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***CASO PENATI*** 4 REGOLE PER UNA POLITICA PULITA di MASSIMO DONADI*

agosto 29, 2011 di Redazione 

Il momento tanto atteso è infine arrivato. Domenica sera il vicesegretario PD, Enrico Letta, si pronuncia sul caso Penati: «Non c’è dubbio che Filippo Penati debba rinunciare alla prescrizione». Ed ancora: «Questa è la differenza fra il nostro atteggiamento e quello di altri, da noi chi viene toccato da vicende così fa un passo indietro, si deve dimettere e farsi processare. Altri diventano ministri. Per noi non deve rimanere nessuna macchia su questa vicenda». L’ex presidente della provincia milanese è infatti accusato dai giudici di Monza di corruzione, ed una sua rinuncia alla prescrizione potrebbe evitargli l’arresto. Fin qui tutto chiaro. Quanto al famigerato “atteggiamento diverso”, osannato da Letta, ci permettiamo delle perplessità. I mesi di silenzio da parte dei vertici del Partito Democratico non hanno fatto che aggravare una faccenda di per sè “non così diversa” da quelle che hanno fatto tanto parlare del centrodestra, e che sono state additate dalle opposizioni dall’inizio della legislatura ad oggi. “Chi è senza peccato scagli la pietra? Non si può far di tutta l’erba un fascio”? Sarebbero delle banalità, e peggio ancora delle ingenuità che in politica non sono permesse. Ma in questo caso “l’atteggiamento diverso” risulta nient’altro che l’ultima opzione per i Democratici, che infine in questo tardo Agosto sono stati costretti ad esercitare. Il tono di rivalsa del capogruppo dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, era dunque piuttosto prevedibile: «Bersani spera di farla franca come i suoi predecessori graziati dal Di Pietro magistrato che così, salvati dalla tangente Enimont i capi Pds, D’Alema, Veltroni e Fassino, si avviò verso la carriera ministeriale». Non contento segue con un’altra invettiva: «si scrive Penati e si legge Bersani», parlando di un «modello di partito» e di «intrecci antichi con finanziamenti illegali esteri e di coop rosse». Ciò che sottolinea Gasparri, nell’intento fuorviante del gioco della contrapposizione politica (gioco vetusto e vuoto di significato poiché si muove su dinamiche superate ormai da più di un trentennio), fa emergere però –probabilmente ad insaputa dell’onorevole— il reale stato d’emergenza della politica italiana, che a fronte dei fin troppo frequenti casi di mala politica DEVE adottare dei nuovi filtri per la classe dirigente del Paese. Urgentemente. E’ una sfida che si lanciò dal Lingotto senza che la sua eco riuscisse a propagarsi concretamente nel partito promessa. Ma è una sfida che i nuovi partiti intendono raccogliere, e che un Pd lungimirante dovrebbe sostenere e guidare. Massimo Donadi presenta qui sulle nostre colonne la proposta di legge in 4 punti per una classe politica finalmente pulita. Sentiamo.

 

Nella foto, Filippo Penati

di Massimo DONADI*

 

Cricche, consorterie, camarille sono diventate le vere padrone occulte d’Italia.

La commistione tra politica e affari si fa sempre più maligna, maleodorante per chi vorrebbe pulizia in politica. Controllano affari, dirigono appalti, muovono soldi e persone. Un degrado politico e morale che, un Paese che sta affrontando faricosamente la crisi economica, non puo’ permettersi. Di P4, case pagate all’insaputa dei proprietari, sottosegretari in odor di camorra, politici banchieri, traffici, scandali di governo, corruzioni varie abbiamo scritto spesso. Ed e’ sempre emerso un dato chiaro: il berlusconismo, con i suoi continui attacchi alla magistratura, ha dato legittimità politica al malaffare e coperto la Casta.

La corruzione si è estesa come una macchia d’olio nel mare. E ha colpito trasversalmente. Il caso Penati sta portando alla luce elementi gravi su cui si deve riflettere, senza fare sciocche e offensive difese di schieramento. La poltica deve fare pulizia al proprio interno e Italia dei Valori ha proposto una legge con suoi articoli: 1) chi è stato condannato con sentenza passata in giudicato non può essere candidato; 2) chi è stato rinviato a giudizio per reati gravi contro la Pubblica Amministrazione non puo’ assumere incarichi di governo. E si puo’ anche andare oltre; 3) il funzionario che è stato condannato per reati contro la Pubblica Amministrazione deve essere espulso; 4) chi ha corrotto non puo’ fare affari con lo Stato e non puo’ partecipare a gare pubbliche.

Ripresenteremo in Parlamento queste proposte e lanciamo una sfida a tutti gli altri partiti (compreso il Pdl di quell’Alfano che parlò di “partito degli onesti”…) a sostenerle. L’Italia dei Valori è nata proprio per rinnovare e ripulire la politica italiana. E questo e’ il momento giusto.

 

 

MASSIMO DONADI*

*capogruppo alla Camera per l’Italia dei Valori

 

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