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***DL ANTICRISI***UNA MANOVRA FIGLIA DI NESSUNO di MASSIMO DONADI*

agosto 27, 2011 di Redazione 

Crisi globale. Malgrado la crisi si arrivata in casa e non si sappia ancora con quali modalità verrà affrontata, al meeting di Cl di Rimini il ministro dell’Economia torna a parlare della crisi globale, spiegando che «finora ha una dimensione non nota nell’esistente». Tremonti evita di assumersi direttamente le responsabilità che spettano ad un rappresentante del governo e punta il dito sulla gestione, degli altri: «Troppi governi hanno pensato fosse solo un ciclo». Invece è tutt’altro che finita: «Non c’è ancora il game over della crisi, siamo ancora dentro dove i mostri si avvicendano». La crisi finanziaria, precedente a quella attuale, «è stata gestita utilizzando per i salvataggi i debiti pubblici –spiega il ministro– e paradossalmente la medicina è diventata il malato». E sulla Grecia? «È un problema di sistema, profondo. Ma limitato al passato». Il titolare di via XX settembre sembra non voler annoverare l’Italia come prossima Grecia nell’effetto domino della crisi, cosa che invece gli opinionisti d’oltralpe denunciano da mesi. Il tesoriere è ottimista(?) e guarda all’Europa in cerca di una soluzione: «Il tempo degli eurobond sta arrivando». Il ministro Tremonti torna così ad insistere sull’idea dei titoli di Stato europei: «È un’idea forte. E sbaglia chi sostiene che con gli eurobond ci guadagnano Italia e Spagna e non la Germania». Lo ribadiamo: non una parola sulla nostra crisi. Nulla sulla nostra manovra per contrastarla. D’altronde sembra sempre più difficile farlo, visto che ormai la fisionomia del dl assume pose camaleontiche a seconda di chi prenda la parola. «Ciò che vale al mattino non ha più senso il pomeriggio» rimprovera qui sulle nostre colonne Massimo Donadi, e così la manovra viene esposta alla critiche di tutte, e alla difesa di nessuno. All’interno, di MASSIMO DONADI*.

Nella foto, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti

di Massimo DONADI*

 

Il governo balla. Balla coi numeri e con le proposte per la manovra. Ciò che vale al mattino non ha più senso il pomeriggio. E meno male che serve senso di responsabilità e rigore. Il governo è riuscito a battere se stesso ed ha raggiunto vette ancora più alte di cialtroneria politica rispetto a quelle cui ci aveva abituato, che pure sembravano inarrivabili.

Più che una manovra, questo testo sembra sia diventato una lotteria mattutina. Ogni giorno, infatti, qualcuno lancia la sua proposta dalle pagine dei giornali (forse prima di fare un’intervista pescano un bussolotto), partecipando al gioco di chi la spara più grossa.

Così finisce che questa manovra (pessima) è figlia di nessuno, non ha padri politici. Tutti la criticano, nessuno la difende. Neanche Tremonti e Berlusconi.

Non si gestisce così il Paese in una situazione di crisi, con il rischio di attacchi speculativi. In tutto questo marasma c’è una buona cosa. Maroni ha detto che ci sarà una riduzione o persino l’azzeramento dei tagli dei trasferimenti di fondi agli enti locali che, in questo modo, potranno continuare a fornire servizi ai cittadini. Speriamo siano parole con un minimo di fondamento.

 

MASSIMO DONADI*

*capogruppo alla Camera per l’Italia dei Valori

 

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