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Ogni settimana al cinema con il Politico.it 30% dei nostri giovani non studia-lavora Ma ‘abbiam bisogno di più lavoratori’ (?) Persone migranti risorsa umana-culturale (Ma sviluppo renda immigrazione scelta) Ma (è) ora Italia rimetta in piedi se stessa Smettendo di essere una “palla al piede” Poi darà corso a vocazione mondialista Ulivieri: “Cose dell’altro mondo, tre stelle”

settembre 4, 2011 di Redazione 

Certo che è strana la “politica” (?) “italiana” (?) (autoreferenziale di oggi). Piange la disoccupazione giovanile. Cioè molti di noi sono senza lavoro. Ma – oltre a continuare a non muovere un dito per generare crescita, e con essa nuovi posti – sostiene non abbiamo abbastanza manodopera per mandare avanti la nostra economia (!). E che abbiamo perciò bisogno di (altre) persone che occupino posti di lavoro che evidentemente, quindi, (anche) ci sono. Se in questo stesso momento un alieno atterrasse, e avesse la sventura di farlo proprio a Roma negli anni di questa nostra politica politicante abile solo a trovare una buona motivazione per non ridursi gli stipendi e perpetuare il proprio potere fine a se stesso, si domanderebbe – come minimo – se gli sia sfuggito qualcosa. “Ma – è la vulgata – gli italiani non vogliono più fare certi mestieri”. Ma il compito di far incontrare la domanda e l’offerta, dando alle aziende la possibilità di crescere, e ai nostri connazionali di costruirsi un futuro, di chi è, se non della Politica? Quindi la vera domanda è: perché la Politica invece di commentare quello che accade come se si trovasse seduta in tribuna (o al bar), non assolve alla propria (unica, in tutti i sensi) funzione? Come? L’Italia ha bisogno di compiere un completo ribaltamento di prospettiva che faccia dell’innovazione la nostra stella polare. E questo, da un lato, comporta ricostruire il nostro sistema scolastico-universitario-formativo affinché – (re)integrato con il comparto (direttamente) produttivo – diventi il motore dello sviluppo offrendo ai nostri giovani la miglior preparazione (a tuttotondo) al mondo. E “così” (in altre occasioni abbiamo specificato questo passaggio, e torneremo a farlo, “perfezionando”), attraverso la crescita, aumenteranno le opportunità di lavoro intellettuale. Ma, dall’altro lato, questo significa anche un ”aggiornamento” della nostra cultura sociale e del lavoro per cui, mentre ci si assicura che tutti, e sempre di più, e per tutta la vita, abbiano la possibilità di accedere ai migliori strumenti culturali – e dunque alla propria “liberazione” - nello stesso momento si cambia concezione (e la Politica ha gli strumenti per farla cambiare!): non conta “più” (solo), per il valore e il prestigio personale, fare un lavoro (oggi considerato) “importante”, e magari ben remunerato. Bensì tutti i lavori hanno la stessa dignità – perché sono, ciascuno per il suo ruolo, essenziali per rifare grande il nostro Paese – e le persone non vengono “giudicate” più (per questo, bensì) per la loro dignità e per la loro saggezza. Questo ci consentirà, progressivamente, di tornare a fare (meglio) tutti i mestieri. Di (cominciare a) “risolvere” (così) il problema della disoccupazione (giovanile). Di capillarizzare, nella società, nei servizi, nei mestieri, nella produzione artigianale e – in “seguito” – artistica e culturale, il nostro possibile, nuovo Rinascimento (attraverso un “capitale umano” che compia il proprio incomparabile potenziale). E attraverso la (piena) liberalizzazione dei nostri circuiti produttivi (di cui abbattere le pareti che li separano l’uno dall’altro, sia sul piano della circolazione delle risorse umane sia sul piano della interazione e della “contaminazione” tra loro), e grazie ad un (ulteriore) cambiamento culturale per cui – finita l’era del posto fisso per tutta la vita – non ci appaia (e smettiamo di farlo ”pensare” loro) più un delitto se un giovane sperimenta, intraprende, cambia, perde un lavoro, fino a trovare il “filo” del proprio percorso – attraverso tutto questo, dicevamo, favorendo la libera iniziativa, la liberazione della creatività (anche attraverso una riforma del mercato del lavoro “congiunta” a quel passaggio per la crescita a cui abbiamo accennato sopra, e che abbiamo anche specificato in molte occasioni. Con, su questo, qualche dubbio in più), l’Italia può tornare ad essere un crogiuolo di vitalismo e produttività (in senso ampio, e alto). E riconquistare la propria grandezza (anche) economica. Gli immigrati? In questa prospettiva se “sparissero”, come nel film di Patierno di cui stiamo per leggere, il sistema-Italia non ne riceverebbe uno scossone. Ma questo non significa chiudere (o meglio sbattere) le porte. Significa, invece, come il giornale della politica italiana ha scritto qualche settimana fa, governare i flussi di immigrazione (e di migrazione in generale) in funzione di un piano di sviluppo comune – ad esempio – con la Libia e, attraverso di essa, con l’Africa profonda (alla condizione imprescindibile della democrazia), facendo sì che l’(im)migrazione (ma anche dall’Italia alla Libia!) contribuisca a condurre in porto questo piano di sviluppo comune, smettendo di rappresentare l’effetto di uno sradicamento obbligato di chi lascia la propria Terra perché, anche a causa della scarsa lungimiranza della nostra politica politicante di oggi (che non coglie l’occasione per far crescere il nostro Mezzogiorno, e con esso per contribuire a cambiare la Storia del mondo – anche – uscendo dal pantano insieme all’Africa), là la vita (o sarebbe meglio dire la sopravvivenza) ha smesso di essere sostenibile. Cose dell’altro mondo, appunto. Di cui ci racconta, ora, Fabrizio Ulivieri.

Nella foto, Diego Abatantuono

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Cose dell’altro mondo

REGIA: Francesco Patierno

ATTORI: Diego Abatantuono, Valerio Mastandrea, Valentina Lodovini, Renato Nuvoletti, Sandra Collodel

GENERE: Commedia

DURATA: 90 min.

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di FABRIZIO ULIVIERI

C’è lui in questo film, l’Abatantuono, che da terrún si è trasformato in leghista trevigiano a tirare le fila di un film sul valore degli immigrati avvertito con molto senso di buonismo: immigrato è bello e fa bene all’Italia.

Lui, il Diego, che nel film è l’industriale leghista trevigiano Mariso Golfetto gran massacratore di marocchini e immigrati in generale (“domenica c’è il sole. Vi porto al mare così vi abbronzate un po’!”), che vive in un nord dove il numero delle donne stuprate da neri ecc. è più alto che in Cecenia, e invidia perciò la Sicilia perché a Corleone di donne stuprate non ce n’è neanche una perché lì al negro gli rovinan la carrozzeria se ci si prova…. Un nord dove le moschee dilagano e pure le kebaberie…

Poi c’è il Mastrandea che fa la parte di un poliziotto ben disposto verso i diritti degli immigrati ma che è ossessionato dalle dimensioni del nuovo partner della sua ex che lo ha lasciato e sta ora con un negro (appunto) che l’ha messa incinta, ma che, ossessione a parte, lui testardamente ama ancora.

Il trevigiano pullula di immigrati. Dilagano. Mariso ne è ossessionato. Gli immigrati non sono poverini e il lavoro va dato prima agli italiani e chi commette crimini deve sottostare alla legge di Singapore, cioè punito corporalmente. Questi sono i temi delle sue trasmissioni in tv (“La 9”) di cui lui è padrone. Non si risparmia a “La 9”: le puttane nigeriane invadono le strade e la colpa è tutta della sinistra. Basta islamisti! Che prendano il cammello e ritornino al loro paese! E così, lui che ha il filo diretto con il Paròn (Dio) perché lui è l’autentico difensore della cristianità e ha adottato 5/6 negretti a distanza e non lo dice perché la beneficenza si fa così, invoca una sera in tv uno tsunami che si porti via tutti gli immigranti e per sempre.

Quella notte un temporale dalle dimensioni anomale ed infernali si abbatte sul trevigiano. La mattina il popolo trevigiano si sveglia e tutti gli immigranti son scomparsi…e ora son cazzi! Ora sì che l’Italia diventa davvero un paese di MERDA!…più nulla funziona e Mariso non può neppure andare a puttane nigeriane a cui prometteva di far avere il permesso di soggiorno…nessuno lavora, perché scomparsi gli immigrati nel Veneto laborioso di italiani che lavorino in fabbrica o facciano i badanti non se ne trova…non ci sono più vu cumprà, albanesi, romeni, marocchini…solo nordici incapaci di mandare avanti il loro stesso paese…Geox, Pinarello, De Longhi si fermano…si ferma il veneto e l’Italia di merda tutta…è il Caos!!

Buona la regia di Patierno. Grande Abatantuono. Ottimo Mastrandea, che recita come Nanni Moretti.

Storia scorrevole e piacevole con finale alla Fellini.

Buona l’idea. Peccato però che sia stata copiata da Un giorno senza messicani di Sergio Arau.

Insomma, tutto sommato, un discreto inizio di stagione che fa ben sperare per il cinema italiano? Lo verificheremo nel prosieguo della stagione.

Voto: tre stelle.

FABRIZIO ULIVIERI

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