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Non è (più) momento di accontentarci (?) Non ci salveremo ‘ponendo argine‘ a crisi Ma puntando esprimere in toto noi stessi Politica rid(i)a fiducia (di farcela) a Paese E l’Italia può tornare al centro del mondo

novembre 7, 2011 di Redazione 

C’è solo un Paese più “povero” di un Paese che abbia bisogno di eroi: è il Paese che, avendone bisogno – come l’Italia oggi – non ne (sa) ”trova(re)”. Eroe è chi si ribella (al conformismo. “Politico”, e non solo) e sostiene che avere grandi obiettivi, (anche) oggi, – per l’Italia! – è possibile. Eroe è chi ha l’ambizione – per questo – di indicare traguardi che - se manca quello spirito – possono apparire fuori dalla nostra (?) portata (!). Eroe è chi pensa che mettersi al lavoro per salvare e rifare grande l’Italia non sia “qualcosa da far tremare i polsi”; e quindi che non sia (neppure) un “peso” (come sostiene, tentando in questo modo di “dissuadere” i possibili competitors più giovani, Pigi. Bensì l’esatto contrario – !). E’ chi “crede” talmente, alle risorse di questo Paese da ritenere che fare in modo che possano essere nuovamente espresse (pienamente), valga qualsiasi (proprio, personale) ”sacrificio” (che non è, per questo, tale): compreso – ad esempio – rinunciare ad ogni “privilegio” (tale o presunto) della vita politica (? Così come – non – l’abbiamo concepita negli ultimi trenta anni) per poter aver la sobrietà – e la credibilità. Interna – di dare tutto (se stesso. A quello scopo).

Sì. Esiste(va – ?) un modo degno, di celebrare i nostri centocinquant’anni. Non era prevedere (altri) giorni di festa (?) nazionale (per quanto sia stato bellissimo – appunto – quello che abbiamo vissuto), o inaugurare nuovi monumenti. Quel modo era (è) ritrovare lo spirito – abbeverandosi alla nostra Storia – che portò giovani – garibaldini – a lasciare le loro madri e le madri a ritenere che ci fosse una ragione tale da giustificare di lasciarglielo fare, con la possibilità di non rivederli (più), per lanciarsi nel tentativo di compiere un’impresa -”in nome”, in questo caso davvero sì, del “popolo italiano” - non, “perché fossero certi che le cose sarebbero andate come volevano. Ma perché avevano la fiducia” di potercela fare.

Quella fiducia che una nostra politica che ci ha voltato le spalle (possiamo anche provare a visualizzarla, nel conciliabolo – nella spartizione! - autoreferenziale di persone che non vediamo in volto, perché, appunto, ci danno le spalle – e non si accorgono di noi! - prese da loro stesse), ha tolto ad un Paese smarrito e che, per questo, sta – oggi – sprecando le proprie ineguagliate potenzialità.

Immaginate ora un’Italia – quella della modernità di Roma, secoli (!) fa; quella del genio di Leonardo, che ha cambiato – a sua volta – la storia dell’umanità; quella di Michelangelo, che ha riscritto (verso l’alto!) i canoni della Bellezza; ma anche quella di Alcide De Gasperi e dei nostri nonni – i nostri veri padri. Tra cui quel grande uomo che fu Adriano Olivetti: ma l’avete mai visto il design, modernissimo – nel senso, proprio, che lo stile dei nostri computer di oggi proviene da lì - delle prime macchine da scrivere, nel quale già si notavano – tra l’altro – i segni dell’intuizione che avrebbe portato all’invenzione del primo pc? Nato in Italia (!), di cui lo stesso Jobs – simbolo dell’innovazione di oggi - ha “soltanto” prodotto alcune reinterpretazioni - che – formati dalla ”durezza” del periodo della guerra e, prima e ”dopo”, della Resistenza partigiana. Avete mai “ascoltato” l’urgenza del messaggio di fine 1981 del presidente Pertini? - immolarono loro stessi (o meglio, le loro possibili tentazioni “private”) prima per dare fondamenta (solidissime! Tanto che nonostante la nostra (?) “politica” (?) dilapidi - a 360° – da ormai trent’anni, siamo ancora qui, (più o meno) saldi, nella possibilità di farcela (ancora)) al nostro futuro, poi per cominciare a costruirlo. E se l’Italia è (stata – ?) la settima potenza economica del mondo, lo dobbiamo a quel loro spirito (appunto) - immaginate un’Italia, dicevamo, che - abbandonando l’illusione dello Specchio (televisivo) – eviti la necessità di passare per uno di quei momenti bui della storia che forgiano il progresso successivo, rialzando (subito!) lo sguardo grazie ad una Politica che abbia lo spessore – mentre  rifonda e fa ripartire il “sistema” (economico), e il Politico.it ha indicato il possibile modo per farlo – di fornirle (a partire dai nostri giovani, attraverso una scuola che si abbia l’ambizione di rendere – nuovamente – il punto più avanzato dell’istruzione nel mondo. Ma anche per le generazioni precedenti, con l’ausilio - oltre alla diffusione della rete – di quello strumento straordinario, se usato con onestà e responsabilità, che è la – stessa - televisione) gli strumenti per la propria “liberazione”: rifacendo, progressivamente, della Cultura (con la “c” maiuscola: a cominciare dal ”presupposto” – perché non c’è intelligenza senza morale. “Così come” non c’è libertà senza regole - e dalla “contaminazione”, condivisa, dei valori – fondanti – dell’onestà e della responsabilità) il nostro ossigeno.

Liberazione dalla nostra “tentazione” di farci “determinare” dai nostri vicini - che secondo lo storico Paul Ginsborg “maturammo” ai tempi della subordinazione dei nostri comuni al dominio delle potenze straniere, perdendo “l’istinto ad esser nazione” - come (ri)emerge chiaramente, ancora una volta, in queste settimane. Liberazione dal disfattismo maturato, progressivamente (?), negli ultimi trent’anni. Mutuato da una politica fatta di personalità – allo scopo – inadeguate, figlie di quel (loro!) tempo, che hanno finito per deprimere anche il Paese. Ma se alziamo gli occhi - e impariamo di nuovo a guardare lontano - vediamo che davanti a noi brucia uno splendido sole. Non sarà il sol dell’avvenire, ma è il possibile avvenire dell’Italia.

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