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***Verso la Terza Repubblica (?)***
IL PDL FARA’ LA FINE DELLA DC (?)
di ALDO TORCHIARO

novembre 21, 2011 di Redazione 

Nonostante gli sforzi di Berlusconi – che comunque, neppure nella sua “versione” di “padre nobile” (?), è eterno – la creatura del predellino è destinata a non sopravvivere alla fine (“politica”) del suo leader. E se un sondaggio riservato (lo “sono” tutti, ormai, anche se poi veniamo a conoscenza degli esiti di ciascuno) in una cittadina del nord riduce quello che alle ultime elezioni è stato (ancora) il primo partito italiano ad un incredibile 10%, è “impossibile” non pensare al Ppi di Martinazzoli e all’estinzione che, in una sola tornata elettorale, portò la forza che nei precedenti cinquant’anni aveva retto le sorti del nostro Paese dalla maggioranza relativa (assoluta se si considera il grappolo di partiti alleati-satelliti) a cifre dello stesso ordine. Ed ecco che l’ipotesi di Berlusconi di restituire alla forma della sua presenza in politica il nome originale – ovviamente, Forza Italia – appare – alla luce di quel sondaggio e dell’evoluzione della situazione alla quale abbiamo assistito nelle ultime settimane – non (più – ?) una scelta per rilanciare, ma la necessità di chiamare le cose col loro nome. Anche se la (“futura” – ?) formazione guidata da Alfano rischia di non poter contare nemmeno su tutte le “anime” dell’allora Fi: liberalsocialisti e destra cattolica sarebbero già pronti a dividersi, mentre, come appare evidente almeno da quando è cominciato il declino di Berlusconi, i (veri e propri) moderati magnetizzati, negli ultimi quindici anni, dalla leadership dell’ex presidente del Consiglio, sembrano attratti da un’altra forza. Centripeta. Ce ne parla l’ex volto di Red Tv e spin doctor dell’istituto Spinning Politics. di ALDO TORCHIARO

Nella foto, il segretario Pdl Alfano: “Ohè, che stanno a dire?”

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di ALDO TORCHIARO

In una città del centronord, usata come campione da tutti gli istituti sondaggistici, il 10 novembre è stato eseguito un test segreto. Un campione di mille intervistati, ripartito proporzionalmente, è stato chiamato ad esprimersi sul partito che avrebbe votato, se si fosse andati alle urne quella sera stessa. Il Pdl si è attestato al di sotto del 10 per cento, intorno all’8. Un risultato choc, ma preso tanto sul serio da rimbalzare a Roma e ad Arcore in pochi minuti.

Certo, un gigante come il primo partito italiano non scompare di punto in bianco. Ma passare ad un quinto della sua consistenza elettorale si avvicina molto allo scomparire; è un punto di non ritorno. La Democrazia Cristiana, pur strutturata, ramificata, permeata per quarant’anni in tutti i gangli del Paese, nel 1994 ha vissuto la medesima dissoluzione, dimezzando esattamente il suo consenso dal 30% al 11% del Ppi e al 5% del Ccd in un colpo solo.

Come allora, anche oggi pesa l’incognita della riforma elettorale. Se l’accordo dovesse cadere su un ibrido che tiene conto, al netto di uno sbarramento, di una rappresentanza proporzionale, la deflagrazione dell’elettorato che fu del Pdl sarebbe inesorabile.

In politica, come è noto, i vuoti si riempiono. E il vuoto lasciato dal Pdl, nel quadro del vuoto che si appresta a lasciare il bipolarismo, non sarà affatto incolmabile: l’implosione di una forza moderato-conservatrice lascerà sul piatto un’eredità cui aspirano in parte due forze collaterali come la Lega Nord e la Destra, ma alla cui spartizione parteciperanno soprattutto soggetti ancora appena in embrione.

Il Pdl, che potrebbe tornare a chiamarsi Forza Italia per recuperare lo spirito del 1994, potrà tenere per sé un nucleo di nostalgici intorno ad Alfano, senza troppe ambizioni. I cattolici di destra si organizzeranno in una formazione; i liberalsocialisti in un’altra; in Sicilia, nel Lazio e in Veneto potrebbero nascere partiti regionali di centrodestra particolarmente radicati a livello locale.

Ma le ricadute sul Terzo Polo sarebbero altrettanto notevoli: potrebbero recuperare consensi, in virtù dello smarrimento generale, partiti dai leader forti come l’Udc (prossima al 10%) e Fli.

La fine (“politica”) di Berlusconi e il collasso del Pdl potrebbero quindi riservare una sorpresa: non uno spostamento a sinistra, ma l’ancoramento al centro dell’asse politico, dopo anni di infingimento bipolarista.

ALDO TORCHIARO*

*Giornalista e spin doctor di Spinning Politics

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