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Unico progetto resta nostro. Innovazione, for- mazione, cultura. Saremo di nuovo culla civiltà

ottobre 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma unico progetto in campo resta nostro. Serve ora completo ribaltamento di piano. Una economia rifondata sull’innovazione. Formazione continua a ‘integrare’ lavoro. Cultura ‘chiave’ del nostro Rinascimento. Italia tornerà ad essere culla della civiltà.

(23.07.2011) L’Economist: “E’ persino semplice salvare – e rifare grande – l’Italia. Il dramma è che questa classe politica non sembra averne la volontà. E (quindi) la capacità”. Lascia esterrefatti che, ora che il rischio-baratro per la nostra nazione è sotto gli occhi di tutti (si è manifestato con la concretezza dell’immediato rischio-default), il nostro dibattito pubblico continui come prima, completamente “assente”. Giornate intere dedicate a seguire la telenovela Papa&Tedesco, dando peraltro a due signori inquisiti – e ai loro guai – una dignità che non meriterebbero. Una politica che, quando non interviene – svogliatamente – per tappare qualche buco, cosa che ci manterrà in equilibrio per un altro po’, ma senza toglierci dall’orlo del burrone, invece di mettere in campo, da subito, la sua proposta per il futuro dell’Italia ciancia di – of course – Berlusconi, berlusconismo, coalizioni, centro, più o meno moderato, governi tecnici di larghe intese, legge elettorale; e meno male che Vendola ha smesso (almeno per ora) di ossessionarci con le sue ambizioni personali… Tutti elementi necessari, ma non sufficienti, e che non rappresentano il punto, ciò che serve oggi al nostro Paese. Al nostro Paese oggi serve avere le idee chiare su cosa si dovrà (dovrebbe, subito!) fare. Le conclusioni a cui (più o meno) siamo giunti tutti – tranne, ovviamente, la “no- stra” (?) politica (…) – sono le seguenti.

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***Lo scambio epistolare tra governo e BcUe***
“BENE” I TECNICISMI, MA POLITICA E’ INDICARE LA STRADA
di MATTEO PATRONE

ottobre 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La lettera (per nulla impegnativa – ?, in tutti i sensi?) con cui l’esecutivo risponde alle sollecitazioni dei commissari dell’Italia, contiene elementi di indirizzo – come il (sia pure solo abbozzato, anche qui, in tutti i sensi) impegno per un rilancio (anche) culturale della funzione scolastica, e l’ingresso (finalmente!) del concetto di innovazione (tout court) in un documento ufficiale partorito dalla nostra politica autoreferenziale (anche – perché anziana: basta leggere il riferimento ai “giovani” come una categoria-compartimento stagno a parte con cui si conclude proprio la lettera alla Commissione) di oggi. Ma – per usare una metafora – non si può “vedere” l’orizzonte guardandoci le scarpe (leggi: i – tanto, retoricamente, branditi - ”problemi” dell’Italia). Perché un Paese che abbia (appunto) dei problemi (e nel caso specifico – vale sicuramente per - il nostro) rischia di essere un Paese che deve (completamente) (ri)pensare il proprio futuro. E non troverà le risposte nelle sue (attuali) difficoltà. Il punto è che l’Italia non deve “porre un argine” alla crisi, altrimenti ne verrà (prima o dopo) travolta; bensì immaginare – prescindendo, anche (soprattutto!) psicologicamente da essa (e dal percorso che ci ha portati a cadervi dentro) – (dunque) ex novo (rispetto appunto ai – deficitari – ultimi trent’anni. La nostra Storia è invece un patrimonio imprescindibile da (coin)volgere nella nostra elaborazione) il proprio domani. il Politico.it – ne trovate due esempi nella colonna centrale – ha già, e più volte, e ormai da – molto – tempo, avuto modo di indicare una possibile prospettiva. Nel giorno della discussione – ormai filologica! E raramente Politica – sulla lettera del governo seguita/ preceduta da quella della BcUe, il nostro direttore pone (invece) una questione meto- dologica, indicando (comunque, ancora una volta) le (possibili) linee-guida della costruzione del futuro.
di MATTEO PATRONE
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Gli impegni (?) con l’Europa. Silvio-Totò a vertice Ue di Franco Laratta

ottobre 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente del Consiglio (?) e il ministro (?) dell’Economia all’incontro in cui si decide come rispondere alla crisi. E al quale l’Italia (?) avrebbe dovuto presentarsi con un (proprio) piano (per la crescita!) da adottare nel nostro Paese. Il deputato del Pd ha avuto accesso alla trascrizione (segreta!) del colloquio tra i nostri (?) rappresentanti (?) e il Cancelliere tedesco. E lo ha passato al (“suo”) giornale della politica italiana, che è in grado di pubblicarlo in esclusiva. di FRANCO LARATTA* Read more

Gozi: ‘Pippo e Debora? Non mi hanno convinto’ di Ginevra Baffigo

ottobre 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

(Anche se) a Bologna molte sono state le (pur – troppo, solo – specifiche, e tecnicistiche – ?) proposte in tema di fisco, quelle tasse che Luigi Einaudi indicava (purtuttavia) come la più potente leva per (ri?)generare uguaglianza. E la questione dello stop al consumo di territorio è entrata – dopo essere stata lanciata da Domenico Finiguerra a Cassinetta di Lugagnano e ”acquisita” – e quindi accreditata - come “idea forte” nell’ultimo anno dal giornale della politica italiana – nel dibattito pubblico (e nella possibile, futura culltura Democratica). A cavallo tra le kermesse (contrapposte – ?) degli ex rottamatori, il deputato del Pd - esponente dell’(altra) anima (compiutamente) Democratica (tout court) di Insieme - sceglie il Politico.it per lanciare messaggi ai (propri) “coetanei”: “Pippo mi è sembrato volersi accreditare come rappresentante giovane della maggioranza bersaniana. Ma i nominalismi non bastano più”. “Matteo è una ricchezza, oltre che un’opzione possibilissima – come non tutti sembrano disposti a riconoscere - se è vero che il Pd o è il partito di tutto il Paese o non è”. L’intervista è del nostro vicedirettore. di GINEVRA BAFFIGO
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Il futuro dell’Italia. Vendola e Di Pietro? Entrino nel Pd M. Patrone

ottobre 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma perché quello che dovrà essere – di gran lunga e stabilmente – il primo partito italiano, dovrebbe regalare la (propria) golden share – assicurando loro voti che altrimenti non raccoglierebbero mai – a due movimenti minoritari, populistici e personali come Idv e Sel? di MATTEO PATRONE Read more

***La morte di Gheddafi***
UNA RIVOLUZIONE (CULTURALE) NATA SU (DA) INTERNET
di MATTEO PATRONE

ottobre 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La fine del dittatore segna la conclusione (comunque, tragica) di un “movimento” (in tutti i sensi) – la (cosiddetta) “primavera araba” - iniziato nei primi mesi del 2011. Ma quello che per la Libia può rappresentare (anche) un punto d’arrivo (parziale), per l’Italia è (piuttosto) la ”chiamata” (indifferibile!) della (nostra) Storia ad assumerci le responsabilità che essa stessa ci attribuisce. La nazione che anticipò la modernità con la democrazia (avanzata) di Roma antica, la terra di Dante, Leonardo, Michelangelo, di fronte alla propria ex colonia – destinata a diventare un prezioso partner in nome di una prospettiva di sviluppo comune nel solco (anche, di nuovo, storico – in tutti i sensi) del Mediterraneo – che ritrova la Libertà (del proprio popolo) grazie alla contaminazione culturale – dall’occidente ma non solo – consentita (come intuì per primo Fabrizio Ulivieri) da quel grande (ri)generatore di democrazia che è la Rete, non può più aspettare: ciò che è accaduto in Nord Africa può essere rilanciato – a partire dalla nostra attuale, comunque “migliore”, condizione – per rifare dell’Italia la culla della cono- scenza e, quindi, dell’innovazione. E ricominciare a costruire, “da Roma” – e, dunque, dall’Europa – il futuro del mondo. di MATTEO PATRONE
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(Nostro) futuro (o) di cemento e auto (?) (Ri)facciamo città (domani) misura Uomo Stop (da subito!) a ‘nuove’(?) costruzioni (Ri)utilizzo delle (molte!) abitazioni vuote (Evitando così anche di (ri)creare? ghetti E Alemanno “c’è”: “Abbattere esistenti”) E ri-costruire (in urbe) in nome Bellezza Oggi (intanto) più “vivibile” resta Belluno
di EMILIO D’ALESSIO

ottobre 19, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Abbiamo visto con Annalisa Chirico che ogni ideologia – a cominciare, quando è tale, dall’ambientalismo – rappresenta la negazione della Politica. (Ma) anche l’”ideologia” dello “sviluppo” (? Ancora una volta, – quello – fine a se stesso) presuppone la negazione della verità e quindi della (stessa) Politica. Se vincoli eccessivi contro la deforestazione impediscono ad economie (potenzialmente) emergenti di realizzarsi, in una fase storica in cui è (pur sempre, “necessariamente”) lo Sviluppo a dare Ricchezza (a 360°. Almeno potrebbe; darà), allo stesso modo un liberismo fine a se stesso nega la ragione (stessa) per cui ogni intervento sulla (e nella!) economia mondiale dovrebbe essere concepito. La Tav è oggi un tassello imprescindibile del mosaico del “recupero” (o almeno, intanto, del mantenimento della base su cui fondiamo il nostro attuale, pur precario, stato) della nostra competitività (in senso, di nuovo, anche, alto e ampio), e fermarla – (sia pure) nell’intento (originale, in tutti i sensi), e ora lo vedremo, di perseguire i nostri – “veri” – interessi – rischierebbe di compromettere le nostre possibilità di rialzarci; ma - al tempo stesso - è quello di cui la Tav rappresenta oggi il simbolo (almeno al di sotto delle Alpi), il (solo) modello di sviluppo che possiamo (e “dobbiamo”) mettere in campo? La Città, luogo in cui la nostra vita (per la grande, e crescente, maggioranza di noi) si compie, riassume al “meglio” (?), (e – anche – “visivamente”) questa dicotomia tra l’Interesse (di tutti) e gli interessi (post-economici). Ma poiché la forma è sostanza solo quando deriva da quest’ultima, e ne rappresenta il “coronamento”, per stabilire come dovranno essere le nostre città del futuro dobbiamo partire da quello che vogliamo “farne” (ovvero da come vogliamo sia il nostro – stesso – futuro). (Anche) la riconquista de(lle nostre città a)lla bellezza passa (dunque) attraverso la (nostra) rieducazione (alla Bellezza). Immaginate un’Italia che, compiuta la rivoluzione culturale, torni ad essere un crogiuolo di (nuova) cultura, di arte, di filosofia, di scienza. Diffuse. Un’Italia che si avvii al proprio nuovo Rinascimento, tornando ad essere la culla della civiltà, sarà in grado di “disegnare” la (propria) città (ideale). Emilio D’Alessio, ora, sulla situazione dalla quale partiamo. di EMILIO D’ALESSIO

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***(Ogni) “ideologia” nega la Politica***
(ANCHE) L’AMBIENTALISMO SIA “SOSTENIBILE”
di ANNALISA CHIRICO

ottobre 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’ideologia – così come l’”abbiamo” (?) ”tirata” (per la giacca) e deformata negli sterili anni conclusivi del Novecento, (ancora) a bocca aperta di fronte al Vuoto lasciato dai moloch (più o meno) totalitari – è quella rispondenza a schemi predeterminati che impedisce la Verità. E ogni azione umana può essere (umanamente, veramente) efficace solo a partire dalla sua (della verità, almeno quella relativa ricercabile, e mai raggiungibile, dall’Uomo) presa di coscienza ed “assunzione”. E la Politica – che è una scienza umana – non sfugge a questa Legge “naturale”. Dunque l’ideologia non è una forma (di) Politica, ma la sua contraddizione-negazione. A qualunque matrice sia riconducibile. Vale anche per la difesa dell’Ambiente, se è fine a se stessa e non viene immaginata, e condotta, nel solco del Progetto (in tutti i sensi) per la costruzione del futuro del mondo, e dell’Umanità (che farà coincidere il proprio “destino” con quello del pianeta, del resto, solo nel momento in cui si assumerà la responsabilità di “averne cura” nella sua totalità e non solo nella sua – stretta – funzionalità per la “soddisfazione” dei propri “bisogni” – talora apparenti e non “fondamentali”). La giovane esponente di Radicali Italiani ci porta il caso, ad esempio, del protocollo contro la deforestazione. Che prevede vincoli strettissimi per poter “produrre” in legno. Tagliando le gambe così, però, ci dice Annalisa, al possibile sviluppo di quelle economie povere che – anche considerato che quei vincoli sono restrittivi a tal punto da avere messo in difficoltà, nel recente passato, persino le “potenze” occidentali – faticano a coniugare competitività e rispetto di quei “limiti”. No alle ideologie, dunque, sì ad un “alto pragmatismo”. Che consenta di evitare forzature ed estremizzazioni, comunque, anche sul tema delle (e non delLA) libertà e del rapporto individuo-collettività e sue sovrastrutture (lo Stato). di ANNALISA CHIRICO Read more

Rigore e formazione continua per la (piena) occupazione M. Patrone

ottobre 16, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La sinistra berlusconiana e “parlamentare” ha tacciato, fin’oggi, il movimento di “reazione rivoluzionaria” alla (vera) antipolitica – rappresentata da lei stessa e, ovviamente, dall’attuale destra al potere – di essere lui, l’antipolitica. Oggi la piazza – al netto dei black bloc – confermava invece di agognare, semplicemente, un ritorno (istituzionale) alla Politica vera (e non di aderire ad una qualche forma di sogno anarchico e, magari, insurrezionale). E cioè risposte. Vere, cioè sincere, e quindi utili, perché reali. Coerentemente con il proprio ribaltamento della realtà – quello appena visto, per cui la Politica diventa (per loro!) antipolitica e viceversa – anche le poche occasioni in cui gli altri signori affrontano nodi (realmente) politici accade all’insegna dell’ipocrisia. Come nel caso del lavoro, dove il mantra – ideologico e propagandistico – è per un ritorno al posto fisso per tutta la vita per tutti. I Paesi moderni, invece, sono già allo stadio successivo: formazione permanente come chiave per l’(immediata) occupazione di chi (non) perde il lavoro e si (deve) prepara(re. Più e organicamente come mai in passato) ad averne uno “nuovo” (ma per davvero, in tutti i sensi). La nostra stella polare è l’innovazione. Un nostro sistema produttivo che la Politica coordini in uno “sforzo” – che non sarebbe tale – per cambiare (completamene) la propria pelle in questo senso, sarebbe in grado – con il supporto appunto di istituzioni che avessero intanto restituito all’Italia la migliore scuola e la migliore università del pianeta – di caricarsi sulle spalle un Paese che viaggi verso lidi prossimi alla “piena” occupazione e/anche perché l’Italia avrebbe, a quel punto, ripreso a volare. di MATTEO PATRONE
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***Il potere del popolo (tutto)***
L’ITALIA (SI) AIUTI A RIALZARSI (CON) I PROPRI “ULTIMI”
di MATTEO PATRONE

ottobre 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

“Gli ultimi saranno i primi”. Ma in una società nella quale sono i primi, a volte, ad essere (gli) ”ultimi” (in tutti i sensi), qual è il destino degli uni e degli altri? Mentre il sindaco di New York offre di pagare loro il biglietto perché se ne vadano via, lontano dalla (mancanza di) Sguardo, quello di Milano – che può diventare davvero, come profetizzava Stefano Boeri, la “capitale del mondo” - restituisce le panchine al centro storico (senza braccioli che impediscano di sdraiarvisi!) ben consapevole che un Decoro senza (pubblica) dignità (in tutti i sensi) non esiste. Ma - ancora - non basta. Le persone che vediamo ogni giorno tenderci la mano (in tutti i sensi?) ai bordi delle nostre strade sono spesso (e sempre di più) persone di qualità e competenze (professionali). Perché, allora - ad un punto nel quale il welfare o (viene) cambia(to) o muore, e in cui abbiamo contemporaneamente bisogno di imprimere una spinta alla nostra economia - non legare un’assistenza i cui costi cessino di essere “a fondo perduto”, e dunque l’imprescindibile (ma reale! E sostenibile) impegno di tutti noi per tirare queste persone fuori dalla loro (attuale) condizione, con l’opportunità di farlo valorizzandone la Ricchezza a vantaggio del Paese? di MATTEO PATRONE Read more

***Giovani&(de)meritocrazia***
CERVELLI IN FUGA. O A MARCIRE INUTILIZZATI
di CRISTIANA ALICATA

ottobre 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Demeritocrazia che è anche l’assicurazione sulla vita di coloro che attualmente occupano le posizioni: di potere, di lavoro, di ricerca. Ed è per questo, naturalmente, che le cose non cambiano. Ed è la stessa ragione per la quale è necessario che il ricambio cominci dall’”alto” (?): rimuovendo quel “tappo” – rappresentato dall’attuale “classe” (?) “dirigente” (?) autoreferenziale di oggi – che impedisce alla pressione di uscire, e – prima – ai talenti di sprigionarsi. Immaginate (invece) un Paese nel quale i giovani – che vanno “preferiti” (o, almeno, messi nelle stesse condizioni di partenza) ai loro padri e ai loro nonni non foss’altro per un motivo: sono più “freschi”! Parola di Mark Zuckerberg – cessano di essere considerati una “subordinata”, e diventano (anzi, vengono riconosciuti nel loro essere) la risorsa dal più alto potenziale di (immediata!) “resa”. Un Paese nel quale le conoscenze, e le capacità, di generazioni che – nonostante gli sforzi compiuti per determinare l’esito opposto, e grazie soprattutto alla possibilità di vivere in una dimensione globale, della quale internet è (stata) la principale “condizione” – restano (almeno! Oggi) “alla pari” dei loro coetanei nel mondo, non vengono lasciate invecchiare e rese (quindi, poi) inutilizzabili, mentre la (nostra!) partita (ora!) viene giocata (persa) da chi non conosce nemmeno le (nuove) regole. Un’Italia nella quale la creatività non venga più guardata con sospetto – anche perché a “guardarla” non ci siano più persone cresciute nel clima culturale (?) di un’altra epoca – e in cui ad una maggiore fluidità del sistema corrisponda una effettiva, maggiore libertà di accedere e di contribuire alla sua affermazione. Un Paese in cui non ci “siano” (?) (più) lavori di serie A e di serie B, e in cui se qualcuno ha il sogno (ad esempio) di aprire un ristorante - come il protagonista del “racconto” (?) che state per leggere - non solo non viene intralciato, ma si cerca – (proprio) nelle regole - di “favorirlo”. Perché ciò, naturalmente, “aiuterà” l’intera comunità. Minimo sindacale per ogni moderna democrazia, tutto questo diventa un (primo) traguardo da (ri)conquistare nella nazione che, dagli anni ’80, è in mano agli stessi personaggi che concepiscono il potere per il potere, accompagnandoci verso il baratro. Poi si tratterà di definire (o di ri-assumere) l’orizzonte nella cui direzione muoverci. Cominciamo liberando le nostre energie già “pronte”. Evitando non solo che se ne vadano (e non tornino – mai – più). Ma anche che quelle che scelgono, coraggiosamente e (persino) responsabilmente, di restare e di lottare, rischino di andare perdute. Per sempre (?). di CRISTIANA ALICATA Read more

***Il richiamo della folla***
L’(ANTI)POLITICA (RI)GENERA IL RISCHIO TOTALITARIO
di FRANCO LARATTA*

ottobre 6, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dove l’antipolitica è, però, questa politica italiana autoreferenziale di oggi. Che con la sua mancanza di volontà, e (conseguente – ?) incapacità di concepire prospettive e di prendere decisioni (concrete), ingigantisce il vuoto di Politica e, quindi, di risposte. La bramosia, attizzata dalla (successiva) rabbia e dalla (possibile) disperazione, rischia non soltanto di creare le condizioni per una (crescente) conflittualità sociale, ma anche per/la quale può essere canalizzata (in senso deleterio) in due modi: attraverso la riaccensione di focolai di estremismo nello stesso corpo sociale, che possono (?) riportarci all’incubo del terrorismo (interno, e non senza la possibilità di pericolosi collegamenti alle forme “globali” che assume attualmente); evitando tutto questo ma attraverso quell’autorità(rismo) che, mediante il populismo – e contando su un materialismo (crescente) condizione di tutto ciò – può strumentalizzare la sofferenza che pervade la nostra comunità trasformandola in consenso nei confronti di una soluzione, appunto, antidemocratica. Ma la “medicina” non è, in un qualche richiamo all’ordine e alla disciplina rivolto non si sa bene a chi; bensì nell’assunzione di responsabilità di una politica che, abbiamo visto, costituisce il “tappo” (per usare le parole di Mieli) che ha impedito al vapore (dei bisogni della gente!) di uscire e ha trasformato il nostro Paese in una pentola a pressione pronta ad esplodere. Assunzione di responsabilità che non può che consistere in una sola scelta (dopo tanti richiami all’”azione” spentisi nel silenzio): lasciare. Ma non, soltanto questo governo. Anche coloro che, nel teatrino che (questa) politica ha messo in scena negli ultimi quindici anni, hanno fatto da spalla all’attore protagonista. E che non riescono più ad uscire dallo (sterile) cliché. Il deputato del Pd interviene evidenziando i possibili, primi sintomi di un ritorno alla foll(i)a. di FRANCO LARATTA* Read more

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