Top

Civati: “Renzi destrorso, ma non condanniamolo (a priori)” Baffigo

novembre 15, 2011 di Redazione 

Oggi, all’ora di pranzo, l’ultimo esecutivo “degli anni ’90″ riceverà la fiducia di Palazzo Madama. Sul discorso programmatico del neo-presidente del Consiglio. La presenza di Passera, dinamico manager “che parla da ministro” (da prima del giuramento) salva (e rilancia)-”carrozzoni” promette scintille. Ma è (stata) facile la valutazione-previsione che un governo – sia pure “di professori” - in cui non compare nemmeno un under 50 ”non può” (?) avere la prospettiva (in tutti i sensi?) per cominciare – come, pure, abbiamo “suggerito” al neo-capo del governo di tentare di fare – a costruire il domani. Di questo dovrà occuparsi una nuova generazione di dirigenti. Capace di mettere in campo una (nuova – ?) generazione di proposte (insieme alte e concrete). Va in questo senso l’impegno del giornale della politica italiana, culminato (ulteriormente) nell’ultima riflessione del nostro direttore. E’ nella stessa chiave che, ancora una volta – come alla vigilia del – primo - ”congresso“-baby del 2009, al Lingotto - il Politico.it si fa tribuna del confronto nel/ del gruppo di aspiranti leader del centrosinistra ai quali aperse la strada nel 2006 – candidandosi alle primarie per la premiership - Ivan Scalfarotto. E che a tre anni, ormai, da quel loro primo appuntamento “comune” sembrano essere… invecchiati: Marta Meo, animatrice dei “piombini”, si è parzialmente defilata; degli stessi – più recenti – rottamatori, restano solo i rottami (? Dell’alleanza). Al punto che, come abbiamo visto, il mese scorso coloro che un tempo marciavano uniti, hanno colpito (si sono, colpiti?) divisi. Ed è proprio la frammentazione, dovuta, a suo dire, al “personalismo” di alcuni coetanei, l’oggetto delle critiche che Sandro Gozi ha rivolto a Pippo Civati nella prima intervista della serie. Alla quale “risponde”, oggi, il consigliere regionale della Lombardia. Sentito, ancora una volta, dalla nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO

Nella foto, Giuseppe Civati

-

di GINEVRA BAFFIGO

Berlusconi è caduto. E contemporaneamente le elezioni si sono allontanate. Ma il momento in cui assumersi le proprie responsabilità, da parte degli aspiranti futuri leader del centrosinistra – e possibilmente in un clima di unità - è arrivato. Avete scelto il momento giusto, organizzando tre incontri distinti in un solo mese?

“Ci sono diverse linee di pensiero da sempre. Queste tre iniziative sono state molto diverse e credo di essere stato l’unico a partecipare a tutte e tre. Opinioni, punti di vista, modelli organizzativi e riferimenti politici possono non essere gli stessi, ma non mi pare sia un problema. Il bello del pluralismo è esserci in tutte le occasioni e cercare di tenere unito il Partito Democratico”.

Appunto. Tenere unito il partito.

“Sì. A Bologna, dove con la Serracchiani abbiamo organizzato questo tendone in piazza, ci sono state tutte le sensibilità del Pd. Ci sono stati quelli che sono andati all’Aquila e parte di quelli che poi sono andati a Firenze. Non si possono obbligare a partecipare tutti quanti. Ma la cosa che si può fare è aprire il proprio lavoro, il proprio progetto politico, al confronto con quello degli altri. Mi pare la cosa più giusta da fare, ed in tal senso mi sento molto sereno”.

Sandro Gozi, nella prima intervista di questa serie, vi accusa di “personalismo”.

“Preferirei non rispondere. L’attacco di Gozi l’ho trovato molto volgare. Personalismo poi, si potrebbe dire nella misura in cui uno non racconta un progetto politico, non fa partecipare le persone. A Bologna però ci sono stati fra i 5/10.000 passaggi e una piazza piena per due giorni di fila. Che dire? I personalismi erano tanti in quella piazza? E non si può liquidare come personalismo neanche Matteo Renzi. Renzi ha una proposta politica, come gli stessi ragazzi che si sono incontrati all’Aquila. Noi sono anni che giriamo il Paese per unire i movimenti, per cercare di rappresentare un modo diverso della stessa politica, per dare maggiore coraggio e maggiore chiarezza di posizioni. Non so, potremmo anche restare a casa. E’ questo l’obiettivo di Gozi?”.

Gozi non condannava le iniziative ma il fatto che fossero tre, indipendenti l’una dall’altra, divise (?) da un muro di incomunicabilità. Per questo vi accusa di posizionamento.

“Lo trovo offensivo e volgare. Noi facciamo politica e chi riesce a riempire una piazza o riesce a dare attraverso Zingaretti un messaggio intergenerazionale al Pd dovrebbe essere il benvenuto”.

Lei alla Leopolda, dov’è effettivamente andato dimostrando di tenere all’unità del partito, chiedeva una nuova generazione a palazzo Chigi ed affermava che il Pd era l’unico luogo per farlo. Eppure il segretario Pdl Alfano, quarantenne come voi, sembra essere in corsa per la premiership – tanto più ora, che le elezioni si sono allontanate e che le chance della destra di recuperare il gap di consenso riprendono a crescere – e non si può dire che a sostenerlo siano solo i “suoi”.

“Non mi pare che lui abbia sgomitato. Lui si è messo a fare un lavoro egregio per Berlusconi, che l’ha chiamato a fare il ministro della Giustizia per farsi scrivere le leggi ad personam. Si è dimostrato disponibile a fare qualunque cosa gli chiedesse Berlusconi e questi lo ha ripagato con una nomina. Noi abbiamo un’idea della politica un po’ diversa, noi tutti: Renzi, Serracchiani e Orlando. Crediamo nel pluralismo, nell’autonomia e anche nello scontro. E crediamo che si possa emergere nel Pd sulla base delle idee, non su quella della fedeltà al capo supremo. In tal senso, non mi pare che Alfano sia un modello. Renzi almeno ha sfidato a cielo aperto le consuetudini della politica”.

Sfida anche la segreteria visto che che come lei stesso lo ha sferzato è praticamente già in corsa.

“Renzi si è quasi candidato, ma vediamo se questa sua quasi-candidatura diventa una candidatura vera e propria. E soprattutto se ci saranno altri che vorranno sfidarlo. Ma prima di tutto bisogna sapere come saranno fatte le primarie. Non è un argomento cavilloso il mio. C’è l’urgenza di discutere le scelte politiche più appropriate. Se ci sarà solo Bersani infatti questa conversazione sarà completamente inutile”.

Ma lei sosterrebbe Renzi candidato alla presidenza del Consiglio?

“Al massimo sarebbe una bella sfida (ride, ndr)! Scherzo ovviamente, ma se la partita fosse aperta a Renzi a quel punto non ci sarebbe solo lui”.

Quindi dopo la Leopolda è del tutto sfumata la possibilità di un’unica candidatura dei trentaquarantenni del Pd?

“L’assemblea nazionale deve anzitutto discutere con quale tipo di primarie intende andare al voto. Se ci saranno le primarie, chi correrà, se ci sarà solo Bersani. A quel punto valuteremo. In questo momento è difficile dirlo, anche perché noi abbiamo chiesto più volte la convocazione di una direzione nazionale sulla crisi di governo e non abbiamo mai ottenuto risposta”.

L’assemblea nazionale non si fa, ma Renzi butta giù una bozza di programma che la segreteria non perde tempo a definire “difficilmente riconducile al centrosinistra”.

“Mi sembra sbagliato nella misura in cui non sono posizioni di destra o di sinistra. Abolire l’Irap non è un’idea né di destra né di sinistra, semplicemente non si può fare. E’ una misura che chiedono a gran voce tutti gli imprenditori ed i liberi professionisti, ma è una scelta che costa un sacco di soldi. Metterla in lista non vuol dire nulla. Lo dico per dire che quelle di Renzi sono cento bozze, cento idee, che vanno verificate e messe a confronto con quelle degli altri. Noi abbiamo preparato 5 proposte, con cui secondo me si può governare. Sono molto più ragionate e molto più documentate”.

Renzi però tende ad essere ostracizzato dal partito perché “troppo di destra”.

“Renzi ha degli atteggiamenti destrorsi ed alcune idee su cui io non sono d’accordo. Ma non può essere criticato e catalogato a priori, no? E’ un grave errore da parte di questa segreteria nazionale, di questa classe dirigente. Soprattutto per il fatto che questa non ha mai preso sul serio Renzi, malgrado i suoi risultati siano evidenti”.

Di critiche ne fanno tante anche a lei, Civati. Stefano Esposito e Giorgio Merlo l’accusano di aver sostenuto un candidato di Sel in corsa per le primarie di Alessandria contro quello del Pd.

“Il candidato non è di Sel. Quindi i parlamentari dovrebbero informarsi meglio. Il candidato che ho sostenuto con una visita in cui si è parlato di partecipazione e il cui obiettivo era recuperare voti per le primarie, non solo per il candidato, non è di Sel. Sel ha sostenuto la candidata favorita anche dai gruppi dirigenti del Pd, Idv e tutta la coalizione, e questa è una prima informazione. Seconda informazione: il candidato era iscritto al Pd fino all’anno scorso. Terza ed ultima informazione: questo candidato è andato male rispetto al candidato che hanno votato tutti i partiti del centrosinistra, ma ha ottenuto il 16%. Ora attribuirlo a me, da solo, ad Alessandria non è così svilente! Le accuse sono folli, perché Civati ovviamente non ha i voti ad Alessandria, ma ha sostenuto chi ha preso il 16% contro tutti gli altri, che non è proprio pochissimo”.

Merlo ed Esposito parlano di «inaudita gravità politica».

“Sono degli ignoranti che non sanno quello che dicono. Perché dire che ho sostenuto un candidato di Sel, che non è di Sel, capisce che è un problema. Ignorano le condizioni di cui parlano. Le dico di più: il fatto che ci siano esponenti del Pd che sostengano candidati esterni al partito è successo a Milano con Pisapia. Lui è addirittura di Sel, non come quello di Alessandria. Che facciamo espelliamo tutti quelli che hanno scelto Pisapia a Milano dal Pd? Discutiamo di politica piuttosto: quasi un quinto degli elettori di Alessandria ha scelto un candidato diverso da quello ufficiale. Civati è andato una sera a fare un’iniziativa con questo candidato che ha preso il 16% e che ha portato un sacco di gente, che non ci sarebbe andata, alle primarie”.

Allora restiamo sulle primarie. Monti intende governare fino al 2013, decisamente non manca il tempo per farle e scegliere così un candidato premier.

“Ma il tempo ci sarebbe anche se si votasse ad aprile o a giugno. La verità è che bisogna cominciare a calendarizzarle queste primarie. Noi – visto che non siamo personalisti! – con la Serracchiani e tanti altri, abbiamo chiesto le primarie non solo per il premier ma anche per i candidati al Parlamento. Vorremmo una risposta. Vorremmo che ci fosse un voto dell’assemblea nazionale del partito, che nel Pd è l’unico organismo deputato a discutere. Vedo che Bersani continua a prediligere i caminetti allargati. Non so che cosa siano, dei barbecues all’aperto?! Ma questi caminetti non sono previsti dallo statuto e sono solo gli organismi di coordinamento che dovrebbero preparare la discussione. La direzione è stata convocata una sola volta quest’autunno e non ha per esempio discusso la questione della crisi di governo, della linea del Pd e anche di quanto durerà questo governo tecnico. Non lo faremo cadere noi, ma dovremmo essere più realisti e darci un tempo più gestito della fine della legislatura. Questo lo dico per evitare sorprese, dato che mi pare che il clima sia tutt’altro che sereno rispetto alla maggioranza che si va costituendo”.

Il clima è tutt’altro che sereno anche all’interno del partito.

“Non è proprio così. Ci sono punti di vista diversi. Come vede anche le correnti si articolano. L’episodio di Alessandria dice che c’è un gran movimento dentro al Pd, ma non c’è una contrapposizione fra correnti. Ci sono delle linee diverse su come coordinare la politica. Io sto con Milano, con le esperienze di Milano, del referendum, della partecipazione civile. Ma questo non significa che sia una corrente, è solo un modo di vedere la politica”.

Diversi modi di vedere la politica, dunque. Ma sarete in grado di sintetizzarli e costruirvi una solida alternativa di governo ora che le elezioni sono alle porte?

“Le priorità del Paese e della politica ora sono altre. Per quanto ci riguarda, vogliamo le primarie per scegliere i parlamentari: dove chi si candida, lo faccia con un tetto di spesa. Non dovrà essere necessariamente candidato ufficiale del Pd, ma chiunque sarà scelto dai cittadini, ovviamente dopo aver assunto una serie di impegni stringenti sul programma. Questa è la nostra battaglia principale. Poi noi insistiamo con l’“Occupare il Pd”, il che significa riempirlo di contenuti, di iniziativa politica e anche di coraggio. Bisogna prendere delle decisioni su certi temi! Costi della politica, i temi dell’ambiente e soprattutto le questioni che riguardano la generazione dimenticata. Questa è la nostra battaglia ed andremo fino in fondo”.

GINEVRA BAFFIGO

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom