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Cosa aspettano i mercati per “calmarsi”? Una Politica che si “decida” a “regolarli” Senza subirne -acriticamente- “modello” Restituendo al mondo (sua) democrazia

novembre 22, 2011 di Redazione 

Il giornale della politica italiana ha già avuto modo di criticare l’ideologismo retorico di chi, in ultima istanza, propone di adottare (“direttamente”, senza passaggi intermedi) il modello di una decrescita felice. E pensa, in questo modo, di determinare – a cascata, dall’Italia; lo ripeteva il professor Mattei ieri a L’Infedele – un “mondo migliore”.

Nella foto, il presidente del Consiglio tenta di mascherare l’irritazione (?): da il Politico.it neppure un moto di (facile, e pregiudiziale) “condiscendenza”; bensì (“soltanto”) critiche (di merito e – quindi – costruttive)

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Il punto è che i portatori di interessi (più o meno) “legittimi” non si lasceranno vincere così facilmente; e la lotta dura e pura ad oltranza rischia di condurre, solo, ad un inasprimento del confronto/ conflitto sociale (oggi, in parte, sotterraneo) e, a lungo andare, all’allargamento delle differenze.

L’unica via (possibile) è (invece) la Politica (onesta e responsabile): che, ad esempio, diffida da chi – come l’attuale segretario del Pd (?) – sembra essere interessato solo a “far pagare di più chi fin’oggi ha pagato di meno”, o a “far pagare la crisi a chi ha fatto il furbo e non ha pagato (per nulla)”: principi – o meglio esiti – imprescindibili per una società giusta e realmente egalitaria. Ma che rischiano di rappresentare – branditi così come proprio unico orizzonte (?) politico (?) e, quindi, morale – un’arma a doppio taglio – oltre a tradire la “parzialità” (sia pure nel senso di una perequazione sociale) di quello che dovrebbe essere il leader del partito di tutti gli italiani – per raggiungere, effettivamente e non solo retoricamente (o “momentaneamente”), il risultato.

Ecco, il punto: salvare e rifare grande l’Italia – centrando, alla fine, quegli stessi obiettivi di equità; ma senza condurre guerre di religione, ed evitando di provocare il colpo di coda dello scorpione – significa darsi il solo scopo di perseguire l’interesse collettivo (cioè, di tutti); che richiede un disarmo rispetto a queste rappresentazioni (almeno esteticamente) di parte, e rispetto all’inizio – o alla continuazione – di una “guerra” tra di noi.

E, contemporaneamente, acquieteremo (?) finalmente l’avida bramosia dei mercati, nel momento in cui smetteremo (?) di (non) far politica restando supini – senza dubitare nemmeno che il modello da loro incarnato ed imposto sia improprio, prima ancora che imperfetto, e debba essere messo in discussione – e concepiremo un cambiamento che non consista, in un semplice adeguamento alle loro “richieste” (pretese); bensì in un “completo ribaltamento di piano” che - per usare il linguaggio di un altro (giovane) ospite de L’Infedele – porti a (ri?)mettere la “persona” al centro della nostra vita (comune, e non solo); restituendo alla Politica il primato sulla finanza e financo sull’economia (con la minuscola; altrimenti, può – in parte – coincidere) e a ciascuno di noi la possibilità di (auto)determinarci (insieme). In altre parole, la – nostra – democrazia.

E, certo, in questa prospettiva la democrazia diretta è un sogno che le nuove tecnologie – ma prima ancora gli straordinari insegnamenti-modello dell’età classica, moderna – rendono potenzialmente più vicino; ma la (vera) democrazia (diretta) presuppone che le persone “conoscano per (poter) deliberare” (cioè, per poterlo fare consapevolmente); e, per conoscere, hanno anche bisogno di saper criticare. Di essere, in ultima analisi, (democraticamente, o politicamente) mature.

Ecco allora come la via per poter aspirare, ragionevolmente, ad un futuro all’insegna della democrazia diretta – senza scorciatoie ipocrite e demagogiche – coincida con il mezzo per preparare-compiere quel completo ribaltamento di piano e, insieme, pacificare i mercati e salvare e rifare grande il nostro Paese: ed è quello stesso che il pensiero greco – contemporaneo dei primi, e finora unici, casi (ben) riusciti di democrazia diretta – ci ha consegnato: fornire tutti degli strumenti per la loro “liberazione”. Strumenti culturali, naturalmente. E, conseguentemente e parallelamente, intellettuali. E insieme valoriali.

Affinché, terminato il tempo delle ideologie (novecentesche), vinto (in tutti i sensi. Insieme all’Uomo) dal laissez faire liberista, la strada possa essere smettere di tentare di imporre dall’alto le proprie formae mentis (politiche), e contemporaneamente smettere di lasciar fare (la tecnica); cercando attraverso ciascuno di noi – ma messo nella condizione di riuscirci dalla leadership Politica – di cambiare – e di (ri)orientare - quel mondo che, senza il nostro “consenso” (quello di “tutti”), continuerà a procedere, sì. Ma verso la propria (auto, dei nostri fantasmi) distruzione.

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