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***DL ANTICRISI*** E SULLA MANOVRA PIU’ EQUA(?) OPPOSIZIONI, SINDACATI E MAGISTRATURA PROMETTONO BATTAGLIA

agosto 30, 2011 di Redazione 

La manovra più equa, partorita ad Arcore, desta una tempesta di critiche. I sindacati, in attesa dello sciopero generale Cgil indetto per il 6 settembre, sono inferociti. Per la Camusso questo è «un golpe». Mentre il comitato intermagistrature, che coordina l’Associazione nazionale magistrati e le principali sigle rappresentative della magistratura contabile e amministrativa, tra cui l’Avvocatura dello Stato, entra nel merito del provvedimento additando propria nella mancata “equità”, di cui invece Berlusconi si era vantato stamani, ragioni sufficienti a sbarrare la strada al disegno di legge per incostituzionalità. «È del tutto evidente l’incostituzionalità di una disposizione con la quale si opera una decurtazione secca del trattamento economico solo dei dipendenti pubblici, in violazione dei principi di eguaglianza e di progressivià del sistema fiscale» chiosa il Comitato. Ora, in attesa di conoscere nel dettaglio il testo definitivo delle modifiche alla manovra, le toghe si riservano «l’adozione di iniziative di protesta, nessuna esclusa», ovvero una minaccia velata di possibili scioperi. Quanto alle parti politiche il dibattito si sposta sull’asse Pd-Pdl. Il partito dei Democratici, prima ancora che il testo approdi in Parlamento, si dice fortemente contrario alle misure. «La giustizia di Arcore e di Bellerio è dunque la seguente: non si può rompere il patto con gli evasori fiscali e gli esportatori illeciti di capitali, ma lo si può rompere con chi è stato tanto fesso da servire il paese facendo il militare o da studiare e poi riscattare di tasca propria la laurea. Dopo il patto di Arcore, i conti della manovra del governo tornano ancora di meno e le ingiustizie pesano ancora di più». La chiosa al vetriolo è di Pierluigi Bersani che dunque promette battaglia in sede di discussione. Alla replica troviamo il neo numero uno del PDL, Angelino Alfano, che prova a smorzare i toni nella speranza (vacua?) di ottenere larghe intese: «ci auguriamo che la parte più responsabile delle opposizioni faccia prevalere l’interesse del Paese rispetto a divisioni e polemiche che gli italiani, giustamente, non comprenderebbero. Tra luglio e l’incontro di ieri – spiega Alfano – il governo e la maggioranza hanno proposto riforme coraggiose (dal collocamento alla contrattazione, dalle province al numero dei parlamentari, per limitarci a pochi esempi) che hanno un valore particolare perchè adottate in tempi di crisi mondiale». Al di là del gioco delle parti, e del sensato interesse di ciascuno a portar acqua al proprio mulino, il problema della manovra è intrinseco alla stessa. Attendiamo il testo per ulteriori specificazioni, ma stando alle dichiarazioni del governo, alla sua opera di pubblicizzazione della propria creatura, è evidente che il concetto di equità sia difficilmente applicabile al frutto di questo lavoro estivo. All’interno, di MASSIMO DONADI*.

 

Nella foto, Silvio Berlusconi (insiste sull’equità della manovra?)

di Massimo DONADI

“Non mettiamo le mani nelle tasche degli italiani”, ripetono come un mantra nel Pdl da Berlusconi in giù. No, per l’amor di Dio no, non le mettono loro direttamente le mani nelle tasche degli italiani, gliele fanno mettere agli italiani stessi, che per ottenere servizi essenziali che hanno oggi e che i comuni non potranno più garantire, dovranno sborsare di tasca loro.

E non è peggio? Ecco, questo è lo spirito della manovra. Ti dicono che le pensioni non cambiano salvo che…salvo che non si potranno più riscattare l’anno di servizio militare e gli anni dell’università. Siccome tutti i pensionati da oggi ai prossimi venti, trenta anni devono aver fatto il servizio militare obbligatorio, che è stato abolito solo qualche anno fa, è solo l’introduzione surrettizia di uno “scalone” per tutti gli italiani di sesso maschile.

E’ il loro modus operandi, sono fatti così. Bisogna capirli, e’ la “sindrome del pifferaio”, non ce la fanno a dire la verità, non ci sono abituati. Mica possiamo pretendere che imparino dopo vent’anni…

Ironia (amara) a parte, c’è da prendere atto della situazione: questa manovra è “farlocca” iniqua e taglia servizi essenziali che i comuni non saranno più in grado di garantire. E’ una colossale presa in giro che colpisce pesantemente i cittadini e che non contiene uno straccio di intervento strutturale.

Il governo ha ignorato i contributi delle opposizioni, come al solito, ed ha partorito una serie di misure che non garantiscono il gettito necessario e che contengono punti, come l’abolizione delle province e il dimezzamento dei parlamentari, dall’attuazione molto incerta e dai tempi lunghi. La cosa più grave è che questa manovra fallisce i suoi obiettivi e non mette l’Italia al sicuro da attacchi speculativi.

Un’altra brutta prova dell’incapacità del governo e dei parolai che lo compongono.

 

MASSIMO DONADI*

*capogruppo alla Camera per l’Italia dei Valori

 

 

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