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***Non ci sarà pareggio senza crescita***
COLMARE IL RITARDO INFRASTRUTTURALE
di SERGIO GAUDIO

settembre 3, 2011 di Redazione 

La Politica, quella vera, quella capace di avere una dimensione filosofica attraverso la quale definire l’orizzonte lungo verso il quale muovere la nostra nazione (e non solo), saprebbe dire, prima di tutto, dove vogliamo andare. Nel momento acuto di crisi che viviamo la crescita è (comunque) una “scelta” (?) ineluttabile (almeno, appunto, per ora), e semmai stupisce che il dibattito pubblico continui a non tenerne (nemmeno) conto, impostando cioè una discussione – e un avvio di (mancata) soluzione – che partendo da presupposti sbagliati non ci porterà, in tutti i modi, da nessuna parte. Perché il pareggio di bilancio, obiettivo (economico) minimo impostoci (peraltro) da Trichet è dato dal rapporto deficit/ Pil; e siccome il denominatore è quest’ultimo, se rimane fermo, o addirittura si contrae, la divisione non ci darà mai la cifra di cui abbiamo bisogno. In attesa di poter tornare a costruire il nostro futuro – per il quale il giornale della politica italiana ha già offerto e continuerà ad offrire spunti e specifiche proposte (pensate per funzionare! E della cui realizzazione una politica che fosse meno autoreferenziale comincerebbe quanto meno a ragionare, visto che l’andazzo va invertito, subito, e che l’unico pensiero forte della nostra politica è appunto quello de il Politico.it) sarebbe interessante vedere, almeno, riaperto – ad esempio - il capitolo infrastrutture (che andrebbe però idealmente, responsabilmente e utilmente legato al progetto di sviluppo – futuro), già capace, come ci ricorda Gaudio, di incidere sulla produzione industriale per un 20-22% (!). E dunque volano potentissimo (tanto più in una condizione di enorme ritardo quale quella del nostro Paese, a cominciare dal sud). Di cui ci si ricorda, però, solo quando si devono firmare contratti (non rispettati) con gli italiani… di SERGIO GAUDIO

Nella foto, le Grandi Opere(tte) rimaste sulla lavagna dello studio (?) di Porta a porta

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di SERGIO GAUDIO

In audizione in commissione al Senato, Ignazio Visco ha lasciato trasparire una delusione complessiva sulla manovra, ma finalmente ha accennato ad un elemento che spesso sfugge ai commentatori, ovvero quello delle infrastrutture.

E’ un punto fondamentale ma che sottolinea ancora di piu’ l’insufficienza di una manovra che manca nei punti dell’equilibrio sociale e della crescita. Eppure non ci si puo’ non rendere conto del fatto che uno dei piu’ gravi handicap competitivi per l’Italia sia rappresentato dal suo ritardo infrastrutturale.

Gia’ dal World Economic Forum, su 134 ordinamenti, l’Italia figurava al 53° posto nelle infrastrutture e al 73° per la qualita’ infrastrutturale. Persino la Spagna, partita in ritardo, in un decennio ci sopravanza di 32 posizioni.

L’inadeguatezza incide sul sistema dei trasporti, proprio quando per effetto dell’avanzamento tecnologico sia in termini logistici che digitale, questo assume un ruolo decisivo per la competizione tra territori. Si legge nel Dpef 2009-2013 che nella produzione industriale gia’ nel 2007, ovvero prima della crisi, l’incidenza del trasporto e della logistica influisce per circa il 20-22%,ovvero per 186 mld di euro. Un qualunque miglioramento del settore e’ in grado di incidere in modo significativo su un dato del genere.

Il punto non e’ una carenza di risorse, visto che fino al 2008 si sono spesi circa 170 mld, cifra in linea con il resto dei paesi europei, quanto il fatto che si sia fatto ricorso a opere di manutenzione straordinaria, per larga parte, contro una necessita’ di opere nuove: per esempio, ad oggi, l’Italia dispone di circa il 5% in piu’ di rete ferroviaria rispetto al 1970, mentre il numero di passeggeri e’ aumentato del 50%, simile cosa vale per la rete autostradale, per il trasporto marittimo, nel quale pur essendo secondi nel traffico merci, il porto di Taranto, principale porto commerciale, si colloca all’11° posto con un traffico annuo pari ad 1/10 di quello di Rotterdam; per non parlare del sistema aeroportuale. Nel nostro paese, poi, secondo Unioncamere, ci sono circa 230 km di metropolitane. Faccio presente che la sola Madrid ne ha 310, Parigi 213, Londra 408.

Come non affrontare poi la questione del divario Nord-Sud? Secondo Confindustria, il ritardo del Sud non e’ migliorato negli ultimi decenni. In un rapporto del 2004, lo Studio Ambrosetti aveva valutato in 200 mld gli investimenti infrastrutturali che avrebbero permesso al Sud di recuperare il reddito pro capite rispetto al resto d’Italia, in una valutazione rispetto al dato infrastrutturale.

Al di la’ delle differenze del territorio italiano, rispetto al quale tuttavia manca una struttura che metta insieme le necessita’ e la conoscenza delle caratteristiche, una analisi della governance delle infrastrutture strategiche evidenzia un sistema istituzionale di mandati e di livelli di governo molto diversi, rispetto al quale un mondo dinamico come quello del sistema industriale deve confrontarsi, un sistema che con la trasformazione e la privatizzazione del settore pubblico ha accresciuto la necessita’ di processi e di rapide soluzioni.

Fa sorridere l’affermazione di Visco, quando parla di “valore simbolico” della soppressione delle Province, rispetto al dibattito fino ad ora visto sui mezzi di informazione, fa sorridere perche’ ha ragione. La soppressione delle province puo’ avere senso cosi come l’accorpamento dei comuni piu’ piccoli, irrisorio nella valutazione di Bankitalia il risparmio in questo caso, ma solo e soltanto se viene affrontato il tema piu’ serio e centrale.

La riforma del Titolo V della Costituzione ha seguito e accompagnato il processo di potenziamento dei livelli di governo locali, attraverso il decentramento di importanti competenze gestionali. Tuttavia, la riforma questi processi non e’ riuscita a guidarli. Il Titolo V e’ rimasto sostanzialmente inattuato rispetto ai suoi aspetti centrali: definizione dei livelli essenziali, principio di sussidiarieta’, federalismo fiscale e coordinamento della finanza pubblica.

Il potenziamento delle autonomie e’ avvenuto pertanto senza una chiara cornice e senza procedure di coordinamento. Questo significa il caos, dal punto di vista dell’organizzazione territoriale, dei livelli di rappresentanza e di competenza, ma soprattutto il blocco degli interventi che piuttosto che mirare al bene comune perseguono obiettivi propri. Lo svuotamento e l’outsourcing del capitale di expertise, di livello elevato, hanno poi tolto qualunque capacita’ di controllo accentuandone la debolezza nei confronti sia degli enti territoriali sia del sistema delle imprese.

Ecco, va in questo senso la necessita’ di una discussione piu’ profonda, che riporti la questione infrastrutturale come essenziale. Forse e’ necessaria una nuova Legge Obiettivo, che integri necessita’ di rete nazionale, anche rispetto alle telecomunicazioni, e rapporti con l’Europa, all’interno della quale questi nodi possono essere ridiscussi. Ma e’ chiaro che se non risolviamo questo tema essenziale sara’ difficile rilanciare la crescita economica di questo paese. La crisi offre una chance, probabilmente anche attraverso la creazione degli Eurobond, ma la destra dimostra ancora una volta di essere inadeguata per questa sfida.

SERGIO GAUDIO

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