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Governo non agisce ché non sa come (?) Merkel: ‘Riforme di Monti impressionanti’ E’ (solo) un bluff nel poker coi mercati (?) In editoriali premier non c’era la crescita Mauro: Hanno (“solo”) ritmi troppo blandi Spending reviews per vedere cosa fare Ma chi ha idee chiare parte senza esitare

novembre 26, 2011 di Redazione 

Del resto, lo abbiamo scritto, si tratta della stessa generazione che (non) ci ha condotto fino al punto (di rottura) attuale. Come confidare che personalità che – in un modo o nell’altro – siedono nela stanza dei bottoni da trenta, quarant’anni, senza che ciò sia “bastato” perché non ci venissimo a trovare, oggi, nello stato in cui versiamo, improvvisamente abbiano la/ le intuizione/ i – latitate fin’oggi; il che rappresenta un nodo quale che fosse il ruolo che ciascuno di essi rivestiva! Se il Politico.it incide sull’agenda (della nostra) Politica utilizzando “soltanto” (dall’”esterno”) la rete, chi ha rivestito ruoli di (effettiva) responsabilità non avrebbe potuto, sapendolo fare, modificare l’andamento delle cose? – che ci consentiranno di invertire la direzione di marcia, di abbandonare la strada del declino – che, ad un certo punto, piomba nel burrone del nostro possibile default – e, tornati al bivio, (ri)prendere quella (che sale, e ”esige” impegno, e passione; ma non – necessariamente – sacrifici! Perché, tornare grandi tutti insieme, dovrebbe essere considerato tale?) della crescita e del recupero della nostra ambizione (storica) e del nostro “respiro”? Il giornale della politica italiana confidava, piuttosto, che Monti avesse in mano le carte necessarie a vincere almeno la mano (di questa partita a poker con i cowboys dei poteri forti, ovviamente senza virgolette, oggi, internazionali) della stabilizzazione – momentanea – della nostra condizione; per dare più tempo ai (veri) medici di arrivare al capezzale del malato e dargli le medicine – e i rinvigorenti – necessari a rimetterlo in piedi. E, certo, le spending review possono essere un passaggio necessario e compatibile con la prospettiva (?) di assumere prime, “limitate” misure per, almeno, non farci sprofondare, e magari ridarci un po’ di fiato. Repubblica, con il suo direttore e con Massimo Giannini attribuisce al neonato esecutivo una “lentezza” – che anche il giornale della politica italiana aveva “sospettato”, riconducendola però, comunque, alla stessa “anzianità” (“professionale”) dei componenti il governo, e dunque ad una sorta di loro (suo) anacronismo rispetto al tempo (ai tempi) della comunicazione: cosa che comunque non ci dovrebbe far stare troppo tranquilli! - a cui gli uomini di Monti possano porre rimedio semplicemente rendendosi conto della necessità, al contrario, di agire subito. E la “risposta” del ministro per lo Sviluppo economico che – sia pure “obbligato” dal precipitare della situazione – convoca le parti coinvolte nella “sospensione” dell’attività (della Fiat) a Pomigliano con quattro giorni di anticipo sul calendario previsto, può accreditare, tutto sommato, questa ipotesi (anche se verrebbe da chiedersi, pure, perché contestualmente non abbia agito con altrettanta urgenza per fornire soluzioni “complessive”. Se, appunto, i ministri hanno qualcosa da mettere in campo. Perché, appunto/). Ma chi abbia (davvero) le idee chiare; chi abbia in mente (magari da tempo, e potendo ulteriormente affinarle) possibili soluzioni; chi, soprattutto, sia in questa condizione, psicologica e Politica, per aver partecipato, come pure non è ragionevole immaginare non abbiano fatto quelli che restano pilastri della nostra nazione, a cominciare dal presidente del Consiglio - ma se le cose stanno così, non fanno che consolidare e “confermare” la nostra tesi (di fondo) – alle vicende del nostro Paese con tanta più intensità quanto maggiore era il pericolo che incominciavamo (? Meglio: che, sempre più palesemente, stavamo correndo da tempo) a correre: può avere bisogno, chi “rispetti” tutte queste “(pre)condizioni”, per “cominciare”, di vedere, ancora, come stanno (sia pure specificamente) le cose da cui partiamo? Il premier, purtroppo, aveva già lasciato trapelare una difficoltà a farsi un’idea delle possibili ”risposte” (in questo senso) nel suo impegno, precedente la scelta di Napolitano, di editorialista del Corriere: solo in tempi recentissimi, infatti, Monti aveva cominciato ad indicare nella crescita un tassello imprescindibile della nostra salvezza; dopo aver mancato il bersaglio per lunghe settimane in cui, come tutta la nostra politica, si era “concentrato” solo sull’ipotesi-rigore. E che il nostro “problema” – o meglio la nostra straordinaria, sprecata opportunità – sia invece, da molti anni – quando non e con la conseguenza dell’inizio del nostro declino, verso la fine degli anni Settanta – la possibilità-necessità di tornare ad esprimere pienamente il nostro potenziale (che resta quello) di una tra le più grandi economie del mondo (di ieri, di oggi e – tanto più nella prospettiva che indichiamo noi - di domani) -  allo scopo di poter (solo) in questo modo sorreggere il bilancio pubblico; ma anche come “pretesto” per ridefinire i nostri obiettivi e il nostro orizzonte – è chiaro da molto tempo: tanto che il Politico.it, ad esempio, ne scriveva già nel febbraio 2010. Dunque quello che oggi ci appare è che, piuttosto, il professore non abbia nemmeno le carte per giocare questa mano “preliminare”, e che i continui annunci e rinvii rischino di costituire un bluff almeno pari a quello di Merkozy (a proposito: ma quanto sono evanescenti, a loro volta?) che – per infondere fiducia (in noi) nei mercati – annunciano la meraviglia di imminenti riforme clamorose. Ma se tutto ciò che sosteniamo è vero – perché questo, poi, resta il punto – come uscirne? Il nostro progetto (qui, qui e ancora qui. Ma anche, in dettaglio, Sud e lavoro), messo generosamente a disposizione – nella speranza che, intanto, cominciasse a realizzarlo lei – di questa classe dirigente di oggi in modo aperto, disinteressato, continuamente arricchito da nuovi spunti e integrazioni (tutto alla luce delle nostre pubblicazioni qui), è figlio dell’unico, ci permettiamo di (ri)dire, pensiero forte ascoltato nel dibattito pubblico da molto tempo a questa parte. Tanto che sembra infatti convincere (persino) la gran parte della nostra attuale politica politicante: l’idea della necessità di un “progetto organico e complessivo”, fatta propria dal Pd (sia pure senza sapere poi trarre le debite conclusioni Politiche), nasce su queste pagine; il “nazionalismo necessario” (chiamiamolo pure patriottismo, se vogliamo: nei termini in cui lo raccontiamo noi, è la stessa cosa) che porta lo (stesso) segretario Democratico ad intervenire nel dibattito sulla fiducia al governo richiamando – animatamente – l’esigenza di una nostra “riscossa” (nazionale); la “nuova politica”, quella che vada oltre la rappresentanza di specifici interessi per occuparsi di fare solo il bene della nazione (traducendo-si così, inevitabilmente, nella “fine” della destra e della sinistra); i riferimenti alla necessità di (ri)educarci alla Bellezza fatti (“propri”) da Renzi; e potremmo continuare per molto: provengono tutti da qui. E, pure, la nostra politica non sembra avere lo spessore, e il coraggio (che poi sono la “stessa” cosa), per andare fino in fondo; per cogliere, e decidersi a fare proprio e – quindi – ad attuare immediatamente l’unico progetto in campo – che ovviamente “funziona” solo se messo in atto complessivamente! Proprio perché in questa chiave, quella di dare soluzioni “di sistema”, “organiche e complessive”, “insieme alte e concrete”, è stato concepito – per salvare e rifare grande il nostro Paese. Il sindaco di Firenze che ironizza, in conclusione del suo discorso alla Leopolda, sulla nostra ambizione di – così la definisce lui – “salvare l’umanità”, tradisce uno sguardo corto – non suo, ma – di tutta una classe politica, non solo italiana, che infatti non trova di meglio, per superare le crisi, che affidarsi a tecnici che – inevitabilmente – non possono che avere – quando le hanno – soluzioni “tecniche” – ovvero tecnicistiche, prive di spessore e di prospettiva – assolutamente inadeguate a fornire una risposta che non può che consistere, invece, in una Politica che torni a svolgere la propria “funzione” riacquisendo quel respiro etico e filosofico – così definito per la prima volta da Cristiana Alicata – che, solo, può consentirle di riprendere in mano i destini del mondo – oggi appannaggio degli affaristi – e di restituircelo, un futuro. Il giornale della politica italiana resta a disposizione. Continueremo a fare questa (nostra) parte. Se, alla “fine”, ciò non sarà bastato, se saremo ancora in tempo, ci penseremo. Noi.

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