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Ma non son cittadini che devon guidarci Leadership d’una nazione è della Politica E la Politica è fatta – solo – dagli Uomini Che hanno responsabilità indicare strada Noi lo facciamo (da) prima/ meglio di tutti Ulivieri: Cine americano aiuta democrazia

settembre 18, 2011 di Redazione 

Ma il leader non è (mai) l’egoico (che è il contrario di eroico) che punta a sopraffare (più o meno candidamente) i propri simili, ma la guida – da qualunque “posizione” nella società eserciti questo suo respiro! – che muove collettivamente un popolo verso il “destino comune” (anche a “costo” di “rinunciare” a qualcosa per sé!). Il cinema americano ci racconta, a più riprese, una società Usa in cui il patriottismo indicato da Enrico Procopio come leva per recuperare – almeno! – la responsabilità (collettiva), è elemento fondante di un vivere insieme che si declina nella lealtà nei confronti della nazione e nell’impegno – condiviso – per la (costante, nuova) affermazione della Democrazia. Una democrazia, d’altra parte, dei (plus)valori più che della Cultura. E così, se la “lezione” - ad esempio - di Soderbergh ci conferma che il cinema, come la televisione, come in generale l’intera produzione culturale, possono appresentare (anche) uno strumento utile ad instillare (o, ancora, a liberare) in un popolo valori come l’onestà, la responsabilità, la Cultura (stessa) – avviando così una vera e propria rivoluzione culturale – il divario tra la rappresentazione e la realtà di una democrazia americana – come abbiamo visto – manipolata dal sistema economico – per cui, ad esempio, tutti hanno -effettivamente- le stesse possibilità di farcela, ma se non ce la fai per la società cessi di esistere – ci suggerisce che la nostra strada non può che essere quella di un respiro (appunto) maggiore. Una società che ”scelga” la Cultura come proprio ossigeno, e – attraverso la propria liberazione - possa conoscere quel nuovo Rinascimento che rifarà dell’Italia, nel Tempo, la culla della civiltà. Ulivieri ora, titolare della rubrica di cinema più influente (ma sulla realtà!) con il nostro Attilio Palmieri, ci racconta, appunto, Contagion. di FABRIZIO ULIVIERI

Nella foto, Marion Cotillard, co-protagonista di Contagion

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Contagion

REGIA: Steven Soderbergh

ATTORI: Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Marion Cotillard, Kate Winslet, Jude Law

GENERE: Thriller

DURATA: 105 min.

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di FABRIZIO ULIVIERI

Giorno 1: Un tizio che si chiama John Mill chiama Beth che è all´aeroporto di Hong Kong per rassicurarsi che lei stia bene. Avevano avuto sesso in hotel. Era stato bello per entrambi (poi scopriremo che Beth aveva tradito Thomas Emhof, suo marito). E´ a Hong Kong che comincia il contagio. E´ Beth che è il primo contagio (il finale – bello – ci svelerà come)

Giorno 2: un morto a Tokyo

Giorno 3: Atlanta USA, centro per il controllo delle malattie infettive, si incomincia ad avvertire il problema

Giorno 4: nella famiglia Emhof, Beth si ammala improvvisamente e anche il figlio Clark si ammala. Muoiono rapidamente. L´infezione è fulminante. Non si capisce quale sia la causa della morte: forse meningite o forse encefalite…

Giorno 5: Ginevra – Organizzazione mondiale della Sanità – si comincia a fare i conti con l´epidemia. In Cina scoppia l´epidemia ed anche a Chicago diventa virulenta. Muore la gente a grappoli.

Giorno 6: tutti al lavoro per riuscire a capirci qualcosa in quell´epidemia che è inafferrabile. Che scatena l´influenza? Si trasmette per via aerea o per fomito? Si devono chiudere le scuole? Ogni persona che si ammala quante ne può infettare?…i giorni passano e la storia si fa sempre più maledettamente intricata…entra in ballo anche la CIA: si ipotizza un attacco batteriologico…infine si decide di seguire la pista Beth: lei potrebbe essere il caso zero. Si cercano tutte le persone che sono state in contatto con lei…si interroga il marito, Thomas, che è (tradito ma) immune al virus…il film parte e la catastrofe dilaga…

E´ un film sulla discesa all´inferno nella catastrofe e della risalita verso il Bene (risalita che si fonda sempre sul senso di democrazia del popolo per eccellenza: il Popolo Americano). E´ il film sul senso innato della democrazia del cittadino americano, che anche in un´epidemia pandemica sa che il rispetto delle regole democratiche e l´abnegazione per il bene della propria società è il coibente per la vittoria sul Male, qualunque faccia esso abbia: un virus, AL-Qaeda, la recessione o il capitalismo malvagio, o la politica corrotta…chi rispetta le regole (il buono) vince sempre sul Male.

Il concetto sarà pure semplicistico, ma è un concetto che talora produce bei film. E questo è davvero un bel film. Un bel film americano, di quelli che ti aspetti di vedere quando vai al cinema: grande spessore, grande ritmo, profondo respiro, attori dalla recitazione stellare.

Uno di quei film che ti rimette in pace con le ragioni del cinema.

Voto: quattro stelle.

FABRIZIO ULIVIERI

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