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Sciopero, nella crisi, è modalità sbagliata Ma soprattutto la protesta è fuori centro In “gioco”(?), ora, non c’è (“solo”) equità In “gioco” ora c’è tenuta stessa dell’Italia Se falliamo non ce ne sarà per nessuno Ma pagherà di più chi è già “senza rete” Politica intervenga nel ri-costruire futuro O tra qualche tempo avremo perso ‘tutto’

settembre 6, 2011 di Redazione 

La Cgil compie una scelta egoistica e, ad un tempo, autolesionistica. Perché l’”egoismo”, immediato, apparente, di difendere la propria “classe” (? “Forse” (?) il problema sta proprio in questa concezione di una società, ma novecentesca!, divisa per compartimenti stagni) di “riferimento” (?) si traduce nell’autogol di contribuire a determinare le condizioni per cui quella stessa parte di nostri connazionali, in seguito all’eventuale (?) default del Paese (che una giornata di sciopero in tempi di crescita zero, perlomeno, non allontana), paghi – insieme a tutte le altre, ma – il prezzo più alto. Ma la Cgil non è la sola a prendere un abbaglio. Stiamo prendendo un abbaglio (anche) “tutti” “noi”, che non ci siamo ancora accorti di essere ad un passo dal baratro, la caduta nel quale comporterebbe una “vita” durissima, appunto, per tutti. Basti ricordare, “simbolicamente” (?), le immagini dei nostri fratelli argentini accalcati, disperati, davanti agli sportelli delle banche chiuse per il blocco dei conti correnti sottoposti al controllo, e nella disponibilità, del governo costretto a pagare il debito. Insomma, non è un passaggio all’acqua di rose, o che non ci riguarderebbe. L’economia non è tutto, ma in una società – e in un sistema politico – strettamente legata al suo funzionamento il fallimento di un Paese è “senz’altro” una “tragedia”. Per questo è ancora più grave il disorientamento di una politica che, di fronte alla difficoltà più grande, mostra tutta la propria inconsistenza, la propria incapacità. Una politica mediatica e illusionistica (e non vale solo per Berlusconi), priva di contenuti ma perché “nata” per funzionare in televisione, e non per fare (per essere) Politica. Una politica che non solo non vuole, ma nemmeno saprebbe – sa – cosa fare. il Politico.it avanza da mesi proposte su dove andare e come fare. Il modo in cui agire, anche, è cercare di non ragionare nella logica della (sola) emergenza e di tendere sin da ora a fare scelte funzionali alla costruzione del futuro così come lo vogliamo (e lo “dobbiamo”) costruire, e non per come la paura ci porterebbe a (non) immaginarlo. Il che non vuol dire non prendere misure forti e subito, ma esattamente il contrario. Il buonsenso è opensource: prendete questi provvedimenti, oppure andatevene. Subito.

Nella foto, Susanna Camusso: si rende conto (?)

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