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Rigore e formazione continua per la (piena) occupazione M. Patrone

ottobre 16, 2011 di Redazione 

La sinistra berlusconiana e “parlamentare” ha tacciato, fin’oggi, il movimento di “reazione rivoluzionaria” alla (vera) antipolitica – rappresentata da lei stessa e, ovviamente, dall’attuale destra al potere – di essere lui, l’antipolitica. Oggi la piazza – al netto dei black bloc – confermava invece di agognare, semplicemente, un ritorno (istituzionale) alla Politica vera (e non di aderire ad una qualche forma di sogno anarchico e, magari, insurrezionale). E cioè risposte. Vere, cioè sincere, e quindi utili, perché reali. Coerentemente con il proprio ribaltamento della realtà – quello appena visto, per cui la Politica diventa (per loro!) antipolitica e viceversa – anche le poche occasioni in cui gli altri signori affrontano nodi (realmente) politici accade all’insegna dell’ipocrisia. Come nel caso del lavoro, dove il mantra – ideologico e propagandistico – è per un ritorno al posto fisso per tutta la vita per tutti. I Paesi moderni, invece, sono già allo stadio successivo: formazione permanente come chiave per l’(immediata) occupazione di chi (non) perde il lavoro e si (deve) prepara(re. Più e organicamente come mai in passato) ad averne uno “nuovo” (ma per davvero, in tutti i sensi). La nostra stella polare è l’innovazione. Un nostro sistema produttivo che la Politica coordini in uno “sforzo” – che non sarebbe tale – per cambiare (completamene) la propria pelle in questo senso, sarebbe in grado – con il supporto appunto di istituzioni che avessero intanto restituito all’Italia la migliore scuola e la migliore università del pianeta – di caricarsi sulle spalle un Paese che viaggi verso lidi prossimi alla “piena” occupazione e/anche perché l’Italia avrebbe, a quel punto, ripreso a volare. di MATTEO PATRONE

Nella foto, la formazione: non più un florilegio di corsi e stage spesso strumentali e fini a se stessi, ma un vero e proprio sistema pubblico-privato che integri scuola-università e lavoro (anzi, lavori)

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di MATTEO PATRONE

Ma davvero la sinistra italiana post(?)-sessantottina – quella che affonda, del resto, (le proprie radici) nella “ricotta” (leggi: mancanza di rigore) pasoliniana – pensa di poter rispondere (efficacemente. In nome dell’Italia!, e, quindi, di tutti. E non di se stessa) alla richiesta di (ritorno alla) Politica di una piazza che fino a ieri definiva “anti”, rispolverando i meccanismi (ideologici e, prima (?), psicologici) che hanno portato al Sessantotto e, poi, al (progressivo) declino?

Può, una Politica (che sia) onesta e responsabile – e, quindi, vera – “affrontare” (?) il nodo che rappresenta ad un tempo il risultato dell’abdicazione delle Scelte nei confronti della Finanza, e il (potenziale – ?) detonatore di una (ulteriore) “rivolta” (di massa) – oltre che la principale ipoteca sulla nostra (mancanza di) futuro – pro/pre-ponendo un (illusorio) ritorno allo (stesso, in tutti i sensi) lavoro x tutta la vita, x tutti?

In Germania, così come l’Europa in generale, hanno capito che si può coniugare la “libertà di licenziare” – che andrebbe (ri)letta come libertà di (ri)assumere personale (maggiormente) (ri)qualificato (o, meglio, formato e preparato). E che si può subordinare-”vincolare” al mantenimento di un certo ritmo di crescita (del Pil) – con la (costante) garanzia dell’Occupazione, dandosi l’obiettivo dell’innovazione.

La chiave si chiama formazione continua o permanente, che integra il lavoro quando non c’è ma, soprattutto, quando – grazie a lei stessa – torna ad esserci (“alternativamente” per tutti).

Certo, un sistema (“programmaticamente”) libero e creativo e quindi “complesso” (ma non “complicato”, per assumere la distinzione che fece Prodi) ha bisogno, per funzionare, di una cultura del rigore.

Può, la nostra (attuale) “rappresentanza” (?) “progressista” (?) – epigona di quella post-berlingueriana, (sempre, solo) co-”protagonista” (?) degli ultimi, deficitari (in tutti i sensi!) trent’anni. Anzi no, è la stessa! E suoi cooptati – mettere in campo tutto questo?

MATTEO PATRONE

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