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***Lo scambio epistolare tra governo e BcUe***
“BENE” I TECNICISMI, MA POLITICA E’ INDICARE LA STRADA
di MATTEO PATRONE

ottobre 27, 2011 di Redazione 

La lettera (per nulla impegnativa – ?, in tutti i sensi?) con cui l’esecutivo risponde alle sollecitazioni dei commissari dell’Italia, contiene elementi di indirizzo – come il (sia pure solo abbozzato, anche qui, in tutti i sensi) impegno per un rilancio (anche) culturale della funzione scolastica, e l’ingresso (finalmente!) del concetto di innovazione (tout court) in un documento ufficiale partorito dalla nostra politica autoreferenziale (anche – perché anziana: basta leggere il riferimento ai “giovani” come una categoria-compartimento stagno a parte con cui si conclude proprio la lettera alla Commissione) di oggi. Ma – per usare una metafora – non si può “vedere” l’orizzonte guardandoci le scarpe (leggi: i – tanto, retoricamente, branditi - ”problemi” dell’Italia). Perché un Paese che abbia (appunto) dei problemi (e nel caso specifico – vale sicuramente per - il nostro) rischia di essere un Paese che deve (completamente) (ri)pensare il proprio futuro. E non troverà le risposte nelle sue (attuali) difficoltà. Il punto è che l’Italia non deve “porre un argine” alla crisi, altrimenti ne verrà (prima o dopo) travolta; bensì immaginare – prescindendo, anche (soprattutto!) psicologicamente da essa (e dal percorso che ci ha portati a cadervi dentro) – (dunque) ex novo (rispetto appunto ai – deficitari – ultimi trent’anni. La nostra Storia è invece un patrimonio imprescindibile da (coin)volgere nella nostra elaborazione) il proprio domani. il Politico.it – ne trovate due esempi nella colonna centrale – ha già, e più volte, e ormai da – molto – tempo, avuto modo di indicare una possibile prospettiva. Nel giorno della discussione – ormai filologica! E raramente Politica – sulla lettera del governo seguita/ preceduta da quella della BcUe, il nostro direttore pone (invece) una questione meto- dologica, indicando (comunque, ancora una volta) le (possibili) linee-guida della costruzione del futuro.
di MATTEO PATRONE

Nella foto, Trichet: “Altrimenti lo facciamo noi”

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di MATTEO PATRONE

Ma Bersani, Fassina, Letta e persino Prodi (!), pensano veramente che le indicazioni contenute nella lettera della Bce – di fronte alla quale i nostri nonni, che non hanno mai consentito si rendesse necessaria, avrebbero comunque reagito con un sussulto di orgoglio e di dignità – rappresentino la soluzione POLITICA - di qualunque matrice la si voglia considerare - ai problemi dell’Italia?

E’ vero che negli ultimi vent’anni il nostro Paese è stato ripetutamente guidato da economisti – al punto che se ne vorrebbe (ri)proporre un altro per uscire dall’impasse – ma può, la nazione del boom propiziato dalle scelte di lunga gittata di Alcide De Gasperi, confondere il (sostanziale) adeguamento TECNICO del nostro sistema allo status delle moderne democrazie, con l’assunzione di responsabilità POLITICA di definire l’orizzonte verso il quale muoverci?

Le nostre possibilità di salvarci – e di tornare grandi – sono legate alla capacità di (ri)diventare la culla dell’innovazione (a 360°), e di creare un nuovo centro – geopolitico! E non politicista – intorno al nostro sud. Non certo alle (semplici, e – pure – ovviamente necessarie!) liberalizzazioni e privatizzazioni, che rappresentano il minimo sindacale per un Paese moderno.

MATTEO PATRONE

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