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Ogni settimana al cinema con il Politico.it L’Italia oggi punta (‘solo’) a sopravvivere Guardando(si al)lo specchio si è (ri)persa Cultura ci darà modo di rialzare Sguardo Intellettuali, tornate ad indicarci la strada Ulivieri: tre *** e 1/2 per L’ultimo terrestre

settembre 11, 2011 di Redazione 

L’illegalità è solo la punta dell’iceberg di un Paese ripiegato su se stesso, anzi, sui tanti ”loro stessi” che (non) lo (ri)compongono – più – in disperata lotta tra loro per un (misero) strapuntino. Perché quando si perde la Ragione (di vivere), si “abbassa” (appunto; in tutti i sensi) lo Sguardo. “Fra trent’anni l’Italia sarà come l’avrà fatta la televisione”, disse Flaiano. Il piccolo schermo - e la svolta personalistica determinata, su tutto, dall’introduzione dei retroscena nel “racconto” della politica dei giornali (a proposito, quando torniamo ai – soli - contenuti?); accompagnata (o tradotta in effetti) dall’accettazione di buon grado da parte della politica stessa che comincia – vanitosamente, e poi (quindi) lasciandosi corrompere (in tutti i sensi) - a “guardarsi allo specchio”, smettendo di pensare. Il tutto ”consentito” e ”suggerito” anche dal raggiunto benessere comune nel quale ci siamo illusi di “avercela fatta” (per sempre), come accade a (quasi) tutte le nazioni, nella Storia, che raggiungono, appunto, lo stesso livello di “soddisfazione”. Chiudendo (così, ma non necessariamente: si tratta invece di perseguire un “progresso stabile e duraturo”) un ciclo – la televisione, dicevamo, ci induce (oggi come mai, ma progressivamente) ad un estetismo di superficie che ci ha, alla “fine” (?), limitati, privandoci della capacità di distinguere il vero e il falso, e di (ri)conoscere la Bellezza; facendoci (anche per questo) subire passivamente (senza renderci conto che stesse verificandosi) il nostro (ulteriore, e sempre più – o, meglio, meno – “politico”) declino. La chiave per uscirne è “mostrare” agli italiani non più la loro immagine riflessa – dalla quale “finiscono” per lasciarsi ipnotizzare – ma cosa c’è al di là dello specchio, ovvero cosa c’è dentro (di loro). Il cinema è diverso da (questa) televisione nella misura in cui una cronaca giornalistica è diversa dalla letteratura: la cronaca (e la televisione) “fotografa” (ma senza la complessità e le sfumature di una – vera – fotografia) la realtà (? Sia pure portandone alla luce, ma sempre limitandosi a rappresentarne il “riflesso”, gli aspetti reconditi); il cinema e la letteratura, invece, la ”indagano” (ma – nelle loro “forme” più alte – senza didascalizzare, entusiasmandoci – piuttosto - a (ri)pensar-la), suggerendo come le cose (non potrebbero essere bensì) siamo nella condizione di (ri)costruirle noi (a partire da ciò che – guardando le immagini sul – Grande – schermo – “proviamo”, e da cui siamo – finalmente! – (s)mossi). Non è un caso che – qualunque sia il giudizio di merito che se ne dà - le nostre presentazioni più “lunghe” coincidano con l’uscita della domenica sul cinema. Perché è il cinema (e in generale la Cultura) che “fa” (o potrebbe fare) la Politica. E, possibilmente, non (più) viceversa. (Ed) è (appunto) il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it e de Gli Spietati, e del nostro professore. Che ci racconta, ora, L’ultimo terrestredi FABRIZIO ULIVIERI
 

L’ultimo terrestre

REGIA: Gianni Pacinotti

ATTORI: Gabriele Spinelli, Anna Bellato, Teco Celio, Stefano Scherini, Roberto Herlitzka

GENERE: Fantascienza

DURATA: 100 min.

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di FABRIZIO ULIVIERI

Il film comincia con l’etere. L’etere della radio dove c’è una linea diretta con gli spettatori. Gli alieni stanno per arrivare. Che succederà?

C’è padre Daniel che ha chiamato la radio e si interroga sulle ragioni dell’anima non ritenendo degna di nota la venuta degli extraterrestri. Poi chiama David, uno di Cesena che c’ha una squadra di calcio e aspetta gli extraterrestri per farli giocare nei vivai e tesserarli…beh questa è pressappoco la nostra Italia in attesa dell’arrivo degli extraterrestri: vacua e disinteressata a tutto eccetto che al proprio io.

Poi c’è Luca che nonostante l’arrivo degli alieni va a puttana: pardon! con una donna professionale, come si definisce l’operatrice sessuale che presta opera a pagamento in un negozio che vende mobili all’ingrosso e che di conseguenza sceglie il letto pertinente alla professione del cliente. Luca è cameriere che lavora al locale del Bingo e dunque gli tocca il letto “cameriere”.

Di notte poi quando Luca torna a casa spia la vicina di casa, Anna, che definisce una gran puttana ma di cui è profondamente innamorato e geloso.

Un lavoro di merda quello di Luca. Una vita di merda la sua. Incubi notturni: gli alieni. Una vita che sembra senza sbocco.

E’ un uomo solo e senza amici. L’unico suo amico è Roberta, una trans che batte a Tirrenia, con la quale parla e si confida. Un altro con cui parla è il padre, che vive solo in campagna vicino a Pontedera, in un casolare vecchio e scalcinato.

Luca nella sua solitudine è un mostro. Lo capisce quando glielo sputa in faccia Anna, la vicina di casa di cui è innamorato, perché lui ha buttato nel cassonetto della spazzatura un gatto morto che aveva trovato per strada e che era della sua vicina….

Poi finalmente arrivano dalle profondità dello spazio gli alieni…e il mondo andrà incontro ad un cambiamento? I malvagi verranno puniti ed i buoni verranno liberati dai malvagi?

Un film surreale. Alla Sorrentino. Non facile da digerire all’inizio. Duro e tuttavia fascinoso, con una fissità insistita che però attira e non annoia. Una lentezza piacevole.

E’ sicuramente una parodia dell’attuale Italia cialtrona, becera, fatta di mazzettari, maghi, venditori d’assalto, maneggioni ed intermediari. Un’Italia squallida, dove lavorare onestamente è brutto e truffare è bello.

Pacinotti ha un modo di fare cinema in Italia nuovo, con materiale ordinario tirato al massimo, fino al limite dello straordinario.

Voto: tre stelle e mezzo.

FABRIZIO ULIVIERI

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