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PENA DI MORTE E GARANTISMO: UN’INCOERENTE CONVIVENZA A STELLE E STRISCE di ANNALISA CHIRICO

settembre 29, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non si è potuto fare nulla per salvare la vita a Troy Davis, condannato nel 1991 per l’omicidio di un agente di polizia. La storia processuale dell’ultima vittima degli infallibili giudici U.S.A. risulta tuttora controversa, ma capace di mobilitare e sensibilizzare migliaia di persone in tutto il mondo. Il ricorso per ottenere un rinvio, presentato dalla difesa a poche ore dall’esecuzione, è stato rigettato dalla Corte Suprema e il detenuto è stato “giustiziato” con un’iniezione letale. Con la sua morte ad ogni modo non si è potuto mettere un punto definitivo alla questione di fondo: la pena di morte in che misura è in grado di coesistere coerentemente in un sistema per definizione garantista, quale quello statunitense, modello e ispirazione per l’intera giurisprudenza d’Occidente? Read more

LOTTA ALLA LEGALITA’: SAVERIO ROMANO E LA NUOVA POLITICA DEL CARROCCIO di MASSIMO DONADI

settembre 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Respinta la mozione di sfiducia per Saverio Romano, titolare del dicastero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Bastano 315 “sì” per sospendere le indagini per concorso esterno in associazione mafiosa che lo riguardano. I “no” non superano la quota 294. I radicali nelle file del PD fanno perdere 6 voti all’opposizione. Il governo invece si ritiene soddisfatto: Berlusconi osanna la compattezza della Lega e della sua maggioranza, che malgrado la guerra intestina non vede minata la sua efficienza al governo. Il ministro è “salvo”. Almeno nell’aula di Montecitorio. Ma varcata la soglia, una folla in protesta rivendica quella lotta alla legalità, che il Pdl e la Lega (tra cui il ministro Maroni) sciorinano da tanti mesi quale fiore all’occhiello di un “governo del fare”. Una sola realtà ma due pesi per misurarla? Ciò che è valido nel mezzogiorno, nelle grandi città del centro e del nord d’Italia, lo è ancora in Parlamento? di MASSIMO DONADI. Read more

***SILVIOGATE*** TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE di FRANCO LARATTA*

settembre 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Da parte lesa nel processo ai coniugi Tarantini, il presidente del Consiglio diventa sul finire di questo settembre probabile imputato, ai sensi dell’articolo 377 bis del codice penale. Non sarebbe infatti più da ritenersi vittima di un ricatto, ma istigatore dell’indagato Giampaolo Tarantini, al quale avrebbe “suggerito” di dichiarare il falso all’autorità giudiziaria. Sappiamo tutti, sostenitore e non, che Berlusconi si è imposto in Italia e nel mondo come uomo fuori dal comune. Per intelligenza, certo. O se preferite per scaltrezza. Come è possibile dunque che l’uomo dell’impero Fininvest si sia esposto ad una fine del genere? Un uomo consapevole di essere intercettato, una figura pubblica della sua portata esposta al pubblico giudizio, come può aver lasciato delle tracce così evidenti? Come ha potuto lui, “Cavaliere” della personalissima crociata contro le toghe rosse, rendere loro il lavoro così facile? Dov’è finito il calcolo, l’astuzia? E gli amici?(!) Il premier sembra essere rimasto da solo. Bossi: un alleato di comodo in attesa delle prossime elezioni. Tremonti: un nemico in casa. Quanto agli altri, sembrano essersi dispersi nel corso che faticosamente la giustizia è riuscita a compiere in questi anni. Ne sono rimasti pochi. E difficile è dire se siano ancora da considerare “amici” del premier. Franco Laratta tratteggia qui sulle nostre colonne un quadro di “tutti gli uomini del presidente” Berlusconi, di quelli che lo hanno aiutato nella sua ascesa al potere o -per dirla come l’uomo di Arcore- nella sua discesa in campo, e quelli che invece il premier ha dovuto aiutare per mantenersi saldo sullo scranno più alto della politica italiana. di FRANCO LARATTA*. Read more

“PECCATI” ITALIANI: BERLUSCONI “COLPEVOLE”, MA NON E’ IL SOLO. LA QUESTIONE MORALE DI UN PAESE IN CRISI di LUIGI CRESPI

settembre 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dopo mesi di silenzio la Chiesa sembra infine pronunciarsi contro quegli «stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica». Così il cardinale Angelo Bagnasco mette all’”Indice” «i comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui». «Mortifica dover prenderne atto», ed al contempo «rattrista il deterioramento del costume e del linguaggio pubblico, nonchè la reciproca, sistematica denigrazione, poichè è il senso civico a corrompersi, complicando ogni ipotesi di rinascimento anche politico». La Cei dunque si scaglia contro il mondo della politica, ma anche contro la società che genera e tollera questo modus vivendi. «I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà – aggiunge il cardinale – . Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune». Bisogna «purificare l’aria, perchè le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate». Parole come pietre. Ma non un solo nome. Non quello che in fondo tutti si aspettavo: quello del presidente del Consiglio. La Chiesa si dimostra oltremodo democratica nel non far ricadere su di un’unica testa la condanna di immoralità. In questo modo il messaggio potrà vantare una eco molto più grande: “così fan tutti”(o quasi?), non solo Berlusconi. Senza per questo cedere ad un fin troppo facile qualunquismo, è giusto ricordare che lo stato di rovina e la mancanza di credibilità della nostra classe dirigente sono frutto anche di ben altri, altrettanto noti, personaggi dell’arena politca italiana. Luigi Crespi nel breve affresco che segue ritrae un problema si estenmde ben oltre una persona, ben oltre un partito, in modo trasversale, auspicando un rinnovamento, una rigenerazione per il bene del Paese. Sentiamo. Read more

IL “TEAM” DI BERLUSCONI: UN CAPPELLO D’ASINO AL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE di GAD LERNER

settembre 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se i neutrini superano la velocità della luce, le notizie sul web non sono certo da meno. Soprattutto se nel dover rivalutare la statura del genio di Einstein, ci troviamo di fronte all’imbarazzo di ben altra “ignoranza”. Alla stupefacente notizia del Cern è seguito infatti un pomposo comunicato del ministero di Viale Trastevere, che nello sciorinare l’eccellenza della ricerca italiana (quasi fosse merito di uno Stato che la sostiene) riesce piuttosto a sprofondare in una gaffe abissale. A detta della Gelmini lo Stato italiano avrebbe finanziato un tunnel di collegamento Ginevra-Gran Sasso (una megaTAV?!) e lo avrebbe fatto con solo 45 miliardi di euro (che il ministro è convinto di aver ceduto ai fisici per farvi correre al suo interno i velocissimi neutrini). Il team di Berlusconi riesce sempre a sorprendere (o forse no). E forse e proprio questo il problema. All’interno, di GAD LERNER. Read more

‘Obiettivo’ (finale) ‘mondo unica nazione’ Non ci si arriva aprendo strada a conflitti Vaneggiando di “libera (?) circolazione” In vasi (sì) comunicanti (ma,ora) diseguali Il nostro contributo sarà rialzarci in piedi Aiutando a farlo (anche) Continente nero E torneremo a guida nuova Civilizzazione

settembre 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

I buonisti di casa nostra sono, in realtà, i peggiori nemici dei nostri fratelli di altri Paesi. Con la loro “pretesa” ideologico-populistica di abbattere (tutte) le frontiere in un pianeta caratterizzato (ancora) da profondi squilibri e diseguaglianze – per cui la “circolazione” non può essere (allo stato attuale) ”libera” - mettono l’Italia nella triplice difficoltà di un aumento della pressione ai nostri confini, di travisare completamente il modo in cui affrontare il tema delle migrazioni e di un’ulteriore esacerbazione della contrapposizione tra chi vive già qui e chi viene da fuori. Strumentalizzando gli (stessi) stranieri, piegati ai propri scopi propagandistici. Strumentalizzazione che è (anche, però) “nascondere” (o, irresponsabilmente – o marginalmente - trascurare) le potenzialità che l’Italia ha nel determinare un cambiamento delle condizioni dei loro Paesi attraverso il rilancio di se stessa e, (necessariamente) “dopo”, agendo sulle dinamiche geopolitiche. Il mercato, lo ha scritto per primo Gabriele Federici sul nostro giornale, favorisce la relazione pacifica tra le nazioni. Ma, come abbiamo (“ben” – ?) visto in questi mesi, (pre)dominando la Politica finisce per essere (a sua volta) fattore di (ulteriori) distorsioni che, incidendo sulle (stesse) dinamiche sociali (in primo luogo interne agli stessi Paesi) rischiano di riproporre gli stessi problemi attraverso un percorso (solo) più lungo. Ma un mercato che sia “affidato”, invece, alle mani, sagge e lungimiranti, della Politica può mantenere la propria funzione di “collegamento” riducendo i propri effetti distorsivi. Immaginate – come abbiamo già scritto – un’Italia che, dopo essersi rimessa in piedi (e ciò può avvenire solo se la Politica – italiana – si occupa di questo, prima – di (non) occuparsi – (che) dei problemi di altri), torni a valorizzare la propria Storia (anche diplomatica), la propria posizione (geografica) e il recupero di un “respiro” Culturale facendosi motore – con l’effetto primario di rimettere il nostro sud al centro -delle reti di relazione commerciale e culturale- del mondo – di un “incontro” tra Africa ed Europa e, a partire da questo, favorendo una “normalizzazione” – nel senso di un abbattimento delle tentazioni colonialistiche e di un aiuto a camminare con le proprie gambe -offrendo un antidoto alla narcotizzazione perpetrata dai vecchi -e nuovi- Paesi (appunto) colonizzatori- nei confronti del Continente nero – attraverso il nostro Mezzogiorno, degli “scambi” (in senso ampio) tra Oriente e la stessa Africa. E lo faccia non in nome dei (soli) interessi economici dei Paesi coinvolti, ma (ri)cominciando a vedere l’economia come leva (al servizio) di un possibile sviluppo – o progresso – più ampio, di respiro (appunto) culturale. Immaginate Paesi che, a “margine” (?) degli scambi economici, promuovano (ad esempio) progetti di ricerca comuni, in campo scientifico-tecnologico ma non solo. Immaginate un’Italia che, tornata ad essere la nazione-guida (dal punto di vista morale, filosofico) del mondo, riunisca Paesi che nella logica del (solo) mercato “rischiano” di avere ancora “ragioni” (?) per osteggiarsi, in uno “sforzo” (?) comune – attraverso anche sempre maggiori contaminazione e, appunto, scambio – per (ri)definire i nostri orizzonti. Immaginate un mondo che, a ormai un “passo” dalla propria (progressiva) (auto)distruzione, recuperi quel respiro filosofico che gli consenta di aprirsi, inaspettatamente, nuove prospettive. Utopia? Non necessariamente. Di certo (!) si può partire dall’Italia, che in “mano” a chi sappia cosa fare può tornare ad essere il luogo in cui si (ri)genera, giorno per giorno, il futuro del mondo. Ulivieri ora, sui semi di tutto questo; l’incontro tra culture nel Paese, stretto tra buonisti e razzisti (che come il presidente del Consiglio e la “classe” (?) “dirigente” (?) del centrosinistra si “tengono” – e alimentano - a vicenda), di “oggi” (?). E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it, e del nostro professore. Il cinema chiave – attraverso la Politica – della costruzione del futuro. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

DIECI DOMANDE A SILVIO BERLUSCONI di FRANCO MONTORRO

settembre 23, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Colle in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno scolastico lancia un appello alla coesione nazionale di fronte al «peso delle gravi difficoltà che l’Italia sta affrontando». Coesione nazionale, giustissimo. Ma alle istanze ideali è anche giusto contrapporre la concretezza dei fatti, quella che vede il Bel Paese costellato da realtà plurime, talmente distanti fra loro a livello concettuale da avere come unica incidenza il verificarsi sullo stesso territorio. Realtà fisicamente limitrofe, se non sovrapposte, che funzionano a compartimenti stagni. Non si contagiano. Non si  conoscono. O meglio solo talune ne conoscono di altre. Di Silvio Berlusconi a quanto pare non sapremo mai abbastanza. Ma quanto e cosa sa della vita della maggior parte degli italiani Silvio Berlusconi? Che idea può essersi fatto l’uomo di Arcore sui cittadini, sulla loro vita, sui loro problemi quotidiani? Non sarà un concetto di  vita italiana alquanto alterato dalla sua personalissima esperienza del vivere? E soprattutto, un leader così distante dal popolo che intende governare, è in grado di interpretarne le istanze?  Ce lo domandiamo da tempo –ormai da anni– ed oggi qui sulle nostre colonne se lo chiede anche Franco Montorro, che evitando una fin troppo facile risposta, rivolge piuttosto dieci domande al nostro presidente del Consiglio. Sentiamo. Read more

***OTTIMISMO BERLUSCONIANO(?!)*** SILVIO NUN TE REGGAE PIU’!! di FRANCO LARATTA*

settembre 22, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Cosa scriverebbe Rino Gaetano se fosse ancora in vita? Probabilmente nulla di più nulla di meno di quanto non abbia scritto trent’anni fa! Le sue canzoni sono odi alla modernità, opere moderne, ed in quanto tali sempre attuali. Ascoltare la sua voce graffiante e le sue parole acute, critiche, puntuali, ferocemente descrittive di una realtà italiana –oggi come allora– intrisa di incoerenza politica, di paradossi sociali, di mera ingiustizia, può servire da parametro sul quale misurare le vicende che avviliscono l’oggi e impediscono un domani al Paese. “Nun te reggae più” diviene così una vera e propria fonte d’ispirazione in un giovedì di fine settembre in cui Berlusconi “scherza” sulle escort, Marco Milanese evita l’arresto per un soffio di voti mentre a Tremonti si riserva la “vergogna” dell’assenza. “Nun te reggae più”: un leit motiv maturato negli anni, esasperato negli ultimi mesi. Scandalo dopo scandalo. L’onorevole Franco Laratta (con il permesso di Rino) ne avverte la eco lontana e decide di dedicarlo al nostro presidente del Consiglio. Ora che l’intero establishment italiano ne chiede a gran voce una resa senza condizioni, la parabola berlusconiana sembra destinata ad una fine melodrammatica. Una fine degna dell’Italietta che cantava sprezzante Rino Gaetano, e che oggi torna  rivisitata nei nomi (ma non nei contenuti) per mano di Franco Laratta. Sentiamo.

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***SULLA SCIA DI S&P*** ESTABLISHMENT ITALIANO COMPATTO: BERLUSCONI SE NE VADA di GAD LERNER

settembre 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Mattinata con Bossi ed i fedelissimi della nordica alleanza. In serata lo aspetta Giorgio Napolitano. Silvio Berlusconi prova a riparare l’irreparabile. In fondo mancano pochi mesi alla fine della legislatura ed una simbolica azione diplomatica potrebbe evitare un cambio della guardia a palazzo Chigi ante tempo. I “bollettini” esteri, che declassano il sistema Italia e la sua leadership politica, non fanno che aggravare la critica situazione in cui versa il Paese. La crisi economica sembra non raggiungere ancora il suo apice. Quanto a quella politica, i due appuntamenti dei prossimi giorni sembrano preoccupare enormemente l’uomo di Arcore:  giovedì la Camera voterà la richiesta di arresto per il deputato Pdl Marco Milanese, deputato del Pdl ed ex consigliere politico di Giulio Tremonti, mentre per mercoledì prossimo è in agenda il voto di sfiducia sul ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano. La maggioranza è inerme sotto lo scrosciare furioso degli eventi che l’avversano. Silvio Berlusconi cerca il suo più rassicurante ed ottimistico sorriso senza trovarlo, e nella smorfia improbabile che gli si disegna in viso l’establishment italiano legge più che la disperazione il segno inconfutabile della sua follia. E parla chiaro: “Berlusconi deve farsi da parte”. Read more

S&P DECLASSA L’ITALIA: DOVE SONO FINITI I GRANDI DEMOCRATICI E I GRANDI LIBERALI DEL PDL? di MASSIMO DONADI*

settembre 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Cala la scure di Standard & Poor’s sulla malandata economia del Bel Paese. Per molti era solo questione di tempo, ed infatti ecco che l’agenzia di rating americana presenta il conto: «le prospettive di crescita dell’economia si sono deteriorate» ed il governo Berlusconi «non sembra in grado di dare risposte efficaci». La replica del Cavaliere non tarda: «Le valutazioni di Standard & Poor’s sembrano dettate più dai retroscena dei quotidiani che dalla realtà delle cose e appaiono viziate da considerazioni politiche. Vale la pena di ricordare che l’Italia ha varato interventi che puntano al pareggio di bilancio nel 2013 e il governo sta predisponendo misure a favore della crescita, i cui frutti si vedranno nel breve-medio periodo». Si attende dunque la vendemmia in un autunno inoltrato, per quanto molto “caldo”? Si vedrà. Intanto ad alzare i toni (e temperature) del contenzioso ci pensa Emma Marcegaglia,  che al taglio del rating all’Italia reagisce ferina: «L’Italia è un paese serio e siamo stufi di essere lo zimbello internazionale». Confindustria chiede ormai con regolarità quotidiana al governo le riforme che consentano al Paese di evitare il baratro. E questo sembra non riuscire a rispondere. Non a Confidustria. Non al Paese. Read more

Ma non son cittadini che devon guidarci Leadership d’una nazione è della Politica E la Politica è fatta – solo – dagli Uomini Che hanno responsabilità indicare strada Noi lo facciamo (da) prima/ meglio di tutti Ulivieri: Cine americano aiuta democrazia

settembre 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma il leader non è (mai) l’egoico (che è il contrario di eroico) che punta a sopraffare (più o meno candidamente) i propri simili, ma la guida – da qualunque “posizione” nella società eserciti questo suo respiro! – che muove collettivamente un popolo verso il “destino comune” (anche a “costo” di “rinunciare” a qualcosa per sé!). Il cinema americano ci racconta, a più riprese, una società Usa in cui il patriottismo indicato da Enrico Procopio come leva per recuperare – almeno! – la responsabilità (collettiva), è elemento fondante di un vivere insieme che si declina nella lealtà nei confronti della nazione e nell’impegno – condiviso – per la (costante, nuova) affermazione della Democrazia. Una democrazia, d’altra parte, dei (plus)valori più che della Cultura. E così, se la “lezione” - ad esempio - di Soderbergh ci conferma che il cinema, come la televisione, come in generale l’intera produzione culturale, possono appresentare (anche) uno strumento utile ad instillare (o, ancora, a liberare) in un popolo valori come l’onestà, la responsabilità, la Cultura (stessa) – avviando così una vera e propria rivoluzione culturale – il divario tra la rappresentazione e la realtà di una democrazia americana – come abbiamo visto – manipolata dal sistema economico – per cui, ad esempio, tutti hanno -effettivamente- le stesse possibilità di farcela, ma se non ce la fai per la società cessi di esistere – ci suggerisce che la nostra strada non può che essere quella di un respiro (appunto) maggiore. Una società che ”scelga” la Cultura come proprio ossigeno, e – attraverso la propria liberazione - possa conoscere quel nuovo Rinascimento che rifarà dell’Italia, nel Tempo, la culla della civiltà. Ulivieri ora, titolare della rubrica di cinema più influente (ma sulla realtà!) con il nostro Attilio Palmieri, ci racconta, appunto, Contagion. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Tocca (subito!) a noi. Patriottismo necessario a tornare grandi E. P.

settembre 16, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il patriottismo di (ri)vedere (espres- so) il potenziale (economico, culturale) senza eguali della penisola che ha scritto la Storia dell’umanità, e che per la sua (stessa) Storia, per la sua posizione geografica, per le sue straordinarie risorse umane può tornare (“presto”!) al centro del mondo. Il patriottismo che ci (ri)consegna, da subito, la capacità di (queste) “più vaste (e, ora, collettive) intenzioni”, per superare miserie ed egoismi – che ci hanno (invece) portato alla condizione attuale. Il patriottismo di sognare un Paese che conosce un nuovo Rinascimento, artistico, filosofico, economico, tornando ad essere la culla della civiltà. Il patriottismo di sognare di (ri)vedere l’Italia alla guida del mondo, non in senso vetero-imperialista, ma con la forza della sua Cultura, della sua lungimiranza, della sua leadership Politico-diplomatica, per puntare, un giorno, al “mondo unica nazione”. Un patriottismo che, per questo, sia da subito incardinato nello sbocco europeista: immaginate un’Italia che si rialza, torna grande e, idealmente, alla “testa” dell’Europa: e proprio nel punto più alto della sua parabola, con gli altri Paesi ad osservarla (da lontano), si rende disponibile a cedere “seduta stante” la propria sovranità ad un presidente dell’Europa eletto direttamente dai cittadini, con il suo governo e il Parlamento (europeo), se ”tutti” i nostri fratelli europei (ispirati dalla generosità italiana) saranno disposti (in quello stesso momento!) a fare altrettanto. Il 19enne Procopio giganteggia, ancora una volta, mostrandoci la via per uscire dal tunnel. E chiamando, a questo scopo, i propri coetanei alla necessaria assunzione di responsabilità. di ENRICO PROCOPIO Read more

Perché ‘pareggio’ bilancio con Pil a ‘+0,’? Nostro è potenziale da grande economia Se solo la Politica “concepisse” Crescita Ora! Sud sia reso snodo Cindia-Africa-Ue Si usi la leva lavoro puntando a innovare Mentre si (ri)fà nuovo motore scuola-uni Cultura (più formazione) nostro ossigeno L’Italia può ritornare al centro del mondo

settembre 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se invece di essere rappresentato come – e di consistere in - una sorta di “mendicata” (con tutto il rispetto per i mendicanti, che andranno coinvolti – come tutti – nella nostra ripresa nazionale. E potranno essere “decisivi”! Andando ad integrare la nostra rete di volontariato e di servizi, in “cambio” di un aiuto a riavere, subito, migliori condizioni – minime! – di vita e di una nuova chance che la stessa opportunità di lavorare al fianco, di conoscere e di mostrare loro le proprie qualità a chi opera nel settore e non solo, offrirà loro), l’”aggancio” – vaticinato da Romano Prodi ormai (almeno!) cinque anni fa e dal giornale della politica italiana più volte rilanciato e integrato – con Cin-dia, fosse stato da subito immaginato come il passo iniziale di un grande progetto di sviluppo del (nostro) sud e anche di integrazione politico-diplomatica tra Oriente, Europa e Africa - come il Politico.it suggerì ancora poche settimane fa - avremmo evitato oggi l’effetto (quanto meno apparente) di “svendita” del nostro Paese e il sospetto che, alla fine, a guada- gnarci non saranno il sud e i nostri connazionali ma, una volta ancora, i soliti noti (oltre alla Cina).

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Ogni settimana al cinema con il Politico.it L’Italia oggi punta (‘solo’) a sopravvivere Guardando(si al)lo specchio si è (ri)persa Cultura ci darà modo di rialzare Sguardo Intellettuali, tornate ad indicarci la strada Ulivieri: tre *** e 1/2 per L’ultimo terrestre

settembre 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’illegalità è solo la punta dell’iceberg di un Paese ripiegato su se stesso, anzi, sui tanti ”loro stessi” che (non) lo (ri)compongono – più – in disperata lotta tra loro per un (misero) strapuntino. Perché quando si perde la Ragione (di vivere), si “abbassa” (appunto; in tutti i sensi) lo Sguardo. “Fra trent’anni l’Italia sarà come l’avrà fatta la televisione”, disse Flaiano. Il piccolo schermo - e la svolta personalistica determinata, su tutto, dall’introduzione dei retroscena nel “racconto” della politica dei giornali (a proposito, quando torniamo ai – soli - contenuti?); accompagnata (o tradotta in effetti) dall’accettazione di buon grado da parte della politica stessa che comincia – vanitosamente, e poi (quindi) lasciandosi corrompere (in tutti i sensi) - a “guardarsi allo specchio”, smettendo di pensare. Il tutto ”consentito” e ”suggerito” anche dal raggiunto benessere comune nel quale ci siamo illusi di “avercela fatta” (per sempre), come accade a (quasi) tutte le nazioni, nella Storia, che raggiungono, appunto, lo stesso livello di “soddisfazione”. Chiudendo (così, ma non necessariamente: si tratta invece di perseguire un “progresso stabile e duraturo”) un ciclo – la televisione, dicevamo, ci induce (oggi come mai, ma progressivamente) ad un estetismo di superficie che ci ha, alla “fine” (?), limitati, privandoci della capacità di distinguere il vero e il falso, e di (ri)conoscere la Bellezza; facendoci (anche per questo) subire passivamente (senza renderci conto che stesse verificandosi) il nostro (ulteriore, e sempre più – o, meglio, meno – “politico”) declino. La chiave per uscirne è “mostrare” agli italiani non più la loro immagine riflessa – dalla quale “finiscono” per lasciarsi ipnotizzare – ma cosa c’è al di là dello specchio, ovvero cosa c’è dentro (di loro). Il cinema è diverso da (questa) televisione nella misura in cui una cronaca giornalistica è diversa dalla letteratura: la cronaca (e la televisione) “fotografa” (ma senza la complessità e le sfumature di una – vera – fotografia) la realtà (? Sia pure portandone alla luce, ma sempre limitandosi a rappresentarne il “riflesso”, gli aspetti reconditi); il cinema e la letteratura, invece, la ”indagano” (ma – nelle loro “forme” più alte – senza didascalizzare, entusiasmandoci – piuttosto - a (ri)pensar-la), suggerendo come le cose (non potrebbero essere bensì) siamo nella condizione di (ri)costruirle noi (a partire da ciò che – guardando le immagini sul – Grande – schermo – “proviamo”, e da cui siamo – finalmente! – (s)mossi). Non è un caso che – qualunque sia il giudizio di merito che se ne dà - le nostre presentazioni più “lunghe” coincidano con l’uscita della domenica sul cinema. Perché è il cinema (e in generale la Cultura) che “fa” (o potrebbe fare) la Politica. E, possibilmente, non (più) viceversa. (Ed) è (appunto) il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it e de Gli Spietati, e del nostro professore. Che ci racconta, ora, L’ultimo terrestredi FABRIZIO ULIVIERI
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***Il lupo perde il pelo…***
E (RI)PARTE IL “BUSINESS” DELLE CITTA’ METROPOLITANE
di FRANCO MONTORRO

settembre 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Abolite (?) le Province, restava il problema di piazzare le clientele (quelle rimaste a spasso) e di restituire ai cacicchi locali la loro libertà di “manovra” (…). Così titubante di fronte alla necessità (impellente!) di assumere decisioni per (ri)generare crescita, la “nostra” (?) “politica” (?) politicante autoreferenziale di oggi non ha avuto esitazioni nel dare “risposte” ai propri ”esponenti” (?) locali preoccupati: ed ecco che delle 15 città metropolitane previste dal piano (di cui 10 istituite per legge, 5 su proposta di regioni a statuto speciale e di province autonome – ?), 3 saranno nella sola Sicilia (che già vanta il record della Regione più “sprecona” – e (cioè) costosa – del mondo!), 2 si sovrappongono alle (sopravviventi) province di Trento e Bolzano. Il tutto in spregio ad ogni logica complessiva di (ri)organizzazione dei nostri enti territoriali. Mentre l’Italia cola a picco, e i nostri “rappresentanti” (?) non hanno ancora nemmeno capito in che direzione (si tratta di) andare. di FRANCO MONTORRO Read more

Questione di linguaggio. Pd, basta retorica: ecco la realtà Montorro

settembre 8, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ retorica retrodatare di (solo) ”lavoro” in un mondo il cui futuro (altrove già “presente”) ha come proprie parole-chiave conoscenza – cultura – e creatività. E’ retorica difendere “gli insegnanti (e i ricercatori)” quando ciò di cui ha bisogno l’Italia è di sfidare (anche) loro, rifacendo della scuola (e della ricerca) il motore propulsivo della costruzione del domani. E’ retorica “difendere” (tout court), quando oggi difesa significa perdita progressiva di posizioni, se non cadere a picco, tutti insieme. E’ retorica vaneggiare di frontiere aperte, in un mondo ancora attraversato da squilibri e per un’Italia che oggi ha piuttosto da pensare a rimettere in piedi se stessa, smettendo di essere la palla al piede dell’Europa (e dell’Occidente intero). E’ retorica, insomma, la sinistra (così come lo è la destra). Camicie di forza “ideologiche” (? Magari!) che impongono di (non) vedere le cose (in un certo modo). Pacchetti all-inclusive che male si adattano alle esigenze della Storia (che non si è – sarebbe, in presenza della Politica – fermata al ’900). Pensieri (?) (di altri) messi in bocca ad una nuova generazione che così non ha più la capacità di “leggere” (e scrivere) il (suo) Tempo. L’Italia oggi ha bisogno di verità, di (ideale, in tutti i sensi) pragma- tismo, di soluzioni insieme alte e concrete. Ma prima bisogna smettere di giocare a fare il verso ai compa- gni del secolo scorso. di FRANCO MONTORRO Read more

Azzarà: rapito il 14/8. Ma la stampa continua a non parlarne F. Laratta

settembre 7, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ un nostro connazionale, 34 anni. Operatore di pace. Attivo in un ospedale pediatrico. Per casi esattamente come il suo in passato la mobilitazione – di “tutti”! – è stata intensa e decisiva. Oggi - a cominciare da noi - lo st(i)a(va)mo dimenticando. Perché? La risposta viene forse da uno scenario completamente diverso, quello della Mostra del Cinema di Venezia. Dove Ermanno Olmi ha presentato ieri il film del suo (momentaneo) “ritorno”. Un film sulla (mancanza di) autenticità. Quella “tentazione” di guardarci (solo) allo specchio e di non dirci/ dire la verità e di costruire un mondo (e “persone”) di cartapesta, per cui i nervi, la “pelle”, le emozioni vengono soffocati sotto il “cartone” e non siamo più in grado di “comunicare”. La comunicazione (almeno quella tra Persone) è verità; il resto è truffa, inganno, illusione. Così non sappiamo più distinguere tra il vero e il falso, e “sentire” (e coltivare) la nostra “verità” interiore. E quando ad una stampa omologata in (e anzi co-fautrice di) una società di questo tipo si presenta un caso, “come gli altri”, di un italiano rapito in un Paese in cui si praticano l’orrore e la morte, in un momento nel quale il circo mediatico è già “appagato”, ecco che si rivela la (possibile) strumentalità dell’attenzione avuta negli altri casi e si finisce, in ogni modo, per dimenticarlo. Ma Azzarà, intanto, è in quelle mani. E la sua vita non può aspettare. L’appello del deputato del Pd che prova a “scuotere” (mai impresa è stata più grande) la nostra politica politicante di oggi. Se non riuscite a “darci” altro, almeno fatelo (per lui). di FRANCO LARATTA* Read more

Sciopero, nella crisi, è modalità sbagliata Ma soprattutto la protesta è fuori centro In “gioco”(?), ora, non c’è (“solo”) equità In “gioco” ora c’è tenuta stessa dell’Italia Se falliamo non ce ne sarà per nessuno Ma pagherà di più chi è già “senza rete” Politica intervenga nel ri-costruire futuro O tra qualche tempo avremo perso ‘tutto’

settembre 6, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La Cgil compie una scelta egoistica e, ad un tempo, autolesionistica. Perché l’”egoismo”, immediato, apparente, di difendere la propria “classe” (? “Forse” (?) il problema sta proprio in questa concezione di una società, ma novecentesca!, divisa per compartimenti stagni) di “riferimento” (?) si traduce nell’autogol di contribuire a determinare le condizioni per cui quella stessa parte di nostri connazionali, in seguito all’eventuale (?) default del Paese (che una giornata di sciopero in tempi di crescita zero, perlomeno, non allontana), paghi – insieme a tutte le altre, ma – il prezzo più alto. Ma la Cgil non è la sola a prendere un abbaglio. Stiamo prendendo un abbaglio (anche) “tutti” “noi”, che non ci siamo ancora accorti di essere ad un passo dal baratro, la caduta nel quale comporterebbe una “vita” durissima, appunto, per tutti. Basti ricordare, “simbolicamente” (?), le immagini dei nostri fratelli argentini accalcati, disperati, davanti agli sportelli delle banche chiuse per il blocco dei conti correnti sottoposti al controllo, e nella disponibilità, del governo costretto a pagare il debito. Insomma, non è un passaggio all’acqua di rose, o che non ci riguarderebbe. L’economia non è tutto, ma in una società – e in un sistema politico – strettamente legata al suo funzionamento il fallimento di un Paese è “senz’altro” una “tragedia”. Per questo è ancora più grave il disorientamento di una politica che, di fronte alla difficoltà più grande, mostra tutta la propria inconsistenza, la propria incapacità. Una politica mediatica e illusionistica (e non vale solo per Berlusconi), priva di contenuti ma perché “nata” per funzionare in televisione, e non per fare (per essere) Politica. Una politica che non solo non vuole, ma nemmeno saprebbe – sa – cosa fare. il Politico.it avanza da mesi proposte su dove andare e come fare. Il modo in cui agire, anche, è cercare di non ragionare nella logica della (sola) emergenza e di tendere sin da ora a fare scelte funzionali alla costruzione del futuro così come lo vogliamo (e lo “dobbiamo”) costruire, e non per come la paura ci porterebbe a (non) immaginarlo. Il che non vuol dire non prendere misure forti e subito, ma esattamente il contrario. Il buonsenso è opensource: prendete questi provvedimenti, oppure andatevene. Subito. Read more

***L’ora di ribellarci***
MA NON E’ CHE A NOI “GIOVANI” (?) VA BENE COSI’(?)
di MARIANNA BARTOLAZZI

settembre 5, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non è che nemmeno noi crediamo nella nostra, possibile - necessaria – “diversità”? Non è che, in fondo, ci siamo lasciati (anche noi) corrompere da questi signori – che poi sono i nostri padri – e ora facciamo un po’ (poco) di rumore solo per lasciarci cooptare indisturbati “domani”? Il giornale della politica italiana no, è il giornale dei giovani che rompono (gli schemi). Possiamo guardare molto più in là, e molto più in alto, e non abbiamo nessuna intenzione di partecipare ai bagordi e di lasciarci cadere addormentati, ubriachi, affianco ai “nostri” (?) “padri”  (?) degeneri mentre la (nostra!) casa crolla. Marianna Bartolazzi prova a ricordare che, presto, li potremo “cacciare”. Ma dobbiamo muoverci. Ora. di MARIANNA BARTOLAZZI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it 30% dei nostri giovani non studia-lavora Ma ‘abbiam bisogno di più lavoratori’ (?) Persone migranti risorsa umana-culturale (Ma sviluppo renda immigrazione scelta) Ma (è) ora Italia rimetta in piedi se stessa Smettendo di essere una “palla al piede” Poi darà corso a vocazione mondialista Ulivieri: “Cose dell’altro mondo, tre stelle”

settembre 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Certo che è strana la “politica” (?) “italiana” (?) (autoreferenziale di oggi). Piange la disoccupazione giovanile. Cioè molti di noi sono senza lavoro. Ma – oltre a continuare a non muovere un dito per generare crescita, e con essa nuovi posti – sostiene non abbiamo abbastanza manodopera per mandare avanti la nostra economia (!). E che abbiamo perciò bisogno di (altre) persone che occupino posti di lavoro che evidentemente, quindi, (anche) ci sono. Se in questo stesso momento un alieno atterrasse, e avesse la sventura di farlo proprio a Roma negli anni di questa nostra politica politicante abile solo a trovare una buona motivazione per non ridursi gli stipendi e perpetuare il proprio potere fine a se stesso, si domanderebbe – come minimo – se gli sia sfuggito qualcosa. “Ma – è la vulgata – gli italiani non vogliono più fare certi mestieri”. Ma il compito di far incontrare la domanda e l’offerta, dando alle aziende la possibilità di crescere, e ai nostri connazionali di costruirsi un futuro, di chi è, se non della Politica? Quindi la vera domanda è: perché la Politica invece di commentare quello che accade come se si trovasse seduta in tribuna (o al bar), non assolve alla propria (unica, in tutti i sensi) funzione? Come? L’Italia ha bisogno di compiere un completo ribaltamento di prospettiva che faccia dell’innovazione la nostra stella polare. E questo, da un lato, comporta ricostruire il nostro sistema scolastico-universitario-formativo affinché – (re)integrato con il comparto (direttamente) produttivo – diventi il motore dello sviluppo offrendo ai nostri giovani la miglior preparazione (a tuttotondo) al mondo. E “così” (in altre occasioni abbiamo specificato questo passaggio, e torneremo a farlo, “perfezionando”), attraverso la crescita, aumenteranno le opportunità di lavoro intellettuale. Ma, dall’altro lato, questo significa anche un ”aggiornamento” della nostra cultura sociale e del lavoro per cui, mentre ci si assicura che tutti, e sempre di più, e per tutta la vita, abbiano la possibilità di accedere ai migliori strumenti culturali – e dunque alla propria “liberazione” - nello stesso momento si cambia concezione (e la Politica ha gli strumenti per farla cambiare!): non conta “più” (solo), per il valore e il prestigio personale, fare un lavoro (oggi considerato) “importante”, e magari ben remunerato. Bensì tutti i lavori hanno la stessa dignità – perché sono, ciascuno per il suo ruolo, essenziali per rifare grande il nostro Paese – e le persone non vengono “giudicate” più (per questo, bensì) per la loro dignità e per la loro saggezza. Questo ci consentirà, progressivamente, di tornare a fare (meglio) tutti i mestieri. Di (cominciare a) “risolvere” (così) il problema della disoccupazione (giovanile). Di capillarizzare, nella società, nei servizi, nei mestieri, nella produzione artigianale e – in “seguito” – artistica e culturale, il nostro possibile, nuovo Rinascimento (attraverso un “capitale umano” che compia il proprio incomparabile potenziale). E attraverso la (piena) liberalizzazione dei nostri circuiti produttivi (di cui abbattere le pareti che li separano l’uno dall’altro, sia sul piano della circolazione delle risorse umane sia sul piano della interazione e della “contaminazione” tra loro), e grazie ad un (ulteriore) cambiamento culturale per cui – finita l’era del posto fisso per tutta la vita – non ci appaia (e smettiamo di farlo ”pensare” loro) più un delitto se un giovane sperimenta, intraprende, cambia, perde un lavoro, fino a trovare il “filo” del proprio percorso – attraverso tutto questo, dicevamo, favorendo la libera iniziativa, la liberazione della creatività (anche attraverso una riforma del mercato del lavoro “congiunta” a quel passaggio per la crescita a cui abbiamo accennato sopra, e che abbiamo anche specificato in molte occasioni. Con, su questo, qualche dubbio in più), l’Italia può tornare ad essere un crogiuolo di vitalismo e produttività (in senso ampio, e alto). E riconquistare la propria grandezza (anche) economica. Gli immigrati? In questa prospettiva se “sparissero”, come nel film di Patierno di cui stiamo per leggere, il sistema-Italia non ne riceverebbe uno scossone. Ma questo non significa chiudere (o meglio sbattere) le porte. Significa, invece, come il giornale della politica italiana ha scritto qualche settimana fa, governare i flussi di immigrazione (e di migrazione in generale) in funzione di un piano di sviluppo comune – ad esempio – con la Libia e, attraverso di essa, con l’Africa profonda (alla condizione imprescindibile della democrazia), facendo sì che l’(im)migrazione (ma anche dall’Italia alla Libia!) contribuisca a condurre in porto questo piano di sviluppo comune, smettendo di rappresentare l’effetto di uno sradicamento obbligato di chi lascia la propria Terra perché, anche a causa della scarsa lungimiranza della nostra politica politicante di oggi (che non coglie l’occasione per far crescere il nostro Mezzogiorno, e con esso per contribuire a cambiare la Storia del mondo – anche – uscendo dal pantano insieme all’Africa), là la vita (o sarebbe meglio dire la sopravvivenza) ha smesso di essere sostenibile. Cose dell’altro mondo, appunto. Di cui ci racconta, ora, Fabrizio Ulivieri. Read more

***Non ci sarà pareggio senza crescita***
COLMARE IL RITARDO INFRASTRUTTURALE
di SERGIO GAUDIO

settembre 3, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La Politica, quella vera, quella capace di avere una dimensione filosofica attraverso la quale definire l’orizzonte lungo verso il quale muovere la nostra nazione (e non solo), saprebbe dire, prima di tutto, dove vogliamo andare. Nel momento acuto di crisi che viviamo la crescita è (comunque) una “scelta” (?) ineluttabile (almeno, appunto, per ora), e semmai stupisce che il dibattito pubblico continui a non tenerne (nemmeno) conto, impostando cioè una discussione – e un avvio di (mancata) soluzione – che partendo da presupposti sbagliati non ci porterà, in tutti i modi, da nessuna parte. Perché il pareggio di bilancio, obiettivo (economico) minimo impostoci (peraltro) da Trichet è dato dal rapporto deficit/ Pil; e siccome il denominatore è quest’ultimo, se rimane fermo, o addirittura si contrae, la divisione non ci darà mai la cifra di cui abbiamo bisogno. In attesa di poter tornare a costruire il nostro futuro – per il quale il giornale della politica italiana ha già offerto e continuerà ad offrire spunti e specifiche proposte (pensate per funzionare! E della cui realizzazione una politica che fosse meno autoreferenziale comincerebbe quanto meno a ragionare, visto che l’andazzo va invertito, subito, e che l’unico pensiero forte della nostra politica è appunto quello de il Politico.it) sarebbe interessante vedere, almeno, riaperto – ad esempio - il capitolo infrastrutture (che andrebbe però idealmente, responsabilmente e utilmente legato al progetto di sviluppo – futuro), già capace, come ci ricorda Gaudio, di incidere sulla produzione industriale per un 20-22% (!). E dunque volano potentissimo (tanto più in una condizione di enorme ritardo quale quella del nostro Paese, a cominciare dal sud). Di cui ci si ricorda, però, solo quando si devono firmare contratti (non rispettati) con gli italiani… di SERGIO GAUDIO Read more

Amenduni: ‘Chiesa dia suo contributo (…) Rinunci ‘privilegi fiscali per aiutare Italia’ Alicata: ‘E non si tratta di anticlericalismo E’ ora che il Paese si liberi da ogni laccio’ Concordato ‘nasce’ da Chiesa-’territorio’ Medioevo non sia – più – (nostro) futuro E’ ora di separazione totale Stato/ Chiesa C’introduce la nuova vignetta di theHand

settembre 2, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’anticlericalismo non c’entra. Pensate all’Italia, che uscendo da questa fase caratterizzata dall’autoreferenzialità, e quindi dalla sterilità – e dalla dannosità – dell’attuale classe “politica” (?), proprio mentre svolta l’angolo, vuole, deve proiettarsi con (tutta la propria) forza nella Modernità. Modernità che altro non è che la piena espressione (di sé). Ci si può – basandoci sulla nostra esperienza di vita – esprimere pienamente quando si hanno dei vincoli nei confronti di altri attori esterni? No; non si può. Il legame stretto tra Stato e Chiesa nasce in un’altra era della Storia dell’Uomo, quando la Chiesa era anche (lo) Stato e poteva rivendicare qualcosa su quello che in vari momenti è stato il “suo” territorio. Ma guardatevi intorno. L’Italia è l’unico Paese al mondo ad avere questo retaggio medioevale nella propria conformazione geopolitica. E’ come avere uno Stato “gemello” che influenza le scelte della nostra nazione. Nel momento in cui l’Italia si toglie di dosso i panni(celli) caldi in cui si è crogiolata apaticamente dal 1980 (o poco dopo) in poi, non è pensabile che possiamo tenerci legate ai piedi – mentre appunto gli abiti coercitivi sono stati buttati – i pesi di un semi-controllo esterno che, peraltro, il Paese sovvenziona. Non è “contro” la Chiesa, ma “per” l’Italia; non è un atto di forza, ma la giusta “libe- razione”. E’ giunto il Tempo – storico - di riconosce- re, anche da noi, alla Chiesa cattolica la stessa liber- tà che viene riconosciuta a tutte le altre confessioni. Read more

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