “prospettiva” alle persone che vengono da sud. Ma se l’Egitto, la Libia, la Tunisia – dove la Primavera araba è iniziata – sono i nostri vicini – come la Francia, la Svizzera, l’Austria – dall’altra parte del Mediterraneo (che non è l’oceano Pacifico! Dove pure, a differenza nostra, una collaborazione tra le due sponde la cercano, eccome), e se la (nostra) collaborazione tra le (nostre) due sponde ha già fatto di quest’area, nel corso della Storia, il centro (culturale, commerciale) del mondo, perché non cogliere la straordinaria opportunità delle contestuali nostra “crisi d’identità” (che ci impone di ripensare il nostro modello di sviluppo) e apertura-anelito alla democrazia dei nostri fratelli nordafricani (tra l’altro popoli giovanissimi! Che possono costituire una forza propulsiva senza eguali, oggi, nel mondo), per impostare un possibile progetto di costruzione di un futuro comune, avendo la forza (Politica) di provare a scriverla, la Storia – andando oltre i nostri (attuali) schemi – piuttosto che subire, ancora (e “sempre”?), un ineluttabile declino? di FRANCO LARATTA*

Nella mappa, il Mediterraneo: può tornare ad essere il centro del mondo

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di FRANCO LARATTA*

A Rosarno, in Calabria, si rischia una nuova rivolta degli immigrati.

A centinaia, abbandonati di fatto al freddo e al gelo, attendono il lavoro di raccolta degli agrumi. Ma quest’anno è ancora di meno la possibilità di poter lavorare. E così centinaia di giovani nordafricani vivono in condizioni disumane.

In difficoltà il comune che la regione, all’indomani della prima grande rivolta degli immigrati, aveva promesso di sostenere finanziariamente. Il sindaco Elisabetta Tripodi, donna coraggiosa e …sotto scorta, fa l’impossibile per aiutare gli immigrati. Ma non è facile.

La vigilia di Natale, con Elisabetta Tripodi, farò visita al campo degli immigrati. Porteremo qualcosa, per garantire un minimo di sollievo.

Ma che fine hanno fatto i finanziamenti regionali previsti a favore del comune di Rosarno per sostenere gli interventi a favore degli immigrati?

Le associazioni di Rosarno hanno lanciato un appello per ottenere vestiario, coperte, alimentari e quant’altro possibile per i migranti che vivono in condizioni disumane.

La situazione è allucinante: centinaia di persone ammassate per terra, senza un giaciglio, senza coperte, senza cibo, senza acqua, senza servizi igienici, senza lavoro, senza soldi, senza la possibilità di poter sperare in momenti migliori. Una desolazione e mortificazione per degli esseri umani e maggiormente per chi dovrebbe garantire delle condizioni civili e nulla ha fatto per evitare tale situazione di pesante degrado.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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