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***La crisi dell’Europa***
BASTA SOFISMI, LA POLITICA TORNI A PRODURRE SOLUZIONI
di FABRIZIO ULIVIERI

dicembre 17, 2011 di Redazione 

Insieme alte e concrete. C’è una linea di saggezza, tra il minimalismo (localista) di chi (si) propone di occuparsi dei ”problemi di tutti i giorni” e l’astrazione (ma fine a se stessa. O agli interessi di chi se ne avvantaggia) tecnocratico-finanziaria, che consiste nel sognare un domani, un domani incarnato in determinata società, basata su una determinata cultura (politica), e, a cascata, agire concretamente, concentrati, decisi, senza orpelli e deviazioni per realizzarla. La politica italiana e, ora, scopriamo, dell’intero Vecchio continente di oggi è, invece, una politica (come il giornale della politica italiana scrive da oltre due anni) sterile e fine a se stessa, nella misura in cui la Politica è il governo della società (mondiale), e non un semplice strumento di autoreferenzialità e per perseguire (propri) interessi di parte, personalistici o – addirittura – privati. In questo clima di passività e di attendismo, la “natura” (primordiale. E i – relativi – difetti) dei Paesi che dovrebbero piuttosto guidare l’Europa nell’assolvere alla propria funzione di punto di riferimento (di pace) per l’intera umanità, impazza accentuando ulteriormente il senso (e l’effetto) di smarrimento: la Germania sembra rispondere, ancora una volta, al proprio riflesso condizionato di trascinare i vicini verso il disastro; la Francia (molto) post (o pre)-napoleonica, esercita una tentazione “regale” che, nella mancanza di spessore e lungimiranza, si traduce però in un nevrotismo sarkoziano alla Louis de Funès, più che in una rievocazione (appunto mancata) del padre, in fondo, della modernità (democratica) europea. E noi continuiamo a non imparare la lezione del rigore, machiavellicamente alambiccando cambiando tutto per non cambiare alcunché. Come abbiamo già scritto, il rischio è che il vuoto di democrazia – perché la Politica è, democrazia; e/o quest’ultima non è. Appunto - venga sfruttato e “riempito” da chi ha una capacità, e una spregiudicatezza, maggiori nell’approfittare della insipienza di chi ha il compito di indicare la strada e non lo fa e della (conseguente) irrequietezza delle masse. A distanza di soli cinquant’anni dall’”ultima” volta, dimostrerebbe come la “(in)civiltà dei consumi” vanifichi le proprie risorse (umane). Il professore de il Politico.it, primo ad aver denunciato da queste colonne il carattere “eugenetico” dell’attuale economia finanziaria mondiale, analizza la perdita di orizzonte (della Politica). di FABRIZIO ULIVIERI

Nella foto, Merkel, Sarkozy, Monti (non) reagiscono (così) alla nostra sollecitazione

di FABRIZIO ULIVIERI

Bond, Eurobond… Bund… Europa che parla tedescoEuropa a due velocità… “Se Kohl fosse stato al posto della Merkel”… Tecnocrazia o democrazia… Oramai solo i sofisti ed i sofismi di una chiacchiera continua e (a questo punto) noiosa ad nauseam ci parlano di economia e di protagonisti altrettanto noiosi e incapaci di risolvere alcunché (i risultati parlano chiaro).

La Merkel e la Germania hanno insito il gene di portar l’Europa sempre al disastro: lo Spirito che ha incarnato e incarna tuttora la sua storia ne è prova evidente.

Altrettanto evidente è lo Spirito del “popolaccio” italiano, sempre vittima del “buonsenso” e (ahimè tutta colpa del cristianesimo cattolico) “degli uomini di buona volontà” che premiamo l’incapacità di rispettare leggi, regole e patti; di avere piani e scadenze, per cui è sempre preferibile il lassismo e l’inciucio alla chiarezza, il machiavellico alla legge.

La Francia è d’altronde irretita dal suo Spirito Sovranista, per cui tutto dev’essere guidato e sottomesso alla sua leadership, anche quando la leadership non c’è (Sarkozy ne è un bell’esempio: più Louis de Funès che Napoleone).

Tutti dall’alto parlano di economia, ma mai di economia reale. Di alchimie finanziarie, di strutture tecnocratiche, commissioni, governi e governance che “dovrebbero” produrre economia e valori ma in realtà parlano di cose che nemmeno conoscono, perché chi ne parla invero non ha mai prodotto nulla di concreto e tangibile.

Non si crea economia senza produrre cose concrete e valori che abbiano come obiettivo formare una società in modo reale e non solo strutturale.

Monti, Merkel, Sarkozy hanno mai prodotto qualcosa che non fossero mere chiacchiere ipotetiche sul come produrla?

Si lavori sulla produzione di beni e valori (contenuti sociali e culturali altamente qualitativi) e allora ci sarà veramente un ritorno di interesse da parte di quelle immense masse di denaro che purtroppo nelle mani di pochi vengono usate e spostate in modo selettivo ed eugenetico, e che ora hanno preso la strada dei paesi asiatici che hanno invece la forza, la disperazione forse, ed anche la furbizia per produrre beni e valori che invece la misera ma arrogante Europa (Germania in testa) ha da parte sua dimenticato, vittima dello Spirito stagnante del proprio destino in cui si dibatte piuttosto miopemente e sempre piuttosto miopemente vi languisce compiaciuta, nutrita delle sue visioni inutilmente sofiste.

FABRIZIO ULIVIERI

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