Top

Moretti: ‘(Proprie) parole sono importanti’ Perché definiscono nostro modo pensare Da ‘discesa in campo’ Silvio l’ha cambiato (E) ha (r)innovato le forme della ‘politica’ Ma suoi alleati/?competitors non a altezza Sue forme sono rimaste senza contenuti Ora tempo di (vera) rivoluzione (di Idee) FOTO: Berlusconi saluta vita pubblica (?)

novembre 12, 2011 di Redazione 

E’ il giorno in cui il presidente del Consiglio conclude (di fatto) la propria esperienza politica: e comunque non avrà (quanto meno, per limiti di età) più la possi- bilità di imprimere il proprio marchio sulla politica italiana. Ma che marchio è (stato), quello del Cavalie- re? Il bipolarismo, sì. Ma l’attuale organizzazione delle forze è solo frutto di una concezione – e di un cambiamento – più (?) profondo (?).

Berlusconi non passerà alla Storia come i grandi leader capaci di segnare “svolte” – o comunque l’andamento – del cammino dell’umanità – o di una sua parte – nel Tempo. Per la semplice ragione che il suo ventennio è stato completamente vuoto di contenuti (in senso costruttivo).

Così come, ci perdoneranno i fans dell’ultimora – e non appaia come il segno di una mancanza di “rispetto” nei confronti di una figura che, oltre ad averci appena lasciato, resterà comunque negli annali dell’innovazione tecnologica, e quindi della nostra vita – Steve Jobs non ha ampliato la nostra realtà, ma solo il modo di muoverci (in tutti i sensi?) dentro di essa.

Molto meno celebrato e ricordato è invece Adriano Olivetti. Che, con l’intuizione del primo pc, aggiunse una “dimensione” – e non una modalità – al nostro (possibile) modo (in senso, anche, tecnico) di pensare, e quindi di esprimerci, e di “realizzarci”. Lo “stesso” impatto che avrebbe avuto lo “scopritore” (perché ogni innovazione è già contenuta nella potenzialità nostra e della realtà) di internet. Mentre, appunto, la possibilità di muoverci (diversamente) in quella dimensione costituisce una “reinterpretazione”, una declinazione – una forma di “occupazione”. In tutti i sensi? - dello stesso arricchimento, dello stesso “allargamento” della nostra realtà. Una questione, in altre parole (è proprio il caso di dirlo?), di (“sola” – ?) ”forma” (o comunque non di – nuovi: nel senso di non ancora presenti, unitariamente, nell’esistente – contenuti). E “non” di (appunto) sostanza.

Lo stesso vale per il presidente del Consiglio. Che ha cambiato formalmente la (nostra) politica. Non solo “portando” in Italia la personalizzazione e la mediaticizzazione “americane”. Ma – da grande comunicatore, e con l’ausilio (condizionato, in tutti i sensi, dal conflitto di interessi: la “descrizione” che ne stiamo facendo non contiene giudizi di valore) del mezzo televisivo (soprattutto) – ha reso la politica un fatto (largamente) popolare, innestandolo e (dis)innervandolo dei connotati dello spettacolo (“puro”).

Se a tutto questo fosse corrisposta la (com)presenza, “in campo” (appunto. Ma la metafora sportiva è solo una declinazione del “verbo” spettacolare), di uomini politici capaci di non adeguarsi al modello berlusconiano, ma di utilizzare la sua innovazione e i suoi “insegnamenti” per mettere al centro della scena i contenuti, il nostro sistema avrebbe usufruito di un maggiore equilibrio, Berlusconi non avrebbe fatto il bello e il cattivo tempo (in “casa” proppria e degli altri. In tutti i sensi) e lo stesso (de)potenziale di “deviazione” del corso della politica italiana del fenomeno berlusconiano sarebbe stato contenuto nella sua espressione, valorizzando magari di più – perché, appunto, in equilibrio con la Politica – quel portato innovativo.

Ma gli avversari non erano all’altezza (del compito. E della Storia). E si sono (semplicemente. In tutti i sensi!) berlusconizzati. Sterilizzando, a quel punto, la nostra politica. Diventata forma priva di contenuto.

“Passato” Berlusconi, il berlusconismo finirà solo quando, come ci esortava a fare Nanni (proprio – non a caso? - nel “vivo” (?) dell’ultimo trentennio), rimetteremo “in campo” (…) i contenuti. Come NON sta avvenendo (ancora) in questo primo “tentativo” di discostamento dal periodo berlusconiano.

Restituendo (anche, la) loro forma. E la forma è, prima di tutto, linguaggio. E dunque parole. Quando non leggeremo/ “ascolteremo” più - ad esempio, solo - ”partita”, “gioco”, “mosse” – non nel racconto di una sfida della domenica calcistica, ma in quella che avrebbe dovuto essere una cronaca (?) “politica” (?) – bensì parole utili a rappresentare (efficacemente! Ma non al punto da travisare. In tutti i sensi) ciò che la Politica sta(rà) facendo (e potrà/ potrebbe! fare. Nel governo del Paese), potremo dire che il berlusconismo sarà davvero finito.

O, magari, si sarà – finalmente - compiuto (?).

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom