Top

Tocca (subito!) a noi. Patriottismo necessario a tornare grandi E. P.

settembre 16, 2011 di Redazione 

Il patriottismo di (ri)vedere (espres- so) il potenziale (economico, culturale) senza eguali della penisola che ha scritto la Storia dell’umanità, e che per la sua (stessa) Storia, per la sua posizione geografica, per le sue straordinarie risorse umane può tornare (“presto”!) al centro del mondo. Il patriottismo che ci (ri)consegna, da subito, la capacità di (queste) “più vaste (e, ora, collettive) intenzioni”, per superare miserie ed egoismi – che ci hanno (invece) portato alla condizione attuale. Il patriottismo di sognare un Paese che conosce un nuovo Rinascimento, artistico, filosofico, economico, tornando ad essere la culla della civiltà. Il patriottismo di sognare di (ri)vedere l’Italia alla guida del mondo, non in senso vetero-imperialista, ma con la forza della sua Cultura, della sua lungimiranza, della sua leadership Politico-diplomatica, per puntare, un giorno, al “mondo unica nazione”. Un patriottismo che, per questo, sia da subito incardinato nello sbocco europeista: immaginate un’Italia che si rialza, torna grande e, idealmente, alla “testa” dell’Europa: e proprio nel punto più alto della sua parabola, con gli altri Paesi ad osservarla (da lontano), si rende disponibile a cedere “seduta stante” la propria sovranità ad un presidente dell’Europa eletto direttamente dai cittadini, con il suo governo e il Parlamento (europeo), se ”tutti” i nostri fratelli europei (ispirati dalla generosità italiana) saranno disposti (in quello stesso momento!) a fare altrettanto. Il 19enne Procopio giganteggia, ancora una volta, mostrandoci la via per uscire dal tunnel. E chiamando, a questo scopo, i propri coetanei alla necessaria assunzione di responsabilità. di ENRICO PROCOPIO

Nella foto, Enrico Procopio

-

di ENRICO PROCOPIO

Chiunque abbia almeno un minimo di interesse nei videogiochi ricorderà Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty, uscito circa dieci anni fa. La trama incredibilmente complicata, prolissa, ma non per questo poco affascinante non può che restare impressa nella mente di coloro i quali l’abbiano giocato. Ad un certo punto del gioco – parliamo di un titolo appartenente al genere stealth: missioni di infiltrazione, di stampo militare – il quartier generale comincia a mandare messaggi strani. Se fino a pochi minuti prima ricevevamo sempre comunicazioni comunque incoraggianti, dettagli sulla missione, se ci eravamo sempre sentiti “guidati”… Beh, a tre quarti del gioco questo non accade più.

Perché il Colonnello comincia a intimarti di spegnere la console. La missione è finita, è stata un completo fallimento, è ora di tornare a casa. Sullo schermo compare la schermata di Game Over, che normalmente recita Mission Failed, con un’inversione: ora è Fission Mailed, e compare anche se stai vincendo, anche se a fatica, anche se non sai esattamente cosa stia succedendo.

Questo è il nostro paese, ma è anche la sinistra tutta, e il centrodestra, e il governo: questi siamo noi, la nostra condizione attuale è quella di cui sopra.

Fission Mailed: niente ha più senso, neppure il fallimento è chiaro.

L’Italia sta letteralmente crollando a pezzi, da più parti: se guardiamo il lato economico, il rischio default è dietro l’angolo, perché si potevano fare cose e non sono state fatte. Si poteva fare una seria politica di liberalizzazioni, si poteva lottare seriamente contro l’evasione fiscale, si poteva recuperare fiducia attraverso l’ottimizzazione dei costi della politica. Si poteva, e non è stato fatto.

Si poteva finalmente tornare a essere contenti ed orgogliosi del nostro Paese. Convinti che, nonostante i tempi duri che ci attendono, fosse ancora possibile recuperare (o meglio “scoprire”?) quel sentimento patriottico che, ora più che mai, ci appare così lontano.

Eppure non possiamo, nel 2011, non (provare ad) essere patriottici: mai come oggi è necessario un’enorme dose di patriottismo “ragionato”, libero e liberale, scevro dalla vuota retorica della propaganda delle forze politiche di stampo conservatore. Un patriottismo che non sia una semplice rivendicazione di “identità” (la deriva fascistoide della Lega Nord è proprio quella: un patriottismo inesistente per veicolare un messaggio razzista), ma un mezzo necessario a portare una rivoluzione fatta di normalità, di sogni “educati”, di ricostruzione non solo di un sentimento popolare, ma dell’Italia in tutti i suoi aspetti.

Se non si ama l’Italia non è possibile cambiarla, non è possibile renderla un posto migliore: se non si ama l’Italia non si andrà da nessuna parte. Rimarremo un Paese stanco, vecchio, conservatore, incapace di provare empatia con i propri cittadini: il nostro patriottismo dovrà essere nazionale ed europeo.

Ma, soprattutto, essere patriottici significa avere l’impeto di migliorare le cose, e quest’impeto si estende a tutti i livelli.

Questo è, oggi, il rinnovato compito delle generazioni che verranno: questo è il compito dei ventenni, che devono iniziare a decidere cosa fare da grandi. Perché non può più essere la generazione dei nostri padri – quella che ci ha condotto al fallimento, e ad un probabile futuro default dell’Italia – a prendere decisioni che interessano tutti.

Saremo la generazione della Crisi, quelli dal futuro peggiore del presente, eppure ce la faremo.

Faremo le cose giuste, e se non ce la faremo, sbaglieremo. Ma saremo noi a sbagliare: non i nostri genitori, non i nostri nonni.

Si comincia a costruire non da zero: si costruisce su delle macerie, sulle miserie degli ultimi vent’anni, sugli errori, le fatiche, le speranze, sulla gente che soffre, sulla gente che si impoverisce.

Si dovrà spegnere la console, e cominciare un nuovo file. Ma stia lì, il vecchio salvataggio, come monito di ciò che non dobbiamo più ripetere. Non possiamo più permetterci una destra amorale e una sinistra conservatrice.

Non possiamo più permetterci l’Italia del 2011, l’Italia del Nord e del Sud come entità diverse e antitetiche (mai complementari, soprattutto), o l’Italia dell’ignoranza in materia di Europa, e della sfiducia nella politica.

Il futuro è sempre stato qui: basterebbe prenderselo.

ENRICO PROCOPIO

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom