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***Il richiamo della folla***
L’(ANTI)POLITICA (RI)GENERA IL RISCHIO TOTALITARIO
di FRANCO LARATTA*

ottobre 6, 2011 di Redazione 

Dove l’antipolitica è, però, questa politica italiana autoreferenziale di oggi. Che con la sua mancanza di volontà, e (conseguente – ?) incapacità di concepire prospettive e di prendere decisioni (concrete), ingigantisce il vuoto di Politica e, quindi, di risposte. La bramosia, attizzata dalla (successiva) rabbia e dalla (possibile) disperazione, rischia non soltanto di creare le condizioni per una (crescente) conflittualità sociale, ma anche per/la quale può essere canalizzata (in senso deleterio) in due modi: attraverso la riaccensione di focolai di estremismo nello stesso corpo sociale, che possono (?) riportarci all’incubo del terrorismo (interno, e non senza la possibilità di pericolosi collegamenti alle forme “globali” che assume attualmente); evitando tutto questo ma attraverso quell’autorità(rismo) che, mediante il populismo – e contando su un materialismo (crescente) condizione di tutto ciò – può strumentalizzare la sofferenza che pervade la nostra comunità trasformandola in consenso nei confronti di una soluzione, appunto, antidemocratica. Ma la “medicina” non è, in un qualche richiamo all’ordine e alla disciplina rivolto non si sa bene a chi; bensì nell’assunzione di responsabilità di una politica che, abbiamo visto, costituisce il “tappo” (per usare le parole di Mieli) che ha impedito al vapore (dei bisogni della gente!) di uscire e ha trasformato il nostro Paese in una pentola a pressione pronta ad esplodere. Assunzione di responsabilità che non può che consistere in una sola scelta (dopo tanti richiami all’”azione” spentisi nel silenzio): lasciare. Ma non, soltanto questo governo. Anche coloro che, nel teatrino che (questa) politica ha messo in scena negli ultimi quindici anni, hanno fatto da spalla all’attore protagonista. E che non riescono più ad uscire dallo (sterile) cliché. Il deputato del Pd interviene evidenziando i possibili, primi sintomi di un ritorno alla foll(i)a. di FRANCO LARATTA*

Nella foto, i primi (populistici) “richiami” al (contatto con) la folla. “Non mi preoccupa tanto mio marito, ma chi verrà dopo di lui”, disse Veronica Lario

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di FRANCO LARATTA*

La piazza. La folla che urla. La marcia trionfale.

Quando una democrazia si lascia trascinare dalla forza di una folla, è miseramente destinata a finire. La sua debolezza è la forza degli estremismi, il carburante dell’eccitante imposizione del popolo.

Due fatti meritano di essere segnalati.

Il primo. Il processo di Perugia. Mi ha fatto una certa impressione il sentire l’urlo di rabbia e di condanna della folla assiepata davanti al Palazzo di Giustizia di Perugia. Venuta a conoscenza di una sentenza di assoluzione, la gente ha gridato scomposta ‘vergogna, vergogna’ contro giudici e avvocati. Nessuno di quelli che urlavano conosceva le ragioni, le motivazioni, che avevano spinto i giudici ad emettere quella sentenza.

Probabilmente nessuno di loro aveva letto le tonnellate di carte accumulate in quattro anni e più di un processo troppo spettacolarizzato. Un devastante fenomeno mediatico mondiale. Eppure quella folla era tutta per la condanna degli imputati. Vicino sembra il tempo il cui sarà la folla decidere, ancora una volta, tra il ‘Cristo o Barabba’ di turno. E si sa com’è andata a finire la prima volta!

Il secondo. La marcia di Scopelliti. Mi ha fatto molto pensare l’adunata che il partito del presidente della Regione Calabria, il ‘giovane e moderno’ Scopelliti da Reggio Calabria, ha organizzato sabato scorso nella piazza di Cosenza per celebrare i grandiosi risultati dell’azione ‘riformatrice’ del presidente.

Il bisogno della piazza; il sentire la folla che urla e applaude; la necessità per il potere di sentirsi osannato, amato. La marcia su Roma o su Cosenza. Il silenzio delle coscienze libere. Roba da ventennio: mussoliniano o berlusconiano che sia. Roba anche da ‘repubbliche della banane’!

Quando il potere politico è debole ed incapace di agire, cerca ogni volta una nuova legittimazione. E chiama a raccolta le folle osannanti. O si alza da un predellino per annunciare una clamorosa svolta.

Siamo sicuri che la prossima volta saranno le urne a legittimare il potere?

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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