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S&P DECLASSA L’ITALIA: DOVE SONO FINITI I GRANDI DEMOCRATICI E I GRANDI LIBERALI DEL PDL? di MASSIMO DONADI*

settembre 20, 2011 di Redazione 

Cala la scure di Standard & Poor’s sulla malandata economia del Bel Paese. Per molti era solo questione di tempo, ed infatti ecco che l’agenzia di rating americana presenta il conto: «le prospettive di crescita dell’economia si sono deteriorate» ed il governo Berlusconi «non sembra in grado di dare risposte efficaci». La replica del Cavaliere non tarda: «Le valutazioni di Standard & Poor’s sembrano dettate più dai retroscena dei quotidiani che dalla realtà delle cose e appaiono viziate da considerazioni politiche. Vale la pena di ricordare che l’Italia ha varato interventi che puntano al pareggio di bilancio nel 2013 e il governo sta predisponendo misure a favore della crescita, i cui frutti si vedranno nel breve-medio periodo». Si attende dunque la vendemmia in un autunno inoltrato, per quanto molto “caldo”? Si vedrà. Intanto ad alzare i toni (e temperature) del contenzioso ci pensa Emma Marcegaglia,  che al taglio del rating all’Italia reagisce ferina: «L’Italia è un paese serio e siamo stufi di essere lo zimbello internazionale». Confindustria chiede ormai con regolarità quotidiana al governo le riforme che consentano al Paese di evitare il baratro. E questo sembra non riuscire a rispondere. Non a Confidustria. Non al Paese.

Nella foto, Emma Marcegaglia e Silvio Berlusconi

di Massimo DONADI*

 

Declassati. Parola di Standard and Poor’s. Angela Merkel avverte: “se cade l’euro, crolla l’Europa”. Confindustria lo dice chiaro e tondo: questo governo non è più credibile.

Da mesi, gli esperti, gli osservatori internazionali e gli economisti lo ripetono come un mantra: così non si può andare avanti, serve una svolta per ridare credibilità all’Italia e farla ripartire.

Il problema è che ogni giorno in più di sopravvivenza di questo governo ormai agonizzante sta costando all’Italia un prezzo altissimo. Ogni giorno che passa Berlusconi al governo è un giorno di pena in più per il nostro debito pubblico, perché la scarsa affidabilità del governo si traduce in un aumento di interessi del debito pubblico che gli italiani dovranno pagare.

Non ci sono più parole per commentare la situazione assurda ed insieme drammatica che stiamo vivendo. Silvio Berlusconi tiene in ostaggio un Paese intero, solo allo scopo di continuare a farsi gli affari propri, ovvero, provare a fermare i processi che lo riguardano o le sentenze che stanno per piombargli addosso. Non c’è nessun senso della misura, della dignità. Non c’è la minima traccia di quel senso dello Stato e di rispetto delle istituzioni che chi governa dovrebbe avere come faro guida per fare il bene del Paese.

Ma dove sono i grandi democratici e i grandi liberali che stanno nel Popolo delle Libertà? Che fine hanno fatto? Tutti conigli nascosti sotto le gonne del padrone?

Il governo si deve dimettere perché sta portando il Paese sul baratro di una crisi drammatica e il caso Milanese, sul quale il Parlamento si pronuncerà giovedì, aggiunge squallore a un governo incapace di affrontare la situazione.

 

MASSIMO DONADI*

*capogruppo alla Camera per l’Italia dei Valori


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