Ma non son cittadini che devon guidarci Leadership d’una nazione è della Politica E la Politica è fatta – solo – dagli Uomini Che hanno responsabilità indicare strada Noi lo facciamo (da) prima/ meglio di tutti Ulivieri: Cine americano aiuta democrazia
settembre 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Ma il leader non è (mai) l’egoico (che è il contrario di eroico) che punta a sopraffare (più o meno candidamente) i propri simili, ma la guida – da qualunque “posizione” nella società eserciti questo suo respiro! – che muove collettivamente un popolo verso il “destino comune” (anche a “costo” di “rinunciare” a qualcosa per sé!). Il cinema americano ci racconta, a più riprese, una società Usa in cui il patriottismo indicato da Enrico Procopio come leva per recuperare – almeno! – la responsabilità (collettiva), è elemento fondante di un vivere insieme che si declina nella lealtà nei confronti della nazione e nell’impegno – condiviso – per la (costante, nuova) affermazione della Democrazia. Una democrazia, d’altra parte, dei (plus)valori più che della Cultura. E così, se la “lezione” - ad esempio - di Soderbergh ci conferma che il cinema, come la televisione, come in generale l’intera produzione culturale, possono appresentare (anche) uno strumento utile ad instillare (o, ancora, a liberare) in un popolo valori come l’onestà, la responsabilità, la Cultura (stessa) – avviando così una vera e propria rivoluzione culturale – il divario tra la rappresentazione e la realtà di una democrazia americana – come abbiamo visto – manipolata dal sistema economico – per cui, ad esempio, tutti hanno -effettivamente- le stesse possibilità di farcela, ma se non ce la fai per la società cessi di esistere – ci suggerisce che la nostra strada non può che essere quella di un respiro (appunto) maggiore. Una società che ”scelga” la Cultura come proprio ossigeno, e – attraverso la propria liberazione - possa conoscere quel nuovo Rinascimento che rifarà dell’Italia, nel Tempo, la culla della civiltà. Ulivieri ora, titolare della rubrica di cinema più influente (ma sulla realtà!) con il nostro Attilio Palmieri, ci racconta, appunto, Contagion. di FABRIZIO ULIVIERI Read more
Tocca (subito!) a noi. Patriottismo necessario a tornare grandi E. P.
settembre 16, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Il patriottismo di (ri)vedere (espres- so) il potenziale (economico, culturale) senza eguali della penisola che ha scritto la Storia dell’umanità, e che per la sua (stessa) Storia, per la sua posizione geografica, per le sue straordinarie risorse umane può tornare (“presto”!) al centro del mondo. Il patriottismo che ci (ri)consegna, da subito, la capacità di (queste) “più vaste (e, ora, collettive) intenzioni”, per superare miserie ed egoismi – che ci hanno (invece) portato alla condizione attuale. Il patriottismo di sognare un Paese che conosce un nuovo Rinascimento, artistico, filosofico, economico, tornando ad essere la culla della civiltà. Il patriottismo di sognare di (ri)vedere l’Italia alla guida del mondo, non in senso vetero-imperialista, ma con la forza della sua Cultura, della sua lungimiranza, della sua leadership Politico-diplomatica, per puntare, un giorno, al “mondo unica nazione”. Un patriottismo che, per questo, sia da subito incardinato nello sbocco europeista: immaginate un’Italia che si rialza, torna grande e, idealmente, alla “testa” dell’Europa: e proprio nel punto più alto della sua parabola, con gli altri Paesi ad osservarla (da lontano), si rende disponibile a cedere “seduta stante” la propria sovranità ad un presidente dell’Europa eletto direttamente dai cittadini, con il suo governo e il Parlamento (europeo), se ”tutti” i nostri fratelli europei (ispirati dalla generosità italiana) saranno disposti (in quello stesso momento!) a fare altrettanto. Il 19enne Procopio giganteggia, ancora una volta, mostrandoci la via per uscire dal tunnel. E chiamando, a questo scopo, i propri coetanei alla necessaria assunzione di responsabilità. di ENRICO PROCOPIO Read more
Perché ‘pareggio’ bilancio con Pil a ‘+0,’? Nostro è potenziale da grande economia Se solo la Politica “concepisse” Crescita Ora! Sud sia reso snodo Cindia-Africa-Ue Si usi la leva lavoro puntando a innovare Mentre si (ri)fà nuovo motore scuola-uni Cultura (più formazione) nostro ossigeno L’Italia può ritornare al centro del mondo
settembre 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Se invece di essere rappresentato come – e di consistere in - una sorta di “mendicata” (con tutto il rispetto per i mendicanti, che andranno coinvolti – come tutti – nella nostra ripresa nazionale. E potranno essere “decisivi”! Andando ad integrare la nostra rete di volontariato e di servizi, in “cambio” di un aiuto a riavere, subito, migliori condizioni – minime! – di vita e di una nuova chance che la stessa opportunità di lavorare al fianco, di conoscere e di mostrare loro le proprie qualità a chi opera nel settore e non solo, offrirà loro), l’”aggancio” – vaticinato da Romano Prodi ormai (almeno!) cinque anni fa e dal giornale della politica italiana più volte rilanciato e integrato – con Cin-dia, fosse stato da subito immaginato come il passo iniziale di un grande progetto di sviluppo del (nostro) sud e anche di integrazione politico-diplomatica tra Oriente, Europa e Africa - come il Politico.it suggerì ancora poche settimane fa - avremmo evitato oggi l’effetto (quanto meno apparente) di “svendita” del nostro Paese e il sospetto che, alla fine, a guada- gnarci non saranno il sud e i nostri connazionali ma, una volta ancora, i soliti noti (oltre alla Cina).
Ogni settimana al cinema con il Politico.it L’Italia oggi punta (‘solo’) a sopravvivere Guardando(si al)lo specchio si è (ri)persa Cultura ci darà modo di rialzare Sguardo Intellettuali, tornate ad indicarci la strada Ulivieri: tre *** e 1/2 per L’ultimo terrestre
settembre 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
L’illegalità è solo la punta dell’iceberg di un Paese ripiegato su se stesso, anzi, sui tanti ”loro stessi” che (non) lo (ri)compongono – più – in disperata lotta tra loro per un (misero) strapuntino. Perché quando si perde la Ragione (di vivere), si “abbassa” (appunto; in tutti i sensi) lo Sguardo. “Fra trent’anni l’Italia sarà come l’avrà fatta la televisione”, disse Flaiano. Il piccolo schermo - e la svolta personalistica determinata, su tutto, dall’introduzione dei retroscena nel “racconto” della politica dei giornali (a proposito, quando torniamo ai – soli - contenuti?); accompagnata (o tradotta in effetti) dall’accettazione di buon grado da parte della politica stessa che comincia – vanitosamente, e poi (quindi) lasciandosi corrompere (in tutti i sensi) - a “guardarsi allo specchio”, smettendo di pensare. Il tutto ”consentito” e ”suggerito” anche dal raggiunto benessere comune nel quale ci siamo illusi di “avercela fatta” (per sempre), come accade a (quasi) tutte le nazioni, nella Storia, che raggiungono, appunto, lo stesso livello di “soddisfazione”. Chiudendo (così, ma non necessariamente: si tratta invece di perseguire un “progresso stabile e duraturo”) un ciclo – la televisione, dicevamo, ci induce (oggi come mai, ma progressivamente) ad un estetismo di superficie che ci ha, alla “fine” (?), limitati, privandoci della capacità di distinguere il vero e il falso, e di (ri)conoscere la Bellezza; facendoci (anche per questo) subire passivamente (senza renderci conto che stesse verificandosi) il nostro (ulteriore, e sempre più – o, meglio, meno – “politico”) declino. La chiave per uscirne è “mostrare” agli italiani non più la loro immagine riflessa – dalla quale “finiscono” per lasciarsi ipnotizzare – ma cosa c’è al di là dello specchio, ovvero cosa c’è dentro (di loro). Il cinema è diverso da (questa) televisione nella misura in cui una cronaca giornalistica è diversa dalla letteratura: la cronaca (e la televisione) “fotografa” (ma senza la complessità e le sfumature di una – vera – fotografia) la realtà (? Sia pure portandone alla luce, ma sempre limitandosi a rappresentarne il “riflesso”, gli aspetti reconditi); il cinema e la letteratura, invece, la ”indagano” (ma – nelle loro “forme” più alte – senza didascalizzare, entusiasmandoci – piuttosto - a (ri)pensar-la), suggerendo come le cose (non potrebbero essere bensì) siamo nella condizione di (ri)costruirle noi (a partire da ciò che – guardando le immagini sul – Grande – schermo – “proviamo”, e da cui siamo – finalmente! – (s)mossi). Non è un caso che – qualunque sia il giudizio di merito che se ne dà - le nostre presentazioni più “lunghe” coincidano con l’uscita della domenica sul cinema. Perché è il cinema (e in generale la Cultura) che “fa” (o potrebbe fare) la Politica. E, possibilmente, non (più) viceversa. (Ed) è (appunto) il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it e de Gli Spietati, e del nostro professore. Che ci racconta, ora, L’ultimo terrestre. di FABRIZIO ULIVIERI
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***Il lupo perde il pelo…***
E (RI)PARTE IL “BUSINESS” DELLE CITTA’ METROPOLITANE
di FRANCO MONTORRO
settembre 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Abolite (?) le Province, restava il problema di piazzare le clientele (quelle rimaste a spasso) e di restituire ai cacicchi locali la loro libertà di “manovra” (…). Così titubante di fronte alla necessità (impellente!) di assumere decisioni per (ri)generare crescita, la “nostra” (?) “politica” (?) politicante autoreferenziale di oggi non ha avuto esitazioni nel dare “risposte” ai propri ”esponenti” (?) locali preoccupati: ed ecco che delle 15 città metropolitane previste dal piano (di cui 10 istituite per legge, 5 su proposta di regioni a statuto speciale e di province autonome – ?), 3 saranno nella sola Sicilia (che già vanta il record della Regione più “sprecona” – e (cioè) costosa – del mondo!), 2 si sovrappongono alle (sopravviventi) province di Trento e Bolzano. Il tutto in spregio ad ogni logica complessiva di (ri)organizzazione dei nostri enti territoriali. Mentre l’Italia cola a picco, e i nostri “rappresentanti” (?) non hanno ancora nemmeno capito in che direzione (si tratta di) andare. di FRANCO MONTORRO Read more
Questione di linguaggio. Pd, basta retorica: ecco la realtà Montorro
settembre 8, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
E’ retorica retrodatare di (solo) ”lavoro” in un mondo il cui futuro (altrove già “presente”) ha come proprie parole-chiave conoscenza – cultura – e creatività. E’ retorica difendere “gli insegnanti (e i ricercatori)” quando ciò di cui ha bisogno l’Italia è di sfidare (anche) loro, rifacendo della scuola (e della ricerca) il motore propulsivo della costruzione del domani. E’ retorica “difendere” (tout court), quando oggi difesa significa perdita progressiva di posizioni, se non cadere a picco, tutti insieme. E’ retorica vaneggiare di frontiere aperte, in un mondo ancora attraversato da squilibri e per un’Italia che oggi ha piuttosto da pensare a rimettere in piedi se stessa, smettendo di essere la palla al piede dell’Europa (e dell’Occidente intero). E’ retorica, insomma, la sinistra (così come lo è la destra). Camicie di forza “ideologiche” (? Magari!) che impongono di (non) vedere le cose (in un certo modo). Pacchetti all-inclusive che male si adattano alle esigenze della Storia (che non si è – sarebbe, in presenza della Politica – fermata al ’900). Pensieri (?) (di altri) messi in bocca ad una nuova generazione che così non ha più la capacità di “leggere” (e scrivere) il (suo) Tempo. L’Italia oggi ha bisogno di verità, di (ideale, in tutti i sensi) pragma- tismo, di soluzioni insieme alte e concrete. Ma prima bisogna smettere di giocare a fare il verso ai compa- gni del secolo scorso. di FRANCO MONTORRO Read more
Azzarà: rapito il 14/8. Ma la stampa continua a non parlarne F. Laratta
settembre 7, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
E’ un nostro connazionale, 34 anni. Operatore di pace. Attivo in un ospedale pediatrico. Per casi esattamente come il suo in passato la mobilitazione – di “tutti”! – è stata intensa e decisiva. Oggi - a cominciare da noi - lo st(i)a(va)mo dimenticando. Perché? La risposta viene forse da uno scenario completamente diverso, quello della Mostra del Cinema di Venezia. Dove Ermanno Olmi ha presentato ieri il film del suo (momentaneo) “ritorno”. Un film sulla (mancanza di) autenticità. Quella “tentazione” di guardarci (solo) allo specchio e di non dirci/ dire la verità e di costruire un mondo (e “persone”) di cartapesta, per cui i nervi, la “pelle”, le emozioni vengono soffocati sotto il “cartone” e non siamo più in grado di “comunicare”. La comunicazione (almeno quella tra Persone) è verità; il resto è truffa, inganno, illusione. Così non sappiamo più distinguere tra il vero e il falso, e “sentire” (e coltivare) la nostra “verità” interiore. E quando ad una stampa omologata in (e anzi co-fautrice di) una società di questo tipo si presenta un caso, “come gli altri”, di un italiano rapito in un Paese in cui si praticano l’orrore e la morte, in un momento nel quale il circo mediatico è già “appagato”, ecco che si rivela la (possibile) strumentalità dell’attenzione avuta negli altri casi e si finisce, in ogni modo, per dimenticarlo. Ma Azzarà, intanto, è in quelle mani. E la sua vita non può aspettare. L’appello del deputato del Pd che prova a “scuotere” (mai impresa è stata più grande) la nostra politica politicante di oggi. Se non riuscite a “darci” altro, almeno fatelo (per lui). di FRANCO LARATTA* Read more
Sciopero, nella crisi, è modalità sbagliata Ma soprattutto la protesta è fuori centro In “gioco”(?), ora, non c’è (“solo”) equità In “gioco” ora c’è tenuta stessa dell’Italia Se falliamo non ce ne sarà per nessuno Ma pagherà di più chi è già “senza rete” Politica intervenga nel ri-costruire futuro O tra qualche tempo avremo perso ‘tutto’
settembre 6, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
La Cgil compie una scelta egoistica e, ad un tempo, autolesionistica. Perché l’”egoismo”, immediato, apparente, di difendere la propria “classe” (? “Forse” (?) il problema sta proprio in questa concezione di una società, ma novecentesca!, divisa per compartimenti stagni) di “riferimento” (?) si traduce nell’autogol di contribuire a determinare le condizioni per cui quella stessa parte di nostri connazionali, in seguito all’eventuale (?) default del Paese (che una giornata di sciopero in tempi di crescita zero, perlomeno, non allontana), paghi – insieme a tutte le altre, ma – il prezzo più alto. Ma la Cgil non è la sola a prendere un abbaglio. Stiamo prendendo un abbaglio (anche) “tutti” “noi”, che non ci siamo ancora accorti di essere ad un passo dal baratro, la caduta nel quale comporterebbe una “vita” durissima, appunto, per tutti. Basti ricordare, “simbolicamente” (?), le immagini dei nostri fratelli argentini accalcati, disperati, davanti agli sportelli delle banche chiuse per il blocco dei conti correnti sottoposti al controllo, e nella disponibilità, del governo costretto a pagare il debito. Insomma, non è un passaggio all’acqua di rose, o che non ci riguarderebbe. L’economia non è tutto, ma in una società – e in un sistema politico – strettamente legata al suo funzionamento il fallimento di un Paese è “senz’altro” una “tragedia”. Per questo è ancora più grave il disorientamento di una politica che, di fronte alla difficoltà più grande, mostra tutta la propria inconsistenza, la propria incapacità. Una politica mediatica e illusionistica (e non vale solo per Berlusconi), priva di contenuti ma perché “nata” per funzionare in televisione, e non per fare (per essere) Politica. Una politica che non solo non vuole, ma nemmeno saprebbe – sa – cosa fare. il Politico.it avanza da mesi proposte su dove andare e come fare. Il modo in cui agire, anche, è cercare di non ragionare nella logica della (sola) emergenza e di tendere sin da ora a fare scelte funzionali alla costruzione del futuro così come lo vogliamo (e lo “dobbiamo”) costruire, e non per come la paura ci porterebbe a (non) immaginarlo. Il che non vuol dire non prendere misure forti e subito, ma esattamente il contrario. Il buonsenso è opensource: prendete questi provvedimenti, oppure andatevene. Subito. Read more
***L’ora di ribellarci***
MA NON E’ CHE A NOI “GIOVANI” (?) VA BENE COSI’(?)
di MARIANNA BARTOLAZZI
settembre 5, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Non è che nemmeno noi crediamo nella nostra, possibile - necessaria – “diversità”? Non è che, in fondo, ci siamo lasciati (anche noi) corrompere da questi signori – che poi sono i nostri padri – e ora facciamo un po’ (poco) di rumore solo per lasciarci cooptare indisturbati “domani”? Il giornale della politica italiana no, è il giornale dei giovani che rompono (gli schemi). Possiamo guardare molto più in là, e molto più in alto, e non abbiamo nessuna intenzione di partecipare ai bagordi e di lasciarci cadere addormentati, ubriachi, affianco ai “nostri” (?) “padri” (?) degeneri mentre la (nostra!) casa crolla. Marianna Bartolazzi prova a ricordare che, presto, li potremo “cacciare”. Ma dobbiamo muoverci. Ora. di MARIANNA BARTOLAZZI Read more
Ogni settimana al cinema con il Politico.it 30% dei nostri giovani non studia-lavora Ma ‘abbiam bisogno di più lavoratori’ (?) Persone migranti risorsa umana-culturale (Ma sviluppo renda immigrazione scelta) Ma (è) ora Italia rimetta in piedi se stessa Smettendo di essere una “palla al piede” Poi darà corso a vocazione mondialista Ulivieri: “Cose dell’altro mondo, tre stelle”
settembre 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Certo che è strana la “politica” (?) “italiana” (?) (autoreferenziale di oggi). Piange la disoccupazione giovanile. Cioè molti di noi sono senza lavoro. Ma – oltre a continuare a non muovere un dito per generare crescita, e con essa nuovi posti – sostiene non abbiamo abbastanza manodopera per mandare avanti la nostra economia (!). E che abbiamo perciò bisogno di (altre) persone che occupino posti di lavoro che evidentemente, quindi, (anche) ci sono. Se in questo stesso momento un alieno atterrasse, e avesse la sventura di farlo proprio a Roma negli anni di questa nostra politica politicante abile solo a trovare una buona motivazione per non ridursi gli stipendi e perpetuare il proprio potere fine a se stesso, si domanderebbe – come minimo – se gli sia sfuggito qualcosa. “Ma – è la vulgata – gli italiani non vogliono più fare certi mestieri”. Ma il compito di far incontrare la domanda e l’offerta, dando alle aziende la possibilità di crescere, e ai nostri connazionali di costruirsi un futuro, di chi è, se non della Politica? Quindi la vera domanda è: perché la Politica invece di commentare quello che accade come se si trovasse seduta in tribuna (o al bar), non assolve alla propria (unica, in tutti i sensi) funzione? Come? L’Italia ha bisogno di compiere un completo ribaltamento di prospettiva che faccia dell’innovazione la nostra stella polare. E questo, da un lato, comporta ricostruire il nostro sistema scolastico-universitario-formativo affinché – (re)integrato con il comparto (direttamente) produttivo – diventi il motore dello sviluppo offrendo ai nostri giovani la miglior preparazione (a tuttotondo) al mondo. E “così” (in altre occasioni abbiamo specificato questo passaggio, e torneremo a farlo, “perfezionando”), attraverso la crescita, aumenteranno le opportunità di lavoro intellettuale. Ma, dall’altro lato, questo significa anche un ”aggiornamento” della nostra cultura sociale e del lavoro per cui, mentre ci si assicura che tutti, e sempre di più, e per tutta la vita, abbiano la possibilità di accedere ai migliori strumenti culturali – e dunque alla propria “liberazione” - nello stesso momento si cambia concezione (e la Politica ha gli strumenti per farla cambiare!): non conta “più” (solo), per il valore e il prestigio personale, fare un lavoro (oggi considerato) “importante”, e magari ben remunerato. Bensì tutti i lavori hanno la stessa dignità – perché sono, ciascuno per il suo ruolo, essenziali per rifare grande il nostro Paese – e le persone non vengono “giudicate” più (per questo, bensì) per la loro dignità e per la loro saggezza. Questo ci consentirà, progressivamente, di tornare a fare (meglio) tutti i mestieri. Di (cominciare a) “risolvere” (così) il problema della disoccupazione (giovanile). Di capillarizzare, nella società, nei servizi, nei mestieri, nella produzione artigianale e – in “seguito” – artistica e culturale, il nostro possibile, nuovo Rinascimento (attraverso un “capitale umano” che compia il proprio incomparabile potenziale). E attraverso la (piena) liberalizzazione dei nostri circuiti produttivi (di cui abbattere le pareti che li separano l’uno dall’altro, sia sul piano della circolazione delle risorse umane sia sul piano della interazione e della “contaminazione” tra loro), e grazie ad un (ulteriore) cambiamento culturale per cui – finita l’era del posto fisso per tutta la vita – non ci appaia (e smettiamo di farlo ”pensare” loro) più un delitto se un giovane sperimenta, intraprende, cambia, perde un lavoro, fino a trovare il “filo” del proprio percorso – attraverso tutto questo, dicevamo, favorendo la libera iniziativa, la liberazione della creatività (anche attraverso una riforma del mercato del lavoro “congiunta” a quel passaggio per la crescita a cui abbiamo accennato sopra, e che abbiamo anche specificato in molte occasioni. Con, su questo, qualche dubbio in più), l’Italia può tornare ad essere un crogiuolo di vitalismo e produttività (in senso ampio, e alto). E riconquistare la propria grandezza (anche) economica. Gli immigrati? In questa prospettiva se “sparissero”, come nel film di Patierno di cui stiamo per leggere, il sistema-Italia non ne riceverebbe uno scossone. Ma questo non significa chiudere (o meglio sbattere) le porte. Significa, invece, come il giornale della politica italiana ha scritto qualche settimana fa, governare i flussi di immigrazione (e di migrazione in generale) in funzione di un piano di sviluppo comune – ad esempio – con la Libia e, attraverso di essa, con l’Africa profonda (alla condizione imprescindibile della democrazia), facendo sì che l’(im)migrazione (ma anche dall’Italia alla Libia!) contribuisca a condurre in porto questo piano di sviluppo comune, smettendo di rappresentare l’effetto di uno sradicamento obbligato di chi lascia la propria Terra perché, anche a causa della scarsa lungimiranza della nostra politica politicante di oggi (che non coglie l’occasione per far crescere il nostro Mezzogiorno, e con esso per contribuire a cambiare la Storia del mondo – anche – uscendo dal pantano insieme all’Africa), là la vita (o sarebbe meglio dire la sopravvivenza) ha smesso di essere sostenibile. Cose dell’altro mondo, appunto. Di cui ci racconta, ora, Fabrizio Ulivieri. Read more


Guardate la bellezza di questo dipinto di Gerolamo Induno (La visita di Garibaldi a Vittorio Emanuele II, 1879, olio su tela
Milano, Museo del Risorgimento): due dei nostri padri, "ormai" in età senile, in abiti borghesi Vittorio Emanuele (e si trattava, non dimentichiamolo, del - l'allora - re d'Italia!), nel mantello di una vita (votata, sempre, alla causa dei popoli) l'Eroe dei due mondi, si incontrano, un pomeriggio tranquillo, al Quirinale, nella sobrietà e nell'asciuttezza di chi non ha avuto (sentito!) altro scopo, nella propria vita, che compiere il proprio dovere e lo ha fatto, facendo l'Italia